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Spagna. Il passo fondamentale del movimento 15M: assemblee sui posti di lavoro

IL PASSO FONDAMENTALE DEL 15-M:

ASSEMBLEE SUI POSTI DI LAVORO

 

Abbiamo deciso di non fare giri di parole e già nel titolo abbiamo espresso quello che ci prefiggiamo: che il movimento assembleario del 15-M si estenda anche sui posti di lavoro.

 

Questa impostazione non è solo nostra. È un volontà, un’aspirazione che abbiamo ascoltato da alcuni partecipanti del 15-M fin dall’inizio delle assemblee cittadine. Abbiamo potuto leggerla in alcuni forum, nella rete e nell’impostazione di alcune organizzazioni, si sono approvate durante alcune assemblee del 15-M in maniera isolata o in alcuna “commissione lavoro”. Sappiamo anche che già si sono organizzate assemblee di questo tipo in alcuni centri di lavoro. Come dire, questo articolo/proposta che qui presentiamo vuole solo essere uno strumento di comunicazione e di spinta ulteriore di quello che, come un rumore, già sta ricorrendo questa bellissima rivoluzione democratica e sta nascendo in maniera spontanea in diversi luoghi, anche se, senza dubbio, non ha ancora acquisito la forza necessaria per dare un salto definitivo.

 

Nello stesso modo in cui, a suo tempo, il movimento 15-M aveva scommesso sulla formazione di assemblee nei quartieri e nelle città, è arrivato il momento di fare un passo in più, il passo più importante nell’autorganizzazione sociale: accompagnare e ampliare il movimento, nato nei quartieri e nelle città, costruendo anche delle assemblee nei luoghi in cui si lavora e si sfrutta la maggioranza della popolazione, nelle fabbriche, nei centri di lavoro e nel mondo del lavoro in generale.

 

Chi ha deciso di proporre tutto questo?

 

Questa proposta, che abbiamo lanciato attraverso vari siti internet e reti sociali, non è propria di nessun collettivo organizzato o di un’associazione, nemmeno di un partito o di un sindacato. Rappresenta una serie di idee discusse tra alcuni cittadini che hanno partecipato al movimento 15-M fin dall’inizio. Per questo abbiamo pensato fosse necessario “rimboccarci le maniche” e apportare un granello di sabbia trascrivendo in questo documento quello che già in molti ambiti si stava reclamando. Né più né meno. Siamo solo dei partecipanti di questo movimento che con umiltà e illusione vogliono provocare un effetto amplificatore intorno a queste idee fondamentali col fine di generare un dibattito collettivo che favorisca la sua messa in moto.

 

A chi si dirige?

 

Il nostro obiettivo è quello di spingere con forza questa idea/esperienza ancora in stato embrionale. Vogliamo dargli la necessaria spinta di cui ha bisogno affinchè si estenda, si discuta collettivamente e possa iniziare a maturare. Per questo dirigiamo questo documento alle migliaia di simpatizzanti che, in una forma o un’altra, hanno partecipato alle attività e alle assemblee del 15-M, ai sindacalisti combattivi iscritti a qualsiasi formazione sindacale che simpatizzano con questo movimento e sono disposti a impegnarsi ancora di più, alle associazioni e alle organizzazioni di qualsiasi tipo, e soprattutto ai lavoratori locali o stranieri del nostro Paese che ancora non hanno fatto il salto verso una lotta organizzata.

 

Espandiamo l’epidemia democratica anche al mondo del lavoro.

 

Una bandiera fondamentale del nostro movimento è rappresentata dalla lotta per una democrazia reale e partecipativa, dove i cittadini in generale, e i lavoratori in particolare, passino dall’essere oggetto a soggetto, da merce a cittadini attivi. Non vogliamo una società che funzioni divisa in due parti, con da un lato una elite dirigente che manipola, e dall’altra una grande massa sociale diretta e manipolata. Vogliamo una società dove il protagonismo sia proprio del popolo e non solo della casta politica e/o economica. Puntiamo ad una società nella quale ognuno possa partecipare e apportare qualcosa al suo sviluppo, dove smettiamo di essere semplici spettatori controllati per diventare attori di una vera democrazia. Quando parliamo di democrazia e partecipazione non facciamo riferimento all’elemento politico, ma a tutti gli aspetti e ambiti sociali, includendo il mondo del lavoro. L’idea di una vera democrazia e della vita partecipativa deve contaminare e crescere anche nel mondo del lavoro. Questa voglia di una profonda e reale democrazia è uno degli obiettivi che ha fatto nascere il movimento 15-M e si scontra frontalmente con la realtà che soffrono attualmente i lavoratori in Spagna.

