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“Gloria à tè Yvan”: la Corsica piange un suo figlio prediletto

La sera di lunedì 21 marzo, Yvan Colonna, è deceduto all’Ospedale di Marsiglia Nord in cui era stato ricoverato in seguito all’aggressione al carcere di Arles in cui era detenuto.

Il corpo del militante indipendentista ha raggiunto l’isola mercoledì sera e le sue esequie si terranno venerdì nella sua città natale a Cargèse, un giorno che differenti realtà indipendentiste propongono diventi di lutto nazionale.

Per la Corsica tutta sono stati giorni di lutto e di raccoglimento unitario, per una morte la cui responsabilità viene legittimamente imputata allo Stato francese.

Il suo decesso avviene dopo la visita di tre giorni, la scorsa settimana, del Ministro dell’Interno francese Gérald Darmanin, mandato sull’Isola per avviare un dialogo con gli eletti e i principali soggetti politici corsi, in seguito alle mobilitazioni che hanno avuto come motivo scatenante proprio l’aggressione a Colonna, ed avviare rapidamente trattative sullo status della Corsica che dovrebbero portare ad un accordo entro la fine dell’anno.

Le reazioni alle proposte del Ministro erano state contrastanti, con una apertura di credito da parte di Gilles Simeoni di Femu a Corsica, attuale Presidente del Consiglio Esecutivo della Corsica, nonché uno dei difensori di Colonna al processo contro il “commando Erignac”, e una sostanziale insoddisfazione da parte delle forze di opposizione indipendentista e dei membri del neonato collettivo unitario che aveva rilanciato la mobilitazione e annunciato una ennesima mobilitazione ad Ajaccio, dopo quella di Bastia e di Corte.

Il PNC, Core in Fronte e Corsica Libera erano tra le forze che avevano deciso di non sottoscrive alcun impegno con Parigi, giudicando i termini della proposta govenativa non adeguati rispetto alle rivendicazioni avanzate in queste settimane.

Ma il lutto per Yvan ha come sospeso, per ora, l’agenda politica del movimento indipendentista; anche i blocchi degli agricoltori alle principali raffinerie dell’Isola, per protestare contro il caro-carburante, sono stati tolti in segno di rispetto per l’indipendentista deceduto.

Yvan è stato un simbolo della lotta indipendentista corsa, specie per le nuove generazioni che hanno animato queste settimane di protesta sull’Isola; generazioni, è bene ricordare, nate dopo l’episodio per cui Colonna è stato condannato.

Nato ad Ajaccio il 7 aprile del 1960, lascia l’isola durante l’adolescenza per Nizza, dove si diploma e studia per diventare professore di educazione fisica, come il padre.

Ma il suo amore per la sua terra lo fa tornare in Corsica all’età di 21 anni, nel paese natale nel Cargèse, lasciando gli studi  per dedicarsi – dopo vari lavori – alla pastorizia ed impegnarsi politicamente come membro di A Cuncolta Nazionalista.

Sospettato dalla polizia di essere un membro del Fronte di Liberazione Nazionale Corso (FLNC), ha ammesso semplicemente di essere stato un “militante politico” fino ad inizio degli Anni Novanta per poi dedicarsi al figlio appena nato, alla famiglia ed alla sua attività di allevatore…

Il suo nome rimane pressoché sconosciuto fino alle indagini successive all’omicidio del prefetto Claude Erignac, avvenuto il 6 febbraio del 1998, che lo portano a quattro anni di latitanza – era stato dichiarato ricercato il 22 maggio del 1999 – ed una caccia all’uomo che termina con il suo arresto, nel luglio del 2003.

Viene condannato all’ergastolo in tre differenti gradi di giudizio, tra cui quello definitivo nel 2011.

Si è sempre dichiarato innocente, e si rivolgerà inutilmente alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ritenendo di non essere stato trattato in maniera equa dalla giustizia francese.

Colonna ha sempre negato il suo coinvolgimento: “non ho mai ucciso nessuno, non ho mai pensato di uccidere qualcuno”, ha insistito durante il suo ultimo processo, così come ha sempre rivendicato le sue convinzioni politiche indipendentiste.

Verrà imprigionato prima a Fresnes, poi a Tolone ed in ultimo ad Arles, classificato come “détenu particuliérment segnalé” (DPS), insieme agli altri due militanti (Alessandri e Ferrandi) condannati per l’omicidio Erignac.

Il sistema giudiziario francese aveva sempre rifiutato la loro de-classificazione e quindi la possibilità di avvicinamento alle proprie famiglie, scontando la pena nel carcere di Borgo sull’Isola.

