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Nuovo focolaio tra i lavoratori della logistica nel bolognese

“Ne abbiamo uno in una comunità e un altro in un’azienda”, poi la precisazione: “Nessun focolaio a Casalecchio”. Sono queste le parole di 4 giorni fa dell assessore regionale alla sanità Raffaele Donini in conferenza stampa all ospedale S. Orsola, parlando di due nuovi focolai emergenti nel bolognese.

Ieri i casi positivi al covid identificati sono saliti a 64, tra i dipendenti della Brt (ex Bartolini) e i loro familiari. Ma tra sintomatici, asintomatici, ricoverati (fino a ieri “soltanto”2) e persone potenzialmente infette, sono quasi 200 le persone che sono o saranno messe in isolamento domiciliare.

Numeri in evoluzione, come siamo tristemente abituati a sentire, ma subito il direttore dell auls di Bologna si è affettato a dire che i lavoratori “hanno contattato tardivamente il medico”. “Le regole, in magazzino, non venivano rispettate in modo sistematico. Abbiamo notato che, qualche volta, le persone non usavano la mascherina e non rispettavano la distanza di sicurezza di un metro. Non è che non venisse usata la mascherina in generale, ma veniva usata in modo saltuario, quindi non in modo corretto”, continua Pandolfi.

Se questo sia un modo per spezzare una lancia in favore delle responsabilità dell’azienda, altrettanto si dovrebbe fare in favore dei lavoratori, la cui unica colpa è quella di lavorare in uno dei settori a più alto sfruttamento del lavoro.

Turni di lavoro sottopagati, condizioni di sicurezza nei magazzini della logistica, ricatti continui per mantenere un posto di lavoro precario e subappaltato. Sono queste le condizioni in cui i lavoratori sono costretti a scegliere tra il salario e la salute.

Evidentemente, se i casi risalgono nei luoghi di lavoro, qualcosa nel sistema continua a non andare..

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