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Cronache dal terremoto

Intervista a Mario Di Vito, giornalista, collaboratore di varie testate tra cui il manifesto, realizzata da Radio Città Aperta.

Buongiorno Mario.

Ciao, buongiorno.

Questa mattina abbiamo visto su il manifesto una serie di tuoi articoli che facevano una panoramica della situazione delle condizioni di diversi territori alle prese con le conseguenze del sisma, forse anche le conseguenze delle scosse di ieri… tutto ciò unito al tempo, a questa quantità di neve che forse ha messo in evidenza una serie di difficoltà di gestione della struttura della Protezione Civile. Non so, è una impressione che ci viene anche dai contatti che abbiamo avuto, con qualche testimone che purtroppo non ha potuto collegarsi con noi per motivi di linea telefonica. Tu che impressione hai, come si sta sviluppando la situazione nelle zone che hai potuto naturalmente verificare con i tuoi occhi?

Ieri sono stato nell’ascolano principalmente, fino alla zona della montagna, anche se era difficile poi salire oltre ad un certo punto. Perché il problema di questi giorni, più che le scosse di terremoto, che certamente hanno destato più di qualche preoccupazione, ma hanno fatto tutto sommato pochi danni, il problema è stato il maltempo, la neve. La neve soprattutto perché è stata una nevicata in un certo senso straordinaria, si dice la più grande dal 1956. Aveva cominciato a fare danni anche prima del terremoto di ieri, in realtà. Dopo di che, con le nuove scosse – le tre scosse della mattina, più quella del pomeriggio, e le decina di repliche che poi sono andate in scena fino a sera e continuano ancora adesso – tutte le operazioni di soccorso, di aiuto, di recupero (anche per i sopralluoghi e cose del genere) sono state estremamente complicate. Dopo di che si è creato l’allarme per le valanghe. In Abruzzo la situazione si è fatta drammatica, con quell’albergo sotto il Gran Sasso che ci sono volute ore perché i soccorsi riuscissero ad arrivare e ancora adesso sono lì; e nessuno se la sente di fare una stima di quante vittime possano esserci. Sono 30 i dispersi e non si sa ancora bene quanti di questi potrebbero essere morti, perché i soccorsi non hanno voluto fare stime e anche adesso, nelle varie agenzie che escono, e i collegamenti con televisioni e radio, non si azzardano stime. Però la situazione è veramente drammatica. C’è questo albergo, peraltro anche abbastanza grande, ai piedi del gran Sasso, che è stato completamente travolto da una valanga di neve. Anche se non si sa se si sia staccata in conseguenza del terremoto o del maltempo stesso, perché la quantità di neve che ha buttato giù in questi giorni ha veramente dell’incredibile. Questo è anche quello che rilevano comunque la maggior parte dei sindaci impegnati sul territorio.

Quindi esiste un problema di disponibilità di mezzi e di strutture per intervenire in modo funzionale? Oppure…

E’ soprattutto il solito discorso: è una mancanza di prevenzione. Perché nell’emergenza è chiaro che tutti quanti più che raddoppiano gli sforzi, li triplicano, li quadruplicano, li centuplicano veramente. E’ un problema di prevenzione. Che sarebbe nevicato d'inverno, sull’Appennino, non può essere una sorpresa per nessuno. Si sa che d’inverno in montagna il clima è rigido e facilmente nevica. Anche se avesse fatto un metro di neve in più rispetto al normale, non è che cambia molto. La verità è che ci si è arrivati molto impreparati. Cioè, sta venendo fuori che la gestione di questo post terremoto, nei mesi, è stata piuttosto lacunosa, malgrado l’apertura di credito verso il commissario alla ricostruzione, ed anche verso il governo, la regione, sia stata grande in un primo momento. Dopo i disastri gestionali dell’Aquila, ci si aspettava qualcosa di meglio. Ma in realtà è venuto fuori come un dramma vero quello degli allevatori. Gli allevatori, che sono un po’ la colonna economica di queste zone, stanno vedendo morire di freddo tutti i loro animali. Questo non dipende dal terremoto, dipende dal fatto che in cinque mesi dal sisma è stato completato soltanto il 15% delle strutture di protezione. A questo ci dovevano pensare comunque

il governo, il commissario, la regione ecc. e giù a cascata. La gestione è drammatica, ma è drammatica al di là dei fatti di ieri.

Diciamo che i fatti di ieri hanno semplicemente amplificato una situazione di emergenza che sta venendo fuori in tutta la sua gravità…

Oggi ha fatto un titolo secondo me buono il Fatto Quotidiano, cosa che dico raramente. Diceva: “Solo il terremoto si è ricordato dei terremotati”. Che è vero…


 

Il tema della prevenzione sta venendo fuori in modo abbastanza significativo. Tu che impressioni hai avuto? In questi mesi ti sei mosso parecchio nelle zone, soprattutto in quelle relative alle Marche. Ti risulta, al netto dell’emergenza neve, che sia effettivamente andata così oppure c'è stata anche un po’ di propaganda… Ricordiamo che sotto il governo Renzi la comunicazione di quanto tutto fosse efficiente è stata abbastanza insistente.

Di propaganda ne è stata fatta veramente tanta e molti degli interventi annunciati non sono stati realizzati. Ripeto, il discorso è quello di prima, nel senso che chiaramente il “non vi lasceremo soli” – la frase che hanno ripetuto un po’ tutti i vari esponenti del governo, ma anche lo stesso Mattarella, tutti quelli che sono passati nelle zone del terremoto – sono rimaste parole al vento. Al netto del problema di chi ha scelto di vivere magari in camper, in roulotte, nelle proprie zone in condizioni assolutamente disagevoli … però non si può fare una colpa a qualcuno di non aver voluto lasciare quella che è casa sua. La situazione è veramente difficile ed è veramente gestita in maniera non buona. E’ impossibile promuovere l’operato del commissario e del governo, perché c’è anche un problema di sovrapposizione di competenze. Su questo terremoto ci stanno lavorando: il governo che ha fatto il decreto, le quattro regioni – Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo – il commissario, più tutte le province che spesso entrano in contrasto tra loro… Ci sono comuni che avevano autorizzato l’autocostruzione e poi la regione Marche ha dovuto stoppare tutto perché era in violazione della legge urbanistica regionale; quindi uno non può costruirsi una casetta in legno, pagandosela, nella sua proprietà, perché non è conforme al piano regolatore. Un disastro. Ordini contraddittori… La situazione è questa.

Bene Mario noi per il momento ti ringraziamo, magari ci aggiorniamo nei prossimi giorni qualora tu avessi altre informazioni. Grazie per il tuo lavoro. Buona giornata.

Ciao.

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