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Cuba. Sul congresso del Partito Comunista di Cuba

I vari articoli su giornali e riviste dell’eurocentrismo della sinistra europea, di destra e di sinistra, moderata e cosiddetta radicale e di alternativa, in una fase di crisi sistemica del capitale, da parte dei governi rivoluzionari di Bolivia, Venezuela e soprattutto Cuba, ci portano a riprendere quei ragionamenti politici ed economici che abbiamo affrontato in molti incontri, convegni,libri sui temi della fase attuale della transizione. Si è trattato a volta di attualizzare tematiche presenti nel “gran debate” dei primi anni ‘60, di cui abbiamo scritto nel libro “Che Guevara economista”(L. Vasapollo, A. Jam, E. Echevarria, Jacabook, 2007) o di varie analisi di approfondimento sui temi dell’attualità della pianificazione socio-economica per la costruzione del socialismo oggi.

All’inizio di questo XXI secolo siamo di nuovo immersi nella guerra, classicamente intesa, come all’inizio del secolo passato; parti ampie dell’umanità soffrono la fame come non era mai accaduto in precedenza, le ingiustizie sociali toccano profondamente anche i paesi più “avanzati”, si sono persi tutti i riferimenti morali ed etici anche quelli che furono propri di epoche precedenti delle società capitalistiche. La democrazia borghese è un involucro sempre più vuoto agli occhi dei popoli, si pone una questione ambientale che non lascerà fuori nessuno dai suoi devastanti effetti. Siamo cioè in una condizione dove le necessità di cambiamento sono evidenti a tutti, anche ai rappresentanti dell’attuale imperialismo, e dove anche la sinistra eurocentrica, in tutte le sue autodefinizioni nominali, riparla della necessità di costruire un nuovo mondo ma sta molto attenta alle forme, poiché ha paura delle sue stesse ombre e non fa altro che prendere le distanze dalla storia passata e attuale del movimento comunista.

Ecco il perché la centralità dell’analisi su Cuba socialista immersa in un mondo che soffre dell’attuale crisi sistemica del capitale. Tale grave crisi internazionale colpisce ancor più fortemente Cuba poiché è soggetta da ormai mezzo secolo ad un anacronistico e vile bloqueo da parte delle varie Amministrazioni statunitensi susseguitesi dal trionfo della Rivoluzione.

Chiunque in buona fede si reca a Cuba e ha una minima pratica della politica e delle elementari questioni socio-economiche, ha modo di constatare concretamente gli alti livelli di resistenza e d’organizzazione attraverso i quali il popolo cubano, diretto da un Partito Comunista e un Governo che in modo altamente dinamico applicano i principi socialisti rivoluzionari, affrontano l’attuale e difficile situazione internazionale caratterizzata da una gravissima crisi strutturale, economica e finanziaria del sistema capitalista che si sta abbattendo sull’intero pianeta e le cui ripercussioni colpiscono duramente i paesi del cosiddetto Terzo Mondo.

A Cuba gli organismi internazionali dei paesi imperialisti fanno pagare in maniera ancor più pesante gli effetti di tale crisi internazionale, proprio per la sua scelta di un percorso politico ed economico di sviluppo autodeterminato in chiave socialista.

Infatti emerge chiaramente che a Cuba si è sviluppata una pianificazione sempre dinamica, di confronto al tempo con la pianificazione dell’Unione Sovietica, ma con una sua grande peculiarità e autonomia che continua ad avere a tutt’oggi la forza di cambiare ammodernandosi.

E’ nel pieno rispetto della linea di pensiero marxista e leninista e nella conseguente pratica rivoluzionaria che nell’intervento di Raul Castro di apertura del 6°congresso del Partito Comunista Cubano (PCC, si è sottolineata fortemente la necessità di un perfezionamento del processo di pianificazione dell’economia nazionale sia a breve che a medio termine, le linee sviluppate già in particolare nell’ultimo anno, in diversi interventi dello stesso Raul , del Ministro dell’Economia e Pianificazione Marino Murillo, di Osvaldo Martinez e nelle stesse riflessioni di Fidel Castro,avanzando nelle proposte di una pianificazione armonica attualizzata alla fase e coordinata attraverso le attività principali del Partito e di tutti gli organismi dell’amministrazione centrale dello Stato ,in conformità all’intenso dibattito con il popolo in tutte le sue strutture e organismi di base e nel dialogo con le istituzioni locali provinciali.

Il VI Congresso del PCC è fondamentalmente incentrato sui processi in corso di aggiustamento e perfezionamento del sistema economico, alla luce della crisi sistemica economica internazionale che ricade pesantemente su tutti i paesi a capitalismo maturo ma ancor più decisamente sui Paesi in Via di Sviluppo (PVS), e in particolare su Cuba a causa dell’intensificarsi dell’infame bloqueo imposto dall’imperialismo.

