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Strage di Bologna. Di nuovo indagato Cavallini, ma nulla cambia

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La strage di Stato più sanguinosa del dopoguerra ha visto comminare condanne a tre fascisti dei Nar (Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini). Una serie di sentenze confermate dalla Cassazione, ma che non hanno mai convinto del tutto.

La Procura di Bologna ha poi riaperto le indagini su Gilberto Cavallini, altro membro dei Nar, ergastolano rinchiuso nel carcere di Terni. Lo ha fatto quasi come “atto dovuto”, dopo che i familiari delle vittime – quasi due anni fa – hanno depositato un dossier da cui emerge che avrebbe fornito assistenza logistica (appartamenti-rifugio, fondamentalmente) ai tre fascisti condannati in via definitiva. La Procura ha ora notificato all’unico indagato la chiusura delle indagini, quindi si andrà a processo.

Comunque vada, questo non sembra poter aggiungere granché alla verità giudiziaria (l’accusa è minimale, specie per un detenuto già condannato all’ergastolo), mentre non modificherà di una virgola quella politica fin qui imposta e accettata dall'establishment: strage fascista. E basta.

Il dossier è stato presentato da Paolo Bolognesi (deputato del Pd), presidente dell'Associazione familiari vittime della strage di Bologna. Composto soprattutto di atti derivanti di vari processi, fa nomi e cognomi di presunti mandanti, complici e strutture di una 'insurrezione armata' contro lo Stato. Parte interessante, politicamente, ma di cui non si sa praticamente nulla, tranne che un filone delle indagini, riguardante militari e con l'aggravante dell'Alto tradimento, è stato da tempo trasferito a Roma.

La sentenza per la strage non ha mai soddisfatto nessuno.

Non i fascisti condannati, ovviamente, che comunque hanno scontato la condanna (finita in cumulo con altri ergastoli meritati per altri omicidi) e sono tornati da tempo in libertà (non ce ne scandalizziamo, perché esiste una legislazione che lo permette, anche se viene applicata in modo molto differenziale; diversi compagni, per esempio, sono ancora in galera).

Più interessanti le altre insoddisfazioni. Quella dei familiari ha infinite ragioni, ma è stata fin dall’inizio politicamente “sequestrata” dall’allora Pci, poi Pds, poi Ds, poi Pd. Quindi distorta secondo la ridicola lettura data da quel partito dei cosiddetti “anni di piombo”, una sorta di pentolone misteriosofico in cui cercare la verità è impedito per principio.

L’insoddisfazione nostra è di tutt’altro genere. La strage di Bologna è stata una strage di Stato molto più della stessa Piazza Fontana. In quella del 1969, infatti, l’uso di fascisti come manovalanza è stata evidente fin dal primo momento a tutti (si riveda l’istant book La strage di Stato, scritto da un gruppo di compagni attivissimi nelle controinformazione, coordinati dal compianto avv. Edoardo Di Giovanni). Il tentativo di coprirla da parte dei servizi segreti fu raffazzonato e presuntuoso (“tanto le indagini le facciamo noi…”), al punto da portare all’incriminazione di un bel gruppazzo di ufficiali di alto livello. Nulla sui vertici della Dc, veri mandanti…

In quella di Bologna, invece, tutti hanno subito puntato l’indice su un gruppetto di assassini fascisti noti fin lì solo per l’uccisione di compagni a casaccio e i “regolamenti di conti” interni al sottobosco di estrema destra di quegli anni. Un gruppetto, peraltro, che non aveva fatto mistero di muoversi in aperta polemica con il vecchio stragismo fascista alle dipendenze della Cia e del Sid italiano. Un gruppetto insomma che voleva apparire “indipendente”.

I tentativi depistaggio da parte dei servizi sono stati innumerevoli, come al solito. Ma in quel caso sono apparsi più orientati alla propria difesa che non alla “copertura” di qualche massacratore in outsourcing. Tentativi ripetuti anche con supporto internazionale, come quando il Mossad si impegnò a fare circolare nelle redazioni dei quotidiani italiani una “narrazione” iperfantastica, incolpando di fatto i palestinesi, che avrebbero cercato vendetta per l’arresto di un loro militante durante un trasporto d’armi (peraltro condannato con una pena lieve e presto scarcerato). Veniva allora indicato persino l’autore: un cittadino tedesco con limitate esperienze lottarmatiste in gruppi minori, di passaggio in quei giorni per l’Italia e mai ricercato né per questo né per altro.

