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A Vittorio Arrigoni

Restiamo Umani

A Gaza la morte ha molte facce.
Ha la faccia del profitto che non si ferma neanche davanti agli sguardi impauriti dei bambini, la faccia del terrore di chi sente il boato delle bombe e trattiene il fiato.
La faccia dell’ignavia di chi preferisce girarsi dall’altra parte per non decidere da che parte stare
Ha la faccia delle case vuote, orfane di amore e di vita.

A Gaza ogni giorno muoiono bambini e uomini e donne nei raid incessanti, nel freddo della notte, nel silenzio spettrale di una città rasa al suolo.
Con i suoi scheletri che erano palazzi e i corpi ammassati nella terra e il pianto senza fine delle sue creature innocenti.

Ma a Gaza c’è anche che si aggrappa alla vita, chi lotta per sopravvive all’orrore.
E i mercati sono pieni di persone che cercano viveri, tra le strade i carretti trainati da animali affaticati dalla carestia e le donne che cuociono il pane. E poi i bambini e i ragazzi, per loro Gaza è casa ,è patria ma anche fatica, paura e dolore.
A Gaza c’è chi celebra il matrimonio durante la tregua. In un rifugio.
A Gaza si continua a nascere e il grido di un neonato supera il rumore delle bombe e anche la paura.
Perché la vita è più potente, sempre.

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