In preparazione del Congresso a novembre scorso è stato emesso e diffuso da parte del PCC un documento economico-sociale che è oggetto di grande dibattito fra i militanti del partito, i lavoratori e i cittadini cubani, a dimostrazione della forza e della capacità dinamica della democrazia partecipativa cubana sia sul piano politico-sociale sia economico. E’ questa la ragione per la quale per molti mesi in tutto il paese e a tutti i livelli, sia nelle strutture di Partito, di Governo e Istituzionali, sia in tutti i posti di lavoro, nei CDR e nei quartieri, con tutte le strutture popolari, si è intensamente discusso sull’attuazione di un percorso di importante perfezionamento dell’intero sistema economico tutto incentrato sempre e comunque nell’impostazione della pianificazione socialista.

Il dibattito preparatorio del Congresso si è già in parte sviluppato, e a marzo 2011 erano già stati effettuati 140.000 (centoquarantamila) riunioni con la partecipazione di oltre cinque milioni e mezzo di cubani, dalle scuole alle università, ai posti di lavoro, al partito, al sindacato, fino ai CDR e a tutte le strutture di base del paese; al momento il risultato delle votazioni che si tengono a fine di ciascuna riunione, danno come risultato il 99% a favore dell’attualizzazione di tale piano di perfezionamento della pianificazione socialista in corso di discussione. Si è continuato a tale ritmo e con il massimo di coinvolgimento attivo di tutto il popolo cubano fino agli ultimi giorni prima di questo Congresso del PCC e continuerà poi negli importanti dibattiti attuativi. La discussione fino al congresso ha raccolto oltre 620.000 proposte di modifiche, di aggiunte e di tagli e correzioni con largo spazio informativo su tutti i media cubani al punto che la stessa Chiesa Cattolica nei suoi maggiori rappresentanti nell’isola ha assunto un ruolo dialettico in tale dibattito sul piano di aggiustamento economico chiedendo misure eque e solidali che favoriscano i settori più deboli della società ma ponendo come punto centrale la fine incondizionata del “bloqueo” e dell’aggressione USA contro Cuba.

Ciò nonostante il processo rivoluzionario non si arresta e adotta tutte le misure necessarie per adeguare la sua pianificazione economica socialista alle nuove e gravi contraddizioni prodotte dall’intensissima crisi che il sistema capitalista a livello mondiale sta attraversando, non mancando di rettificare tutte quelle inevitabili inadeguatezze economiche, sociali, con a volte contraddizioni che a Cuba, di riflesso, conseguentemente si producono per essere un piccolo paese socialista del Terzo Mondo immerso in una imponente sistema mondiale egemonizzato economicamente dal modello di sfruttamento capitalista.

 

Le sfide del socialismo nel XXI secolo, e Cuba è questo il terreno di sfida che sta attraversando, che si confrontano con un capitalismo aggressivo, alle prese con una crisi strutturale ultratrentennale e con l’elaborazione di una sistematica strategia della guerra imperialista, sono complesse, soprattutto perché bisogna riprendere – dopo il 1989 – il percorso di costruzione della società socialista in un mondo in cui i riferimenti internazionali tradizionali sono venuti meno.

Visto che la coscienza sociale, la coscienza di classe, non si determina per imposizione, per decreto, ma sono i processi stessi che formano nel lungo periodo la coscienza, si sta fortemente agendo culturalmente e con una corretta informazione partecipata per agire , migliorandoli sempre con una maggiore consapevolezza socialista,sui fattori soggettivi tra i lavoratori e anche nei quadri intermedi del Partito per cambiare la mentalità, per superare le forme di resistenza passiva, e forme di vera e a volte ovvie e conseguenti anche momentanee forme di propria disorganizzazione della vita lavorativa e sociale collettiva.

Il Governo cubano si è potuto permettere in passato anche dei provvedimenti avanzatissimi di natura economico-sociale, ugualitarie e universali anche al di sopra della reali condizioni sopportabili per la struttura economico-produttiva del paese, ad esempio con forti ammortizzatori sociali, come li chiameremmo noi, o comunque di coperture universali di assicurazione sociale che hanno garantito e tuttora garantiscono un’occupazione a tutti, una casa a tutti, educazione e sanità gratuite per tutti.

Se non si risolve la crisi internazionale – e ovviamente tale soluzione non è in mano ai cubani , né agli altri paesi dell’ALBA, come i boliviani o ai venezuelani- ovviamente si creano continue contraddizioni e alcuni elementi negativi a carattere di ricaduta sociale ed economica.

