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La “sinistra” sull’uscio delle consultazioni per il nuovo governo

L’incarico affidato dal presidente Mattarella alla presidente del Senato Casellati, sembra essere una missione esplorativa con un solo scopo: verificare se esistono i presupposti per una maggioranza tra la coalizione di centrodestra e Movimento 5 Stelle, entrambi non autosufficienti per formare un governo.

Domani la presidente del Senato dovrà ripresentarsi al Quirinale per riferire i risultati dei suoi colloqui. Se la missione della Casellati si chiuderà con un fallimento, il capo dello Stato si prenderà altre 48 ore di riflessione. Poi avrà a disposizione come alternativa, quella di affidare un ulteriore mandato esplorativo alla terza carica dello Stato, Roberto Fico, ma l’opzione non è automatica.

Nel Pd continua a prevalere l’opzione di Renzi che si è arroccato su un Pd come “partito di opposizione”. Per prendere in esame altre opzioni, inclusa quella di un governo con il M5S, i dirigenti del Partito Democratico hanno sempre preteso che Di Maio rinunci alla premiership, il che non esclude che potrebbe essere disponibile ad un incarico affidato a Fico.

Nei residui della “sinistra residuale”, la situazione appare ancora più depressa. Dentro Liberi e Uguali si confrontano a distanza due opzioni.

La prima, sostenuta da Bersani e da Roberto Speranza, pensa di andare avanti con LeU, trasformandola in una sorta di federazione costruendo un quarto polo insieme a Sinistra Italiana e Possibile.

La seconda, invece, è esplicitata in un documento firmato da Pietro Folena e Simone Oggionni e sostenuto dal presidente della regione Toscana Enrico Rossi confida invece su un Pd “derenzizzato” per fondare “Un nuovo soggetto laburista, europeo, moderno, popolare, radicale, con una vocazione naturale al governo”. Oppure lavorare alla costruzione di un nuovo partito socialista comunque alleato di volta in volta al Pd.
Il quotidiano La Repubblica riferisce di una riunione a porte chiuse promossa da D’Alema con Andrea Orlando, Nicola Zingaretti, Gianni Cuperlo, Luigi Zanda, nella quale D’Alema punterebbe all’avvio di un governo tra M5S, Pd e LeU.
Sempre secondo La Repubblica, Sinistra Italiana prosegue il suo percorso interno a LeU ma tra mille malumori interni, “perché una componente interna guarda invece a Potere al popolo”, dove spera di trovare attenzione nella parte residua del partito degli assessori (il “morto che cerca di afferrare il vivo”), ma incontra una palpabile ostilità da parte degli attivisti che hanno dato vita a Potere al Popolo come esperienza politica e sociale alternativa e antagonista in rottura con questo passato.

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