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I sionisti chiedono di “bruciare i libri”

I volenterosi sostenitori del genocidio non provano alcuna vergogna. Mentre il mondo – tranne i complici euro-atlantici, tra cui il nostro governo – inorridisce e progressivamente provvede ad isolarli, loro lavorano per cancellare non solo le prove del genocidio, ma anche qualsiasi prodotto che ne dia conto.

Probabilmente l’avrebbero fatto anche i nazisti, se avessero vinto la Seconda guerra mondiale. E in effetti i loro eredi/continuatori negano la shoah e i campi di sterminio. Nel presente dei sionisti, il genocidio è ancora in corso, da tre anni in diretta televisiva, ma loto – imperterriti – pretendono che non se ne parli, non lo si registri, non lo si qualifichi come tale.

Gli ultimissimi episodi riguardano i registi – israeliani – di Naza, che ha scioccato al Festival di Venezia. Yuval Abraham e Rachel Szor sono stati attaccati da ministri come Itamar BenGvir e Miki Zohar (alla “Cultura”), che ne hanno chiesto la revoca della cittadinanzaisraeliana accusandoli di “tradimento”.

In Italia, usata come “spazio vacanze” per la “decompressione dallo stress” dei loro assassini, con tanto di scorta digos per proteggerli dalle proteste, si “limitano” a chiedere che libri o film che parlano del genocidio siano quanto meno resi “invisibili” al grande pubblico.

Il passo ulteriore sarà probabilmente il rogo…

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Per dovere civico Sensibili alle foglie segnala la richiesta, pervenutaci tramite il provider che ospita a nostra libreria online, di rimuovere la pagina dedicata al libro Sionismo e nazismo facce della stessa medaglia, di Francesco Lazzeri, da noi edito nel 2025.

La richiesta è stata inviata al provider dall’Associazione Italiana Avvocati e Giuristi Ebrei e CoDe RTDSrl con la motivazione che “il contenuto è segnalato come incitamento o approvazione della violenza; incitamento all’odio e contenuti discriminatori su basi etniche o religiose, con particolare riferimento alle narrazioni antisemite; negazione o grossolana banalizzazione della Shoah; disinformazione che contribuisce alla diffusione dell’odio o alla giustificazione della violenza”.

Si tratta con tutta evidenza di una richiesta intimidatoria, intentata strumentalmente da soggetti provocatori, con lo scopo ultimo, probabilmente, di ottenere una causa civile attraverso la quale chiedere aleatori “indennizzi” in denaro.

Come editori siamo impegnati da trentasei anni a combattere l’odio e la discriminazione su basi etniche o religiose, e in questo quadro, il libro “Sionismo e nazismo facce della stessa medaglia” documenta come gli ebrei siano stati, nel corso della storia, vittime del sionismo oltre che del nazismo (e in generale dei Paesi europei).

In un tempo storico in cui la propaganda israeliana viene quotidianamente alimentata per impedire legittime critiche all’operato dello Stato di Israele, e a ridosso della discussione, nel parlamento italiano, del ddl che mira a equiparare |’antisionismo all’antisemitismo, non ci stupisce che venga presa di mira la pagina online del libro di Francesco Lazzeri, con il quale vi invitiamo a organizzare incontri in presenza per parlare della sua preziosa ricerca storica.

Tenuto conto che
a) in questo momento storico chi esercita fisicamente violenza e odio al di fuori di qualsiasi diritto internazionale è sotto gli occhi di tutti nella cronaca di ogni giorno;

b) la discriminazione su base etnica o religiosa in questo momento è in atto fisicamente contro i palestinesi e gli islamici, peraltro anch’essi provenienti da popolazioni di lingua semitica;

c) le radici dell’attuale regime di apartheid, di pulizia etnica e di pratiche genocidarie messe in atto da Israele risalgono all’ideologia sionista;

d) non si puo considerare disinformato un lavoro che presenta 58 pagine di fonti documentarie e di bibliografia di testi riconosciuti in tutto il mondo come testi di qualità

chiediamo a tutti e tutte di non dimenticare la Palestina e le indicibili violenze di cui sono ogni giorno bersaglio i palestinesi di ogni eta e genere, affermando con forza in ogni sede il loro diritto alla resistenza e all’autodeterminazione.

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