Ed ecco perché il Governo cubano, con il forte consenso del sindacato (CTC) dei lavoratori, della base dei cittadini attraverso le consultazioni continue con i CDR, è orientato obbligatoriamente a prendere dei provvedimenti che si muovano nel senso di una maggiore produttività ed efficienza economica interna.

E visto che il socialismo si differenzia dal capitalismo perché non è basato su una semplice migliorata ridistribuzione dei redditi ma è incentrato sulla più equa ridistribuzione della ricchezza sociale, allora bisognerà giungere ad una ottimizzazione della ridistribuzione di questa ricchezza sociale, ma da subito bisognerà prima far si che tale ricchezza del paese aumenti diminuendo da subito la dipendenza dalle importazioni e rafforzando l’export.

Per far ciò bisognerà modernizzare da subito il mondo del lavoro anche in funzione di un “disincentivo” all’occupazione esclusivamente nel turismo, ritornare ad attività produttive per settori più atti all’export e dare impulso alla produttività settoriale, salvaguardando sempre tutte le garanzie sociali, per sempre far convivere in maniera equilibrata il lavoro produttivo e l’efficienza socialista; cioè produrre di più, con più remunerazione e migliori condizioni di lavoro per aumentare la ricchezza interna del paese e ridistribuirla socialmente e universalmente secondo i principi socialisti.

Solo così si potranno costruire le condizioni di prospettiva per far sì che non ci sarà più bisogno della doppia circolazione con il Cuc, né la forte dipendenza delle valute estere, ma si potrà tornare ad un’economia più stabile solo con la moneta nazionale, togliendo così quelle sacche di privilegio rappresentate appunto dall’immissione forzosa della doppia circolazione.

Quindi è in atto un processo che non darà i risultati in 6 mesi o in un anno; si tratta di un percorso che viene stabilito vedrà come prima fase il piano quinquennale 2011-2015, quindi si tireranno le prime somme alla fine del primo periodo di piano quinquennale nel 2015.

Le aspettative sono forti, come d’altra parte si prevedono molte difficoltà attuative, ma tale processo di perfezionamento se ben impiantato, avrà degli effetti straordinari anche sul piano sociale e sul piano politico.

Per questo vogliamo immediatamente evidenziare che il principio irrinunciabile della transizione socialista attraverso la pianificazione è presente in tutto il documento preparatorio come lo è nei primi discorsi di apertura di questo 6° congresso. Infatti, oltre alle dichiarazioni del Ministro dell’Economia Marino Murillo Jorge e dello stesso Raul, che hanno affermato più volte che la pianificazione socialista è irrinunciabile e che l’unico modo di controllo dell’economia è attraverso il piano, già all’inizio del documento preparatorio del PCC sulle linee guida per il perfezionamento economico che si stanno discutendo in questo congresso del Partito,si pone in maniera chiara l’affermazione che “nell’attualizzazione del modello economico cubano prevarrà la pianificazione e non il mercato”.

Già nel documento preparatorio “Progetti di linea guida della politica economica e sociale del Partito e della rivoluzione”,infatti, si sottolinea in maniera chiara senza alcun dubbio e contraddizione, fin nella sua introduzione, che l’attuazione di tali politiche economiche di perfezionamento e aggiornamento seguiranno sempre e comunque il principio che “solo il socialismo è capace di vincere le difficoltà e preservare le conquiste della Rivoluzione e che nell’attualizzazione del modello economico predominerà la pianificazione e non il mercato.

Il principio fondamentale che ispira tutte le 32 pagine del documento è incentrato sulla assunzione del concetto vivo di democrazia partecipativa secondo la quale “chi decide è il popolo”.

La dinamicità politica del socialismo di Cuba è riconosciuta da tutti; anche nel periodo in cui c’era un legame forte con l’Unione Sovietica, però anche in tale fase l’autonomia e l’indipendenza del proprio processo di pianificazione Cuba l’ha sempre mantenuto. A Cuba si nota sempre una propria indipendenza, una propria autonomia, una ricerca autodeterminata, nonostante ovviamente i legami con altri paesi socialisti o antimperialisti.

Questa del 6° congresso sul piano di perfezionamento e di attualizzazione della pianificazione della transizione socialista è una sfida per l’attualità del socialismo nel mondo, perché Cuba potrebbe dimostrare, che il socialismo anche là dove è pressato dal blocco o da una crisi internazionale o da errori e contraddizioni, riesce a rettificarsi senza scegliere la strada del capitalismo come è avvenuto ad esempio alla fine dell’Unione Sovietica e dei paesi dell’est; quindi una rettificazione, un aggiornamento, in chiave tutta socialista. Quindi potrebbe essere una sfida che va al di la di Cuba, una sfida per la prospettiva socialista, una sfida sul come attuare concretamente la transizione.