Insomma – senza voler qui ricostruire dettagliatamente i retroscena di una strage per cui si sono rivelati insufficienti libri e processi – quanto basta per dire che “forze potenti” (governi interi, a voler esser chiari) si sono sempre mossi per impedire qualsiasi accertamento della verità. E giova ricordare che nei governi succedutisi in questi quasi 40 anni il Pd (e sigle precedenti) ha avuto un grande peso, ministri dell’interno e sottosegretari con delega al controllo dei servizi segreti. Con un pizzico di buona volontà, insomma, avrebbero potuto far aprire qualche armadio…

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2 Commenti


  • Daniele

    Ma figuriamoci se il PD (il PD!) ha buona volontà, ormai la distanza tra PD e NAR è insignificante (vedi Jobs Act, Legge Fornero e cose simili); la gente non la si ammazza solo con le bombe, basta creargli un clima che spinge al suicidio, tipo ancora 10 anni lavoro e poi FORSE la pensione (FORSE!)!!!!!!!!!!!!!!!


  • Gianni Sartori

    "Un gruppetto, peraltro, che non aveva fatto mistero di muoversi in aperta polemica con il vecchio stragismo fascista alle dipendenze della Cia e del Sid italiano. Un gruppetto insomma che voleva apparire “indipendente”."

    Non entro nel merito della questione Bologna. Ricordo solo che da Padova, dove si trovavano i soggetti incriminati (tra le bancarelle in Piazza del Santo, dissero) si arriva velocemente a Bologna, sia in auto che in treno.

    Colgo invece un “eccesso di benevolenza" nei confronti dei NAR, queste guardie bianche del capitalismo. Mi ricorda, per altrettanta eccessiva benevolenza, un'intervista di Radio popolare, poi trasmessa, in cui si consentiva a Cavallini di paragonarsi sfrontatamente a CHE Guevara.

    Davvero anche tra i compagni c'è chi crede alla buona fede di Fioravanti, Mambro e camerati? Alla favola dello "spontaneismo armato? Alla “aperta polemica con il vecchio stragismo etc” ?
    E cosa pensare allora di tanti omicidi su commissione? Da Pecorelli a Fausto e Jaio; dalla tentata strage a Radio Città Futura a quella contro la sezione del PCI dell'Esquilino; dall'assalto alla casa del rappresentante dell'OLP a Roma a quello all'ambasciata libanese; dalla collaborazione con i falangisti in Libano (sicuramente a Tall el Zatar, forse anche a Sabra e Chatila) ai tentativi di camuffarsi come sostenitori della causa irlandese (v. Sordi…). Anche sull'uccisione di Mangiameli, un loro camerata, non si è mai capito molto. Sapeva forse qualcosa su Bologna?

    Per non parlare poi di quella che possiamo considerare ordinaria amministrazione per dei fascisti: l'assassinio di compagni come Walter Rossi, Roberto Scialabba, Gaetano Amoroso…

    Non sarebbe meglio chiedersi per conto di chi agiva veramente questa banda, una via di mezzo tra le SAM (quelle di Esposti, Nardi e Angeli) e la “Uno bianca”?

    Uno dei loro compiti, ne fossero o meno consapevoli (ma penso che lo fossero), era quello di alimentare la confusione, per far sì che di ogni ribellione (autentica o manovrata) si facesse un “fascio”. Per confermare la tesi democristiana della convergenza tra “opposti estremismi”. Sarà stato per caso che talvolta firmavano le loro imprese con simboli altrui come fecero con la stella a 5 punte (a Padova)? Cos'era? Un depistaggio o una goliardata? Alcuni di loro, come Fioravanti, hanno avuto pure la sfrontatezza di definirsi “anarchici” (di destra?!?).

    In realtà il loro ruolo è stato sostanzialmente identico a quello delle squadre della morte spagnole (BVE, GAL… contro la sinistra rivoluzionaria basca) e di quelle lealiste (UVF, UFF… contro i repubblicani irlandesi).
    E' lecito sospettare che queste imitazioni nostrane dei Corpi Franchi godessero di coperture in alto loco e non si esclude che fossero sul libro-paga di Gelli. Poi, diventati ormai fuori controllo, sono stati scaricati. Almeno in parte.

    Certo. Tra i libri di Rao e Telese, le dichiarazioni dell'ex piellino Sergio D'Elia (“i NAR in fondo erano la Prima Linea di destra”, ha detto. Non si capisce se l'affermazione fosse più demenziale o surreale) e altre amenità (viene in mente la prima copertina del libro di Bianconi su Fioravanti “A mano armata” dove una mano simula un simbolo dell'Autonomia Operaia, quello della P38) la confusione che si è saputo creare è notevole. Ma quella della "aperta polemica con il vecchio stragismo" potevate risparmiarcela. Certe battute meglio lasciarle a Wikipedia.

    GS

     

     

     

     

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