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21/22 ottobre: un blocco sociale in piazza, una richiesta di rappresentanza politica

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Il 21 con lo Sciopero Generale ed il 22 Ottobre con il NORENZIDAY sono state giornate entusiasmanti. La due giorni ha visto mobilitarsi decine di migliaia di lavoratori, settori proletari e giovani che si sono presi la responsabilità, con il "Coordinamento No sociale", di dar vita alla vera apertura della campagna referendaria di massa in alternativa alla mobilitazione del PD per il SI della prossima settimana ed a supplenza della latitanza dei “Comitati per il NO”, che finora non hanno avuto il coraggio politico di chiamare alla mobilitazione quel popolo della sinistra evocato solo nelle trasmissioni televisive.

Ma la lettura di queste due giornate “toste” di lotta va fatta non solo alla luce dell’evento politico legato al Referendum del 4 Dicembre ma anche come parte di un percorso più ampio che si sta costruendo nel paese, seppure siamo ancora alle prime battute. Le due giornate hanno visto il protagonismo del lavoro dipendente stabile ma anche la mobilitazione di ampi settori di lavoratori precari ed immigrati, dei servizi, dell'agricoltura e dell’industria, cioè quel mondo del lavoro “moderno” e neoschiavistico che le continue ristrutturazioni industriali ed economiche hanno prodotto in questi anni. Ma sono scesi in piazza anche settori diffusi della sinistra per il NO, partiti ed organizzazioni politiche, settori giovanili in lotta nelle scuole e nelle università, insomma si è visto un blocco sociale che a nostro modo di vedere è alla ricerca di rappresentanza politica.

D’altra parte questo era l’obiettivo a cui mirava la “Piattaforma Sociale Eurostop”, di cui fa parte anche la Rete dei Comunisti, che da Maggio ha iniziato a lavorare pazientemente per costruire questo passaggio che si è ora trasformato in verifica pratica e politica. Ma l’esito positivo non è stato solo il prodotto dell’attenzione politica prestata al percorso di costruzione delle iniziative di lotta, ma anche  il risultato di un processo profondo che a volte viene ignorato per scelta politica ma che sta modificando le condizioni dell’agire delle forze di classe nel nostro paese.

Questo  processo nasce direttamente dalla devastante costruzione dell’Unione Europea che, con le proprie politiche sociali e con la competizione globale che va sostenuta anche nei confronti degli Stati Uniti, deve spostare sempre più risorse produttive e finanziare su questo versante, eliminando ogni possibile mediazione sociale e possibilità di contrattazione con la forza lavoro. Questo logoramento di ogni margine di mediazione sta conducendo in modo confuso, ma sempre più evidente, ad un processo di politicizzazione delle classi sociali subalterne che oggi si esprime ancora tramite l’astensione o il voto al M5S. Questo stesso processo può divenire il terreno a partire dal quale ridare ruolo e funzione generale al movimento di classe, e dal nostro punto di vista anche ai comunisti, ed alle ipotesi politiche antagoniste, per contrastare quelle forze di destra che possono costruire le loro fortune su una rabbia indistinta che si alimenta nella società come accade in Francia con il Fronte Nazionale ed in altri paesi europei e non solo.

La reazione sia del presidente del consiglio, che si è scomodato a sminuire lo sciopero generale, sia dei suoi scendiletto come Fabrizio Rondolino sull’Unità (povero Antonio Gramsci!) o Aldo Grasso critico televisivo del Corriere della Sera (e per ultimo affaritaliani.it), sono per noi un'inaspettata e gradita conferma della funzione che queste due giornate stanno avendo dentro la vicenda referendaria, ma con la coscienza che possono incidere in uno scontro che ha carattere strategico per i rapporti di forza tra le classi in questo paese.

Se questa è la direzione su cui lavorare è bene impegnarsi per una stabilizzazione di questa prospettiva che veda il consolidamento di un nuovo sindacalismo indipendente, radicato nel presente mondo del lavoro ma anche nell’identità del movimento operaio del nostro paese, nel coinvolgimento di settori sociali sempre più ampi e, in sintesi, nella costruzione di un moderno blocco sociale antagonista. 

In questo contesto la Rete dei Comunisti ritiene necessario far emergere una rappresentanza politica delle classi subalterne che oggi non trova spazio dentro il quadro politico istituzionale del paese ed ancora meno in quello dell’Unione Europea, corpo sempre più estraneo e nemico dei settori di classe e dei popoli europei. 

 

Rete dei Comunisti, 24 ottobre 2016 

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