Siamo certi che tutto ciò sia sufficiente al momento per far chiarezza contro le farneticazioni di cui in maniera vergognosamente strumentale e controrivoluzionaria si è occupata la stampa occidentale, anche di quella sinistra smarrita, che non avendo un progetto politico da contrapporre alla crisi del capitale, attacca e offende gli sforzi di Cuba e di tutti quei paesi che si muovono nella prospettiva anticapitalista e nei percorsi di transizione al socialismo; processi e percorsi che, anche se a volte possono avere alcune loro contraddizioni, denotano tutta la loro grande forza di porsi strategicamente fuori dal modo di produzione capitalista e di continuare la grande battaglia internazionale per la rivoluzione socialista.

Per chi conosce Cuba rivoluzionaria e conosce la storia del socialismo si può partire dalla fondamentale considerazione: il socialismo è un processo in divenire, è una costruzione; essendo un processo ha le sue contraddizioni, il metodo scientifico marxiano permette di aver davanti le contraddizioni e proprio perché le condizioni ci sono, avere il metodo per superarle.

Il socialismo è un processo in divenire, è la costruzione di una società nuova. Nella costruzione del socialismo è evidente che sempre l’attualizzazione contestualizzata nel reale che debba guidare la pratica dell’ideale; se non ci fosse una sorta di rappresentazione della pianificazione in termini economici, sociali e politici di contesto, cioè la capacità di cambiare a condizioni interne ed internazionali che cambiano, non sarebbe socialismo, si tratterebbe di un dogma. I dogmi sono quelli religiosi, il socialismo esiste perché lo costruiscono gli uomini, non è dato, va costruito e va costruito nei contesti differenti nei quali ci troviamo.

La sfida riguarda tutti i comunisti , anche quelli che operano al centro del sistema imperialista; si tratta di abbandonare definitivamente l’approccio eurocentrico e la deriva trasformista che vuole la tattica come strategia, sapendo anche accettare il terreno delle conquiste immediate come attuazione del programma minimo di classe, ma sempre e tutto interno alla strategia rivoluzionaria della trasformazione radicale e superamento del modo di produzione capitalista.

Riacquisire il senso della storia sapendo che il socialismo è una politica e un modello di organizzazione economica e sociale che non può e non deve prescindere dal corso degli eventi storici. Sempre davanti a noi dobbiamo avere la lezione storica che Marx e Engels ci hanno lasciato nell’”Ideologia tedesca” quando sottolineano che “Per noi il comunismo non è uno stato di cose che si deve attuare secondo delle premesse immaginarie, o un ideale al quale la realtà deve sottomettersi. Noi chiamiamo comunismo il movimento reale che annulla e supera lo stato attuale delle cose”.

Ecco perchè l’analisi teorica e il nostro operare e agire politico si relaziona e ha a che fare direttamente, ora e anche qui in Italia e in Europa, con la dimensione dell’internazionalismo di classe, con la collocazione politica internazionale di ogni organizzazione e partito comunista nella consapevolezza che la nostra sfida “qui e ora” è mantenere viva nella realtà europea della crisi sistemica l’idea e la pratica comunista.

Ciò avviene in termini di prospettiva reale di programma per andare oltre la solidarietà politica, praticando esperienze politiche di classe come parte di una dimensione internazionalista dell’anticapitalismo e delle ipotesi socialiste già in campo in varie parti del mondo.

Per noi della Rete dei Comunisti si rafforza la convinzione dell’importanza fondamentale che l’esperienza dei comunisti cubani rappresenta, in termini d’esempio e di sacrificio per tutti i rivoluzionari, gli antimperialisti, gli anticapitalisti di tutto il mondo, per il rilancio dell’iniziativa dell’interno movimento di classe e comunista internazionale.

La sfida che sta affrontando Cuba rivoluzionaria ci indica quale è nelle condizioni reali dell’oggi anche la nostra concreta pratica della proposta politica per costruire i percorsi “ qui ed ora” che si indirizzano verso il socialismo nel e per il XXI secolo.

Non capire questo e quanto ciò ci riguarda direttamente significa non avere il senso della storia ma nemmeno la cognizione della partita che è in gioco per tutti i comunisti, di come uscire dall’empasse, di come stare nella crisi del capitale trasformandola in una opportunità per le organizzazioni di classe, i comunisti, per una sinistra di classe che accetta fino in fondo la sfida del superamento del modo di produzione capitalista

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