Dopo l’aggressione, prima a Colonna e poi agli altri due prigionieri corsi, è stato tolto lo status di DPS, sospendendo la pena per “motivi di salute.”

Le vicende dell’aggressione a Colonna su cui sono state aperte varie inchieste sollevano una serie di dubbi  di non poco conto.

L’aggressore, Franck Elong-Abe, di 36 anni, nato in Cameroun, ex jihadista in Afghanistan, condannato a nove anni di prigione per “association des malfaiteurs terroriste”, era considerato aggressivo e pericoloso, ma era riuscito ad ottenere – in deroga alle norme vigenti per il suo regime carcerario – un ruolo di ausiliario sportivo che gli permetteva di spostarsi all’interno dell’edificio centrale della prigione di Arles. Ha sedici menzioni nel suo casellario giudiziale, compreso un tentativo d’evasione.

L’aggressione è avvenuta sotto l’occhio vigile delle telecamere ed è durata otto minuti, senza alcun intervento del personale che avrebbe dovuto “sorvegliarlo”, con uno strangolamento che è costato il coma e poi il decesso a Colonna.

Ora il “pastore di Cargèse” rientrerà nella sua amata isola, ritrovando quella pace che il desiderio di vendetta di uno Stato che l’ha disprezzato fino all’ultimo gli ha negato e che tutt’ora rimane sordo alla sete di giustizia di un popolo.

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3 Commenti


  • Giovanni

    Tiocfaidh ár la mo chara.R.I.P.


  • Renato Malara

    Mi spiace molto ,la responsabilità della sua morte ricade sulla Francia..
    7na Francia ipocrita , che con il suo Capo Macron continua a difendere ed esaltare la LOTTA PER LA LIBERTÀ DELL’UCRAINA e nello stesso tempo la nega al POPOLO CORSO che non ha NULLA A CHE SPARTIRE CON LA FRANCIA ED I FRANCESI……EVVIVA LA CORSICA LIBERA.


  • Gianni Sartori

    CORSICA ANCORA IN STATO DI AGITAZIONE

    Gianni Sartori

    Ormai sono passate due settimane dal decesso dell’indipendentista Yvan Colonna, ma l’indignazione del popolo corso per questa morte ingiusta non sembra attenuarsi.

    Anche la manifestazione organizzata ad Ajaccio nel pomeriggio di domenica 3 aprile si è conclusa con scontri e feriti (oltre una dozzina di manifestanti, alcuni gravemente).

    Alla testa del corteo, composto da varie migliaia di persone (4mila secondo le autorità, 14Mila per gli organizzatori), anche Stéphane Colonna, il fratello di Yvan. I manifestanti inalberavano un grande striscione bianco con il volto del militante scomparso e le scritte “Ci stiamo per risvegliare” e “Ho fiducia”. Frasi che Yvan avrebbe pronunciato in gennaio durante una conversazione con un altro detenuto, un indipendentista basco, nella convinzione che un giorno la Corsica avrebbe conquistato la libertà e l’indipendenza.

    Circa duecento giovani si erano presentati mascherati e con maschere antigas. Alcuni già con le molotov in mano. Gli scontri davanti alla Prefettura erano iniziati verso le ore 16 e proseguivano fin nel cuore della notte. La polizia ha utilizzato cannoni ad acqua, lacrimogeni e granate assordanti.

    Ad un certo punto, temendo una esplosione delle tubature del gas a causa dei numerosi incendi, sono intervenuti anche i pompieri e una trentina di persone sono state fatte evacuare.

    Sempre nel pomeriggio del 3 aprile, altri scontri si sono registrati a Furiani intorno alla caserma locale dei CRS e davanti alla prefettura di Bastia.

    Yvan Colonna, già in stato di morte cerebrale a causa della violenta aggressione subita da un altro detenuto, era morto il 21 marzo in un ospedale di Marsiglia.

    Così aveva commentato Femu a Corsica (il partito di Gilles Simeoni, presidente autonomista del Consiglio esecutivo dell’Isola di granito): “Yvan Colonna, patriota corso, vivrà in eterno. Saremo sempre al tuo fianco!”.

    Da parte sua Emmanuel Macron ha definito “inaccettabili” sia le violenze del 3 aprile, sia la presenza “di esponenti politici alla testa del corteo”.

    Minacciando, in caso di ulteriori disordini, di sospendere le discussioni in merito alla prevista autonomia per l’isola.

    Gianni Sartori

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