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Salvini, i libri il precario

Ragionare prima di agire

Diciamo che in linea di principio è sempre sbagliato entrare in una libreria e strappare le pagine di un libro.
Ma passando dal principio al reale è anche difficile sostenere che un libro scritto da Salvini o da altro politicante italico possa essere considerato un libro. Trattasi solo di inquinamento librario.
E dunque possiamo dire che strappare le pagine del libro di Salvini (o altro politico di destra, centro e sinistra) è un atto rivoluzionario teso a disinquinare quel tempio laico che noi chiamiamo libreria. Questo è quello che penso sotto l’aspetto teorico.
Ma il pensiero teorico non mi soddisfa per nulla. Infatti se andiamo a ragionare da un punto di vista utilitaristico forse strappare le pagine del libro di Salvini (o qualunque altro politico, mi ripeto) è comunque sbagliato.
Premesso che Salvini non può scrivere alcun libro. Probabilmente quelle pagine sono state scritte da qualche ragazzo precario o disoccupato che per scrivere quelle pagine ha preso qualche migliaia di euro, e allora, chi siamo noi per levare una fonte di reddito a un disoccupato?
E poi, pensiamo alla crisi delle librerie. Questo genere di libri vendono molto (povera patria, direbbe Battiato), e allora chi siamo noi per vietare a quella libreria (tutte, tutte preziosissime) di fatturare?
E poi pensiamo ai lavoratori dell’editoria. Qualche illustratore, fotografo, correttore di bozze ecc. grazie al libro di Salvini ha conservato il suo posto di lavoro. E chi sono io per mettere in pericolo il posto di lavoro altrui?

Ecco, allora è sbagliato strappare le pagine dei libri di Salvini.
Vi do però un idea. Portatevi una boccetta di colla di quelle che si usano a scuola e attaccate tra loro le pagine del libro. Intanto il troglodita che compra il libro di Salvini non si accorge e lo compra lo stesso. Così salviamo i posti di lavoro dell’editoria e della libreria e facciamo lo stesso il nostro atto rivoluzionario.
Pace e bene. Amen.

da Facebook

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