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Sevel. Non cali il silenzio sulle condizioni di lavoro disumane

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La vicenda dell'operaio della Sevel di Val di Sangro, costretto a urinarsi addosso dopo aver chiesto più volte inutilmente il permesso di recarsi in bagno, ha avuto e continua ad avere un discreto eco sui media.
Lo sciopero proclamato dalle RSA di USB ha ottenuto una partecipazione molto alta tra le lavoratrici e i lavoratori ed ha avuto il grande merito di riportare l'indignazione sul terreno concreto della denuncia e del contrasto alla fabbrica disumana.
L'inaudita gravità di quanto accaduto mostra tuttavia solo la punta dell'iceberg rispetto a quanto succede negli stabilimenti Fca.
L'azienda ha chiesto formalmente scusa al lavoratore tuttavia, al momento, non ci risultano iniziative tese a impedire che un capetto possa nuovamente esercitare il suo arbitrio persino sui bisogni fisiologici dei lavoratori.
La ragione è molto semplice. Non siamo davanti semplicemente ad un singolo episodio, ne' alle bizzarrie di un ottuso preposto aziendale, quanto piuttosto alle conseguenze di un modello che dall'alto in basso esercita tutto il suo potere coercitivo per sfruttare all'inverosimile gli uomini e le donne che producono ogni giorno furgoni, realizzando straordinarie performance per il gruppo capitanato da Marchionne.
Volano i profitti e sono tutti frutto della durezza delle condizioni di lavoro imposte da un modello, Ergo-Uas ,che disciplina tempi e movimenti umani, trasformando in automi i lavoratori per poi romperli e privarli della propria umanità.
Nel 2010 Marchionne impose con il ricatto il Contratto Collettivo Specifico di Lavoro a tutto il gruppo dell'allora Fiat grazie all'accordo della vergogna con il sindacalismo complice.
Quasi sette anni di applicazione hanno mostrato sino in fondo la violenza di quel modello.
Nei prossimi giorni riuniremo tutte le nostre RSA, gli/le attivisti/e che lavorano nel gruppo con l'obbiettivo di fare il punto sulla situazione e decidere una serie di iniziative.
Ora non può calare il silenzio, noi non ci fermeremo fino a quando al lavoro sarà restituito il valore e la dignità che merita e che nessun mercato o profitto può cancellare.
 

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