 

La lotta operaia e sindacale nel nostro paese. Che panorama…

 

Soffermiamoci per un momento sulla condizione reale dell’iscirizione al sindacato: nel nostro paese solo il 17% della popolazione attiva è iscritto ad un sindacato. Non vogliamo sottovalutare l’influenza dei sindacati, che supera, senza dubbio, il numero degli iscritti (in Francia approssimativamente gli iscritti arrivano al 10% e questo non impedisce una grande capacità di mobilitazione e di organizzazione di scioperi). Senza dubbio, questa percentuale ci indica che chi tiene il maggior peso e rappresentatività (anche nella negoziazione) nella lotta per i diritti dei lavoratori, è rappresentata da una piccola minoranza. In più i due sindacati che registrano il maggior numero di iscritti (CCOO e UGT, NdT) nel nostro paese sono sotto il ricatto di una gerarchia burocratica e concertativa (cosa che non ci differenzia dalle caratteristiche di altri sindacati come quelli francesi, greci o portoghesi). Come dire, la maggioranza degli iscritti ai principali sindacati non sono richiesti per compiere un ruolo partecipativo e di militanti, al contrario, sono visti come una cuota in più, un numero in più tra i loro conti. La vita democratica, partecipativa e rivendicativa in questi organismi si caratterizza per la sua assenza. Il resto dei lavoratori, che si avvicina al 83%, non appartiene a nessuna organizzazione sindacale, ossia, rimane al margine di qualsiasi organizzazione che lotta per i propri diritti. Questa immensa maggioranza della popolazione rimane come semplice spettatrice di fronte alle scelte dei sinadacati, o per dirlo meglio, di quello che le cupole sindacali fanno o smettono di fare.

 

Questo panorama nell’ambito lavorativo rappresenta una malriuscita caricatura di quello che potremmo chiamare vera democrazia. Le condizioni lavorative in termini di lavoro, sottolavoro, lavoro nero, precarietà, pensioni insufficienti, innalzamento dell’età pensionabile, altissima percentuale di morti sull lavoro, etc, etc, etc…che si vivono nel nostro Paese sono la conseguenza diretta dell’attuale situazione rappresentata dalla totale assenza di democrazia, disorganizzazione e addomesticamento della lotta operaia.

 

Mandiamo in pezzi questo detestabile consenso. Vogliamo il dissenso!

 

Questa situazione di controllo sulla classe lavoratrice non è cosa nuova, la soffriamo da decenni. A questa situazione hanno partecipato e partecipano contribuendo governi, partiti, sindacati, imprenditori e le loro organizzazioni, mezzi di comunicazione e cupole sindacali. Con il loro teatro di avvicinamento e di successive prese di distanza, beneficiandosi tra loro, mantengono un perfetto accordo di fondo, la loro formula magica, il loro continuo “scendere a patti”. Il loro Grande Consenso. Questo è quello che ha garantito ai grandi capitalisti livelli di profitto senza precedenti durante decenni e che, di fatto, rapprenta il sostegno al modello di sfruttamento selvaggio che soffriamo.

 

Quello che proponiamo in questo documento è quello di rompere questo consenso. Rompere questa ragnatela di interessi, questa distruttiva calma pattuita che da tanti anni subiamo. Proponiamo di organizzare il dissenso riattivando il movimento operaio. Per quanto stabile e invulnerabile possa sembrare questa macchina di controllo, nulla è eterno. E meno ancora un sistema basato su enormi differenze e ingiustizia sociale.

 

La nascita del Movimento 15-M ha rotto questo schema e ha fatto nascere una nuova speranza in milioni di persone, ha fatto volatilizzare l’apatia e la disillusione che pesavano come un macigno, ha dimostrato che la storia non è scritta e che i popoli in lotta possono mandare in frantumi il paradigma più solido e trasformarlo in un sistema totalmente differente. Non vogliamo peccare di trionfalismo, siamo solo all’inizio del processo, stiamo inziando a dare i primi passi. Peró, si, bisogna sottolineare ciò che non si può negare: le cose stanno cambiando e possiamo cambiarle ancora di più.

 

Assemblee del 15-M sui posti di lavoro? Non ne vogliono nemmeno sentir parlare.

 

Il capitale utilizzato dalla banca per la speculazione, i fondi di investimento o le agenzie di rating, sono stati ottenuti dallo sforzo del lavoratore, le riserve dello Stato con le quali si pagano gli stipendi dei politici o le sovvenzioni ai sindacati si sono ottenuti attraverso la tassazione sulla ricchezza creata dal lavoro, le fortune che nascondono i grandi imprenditori iscritti alla Patronal (la Confindustria dello Stato spagnolo, NdT) nei paradisi fiscali sono il frutto del sudore di milioni di operai, le transazioni finanziarie internazionali si fanno con quello che si è accumulato ed estratto dalla produzione che sopporta la classe lavoratrice. Tutta la ricchezza materiale o immateriale creata dall’essere umano è stata fatta passare attraverso il processo findamentale del lavoro. Che nessuno creda che i grandi capitali accumulati, che la ricchezza generata che circola a livello planetario, provenga da innovativi e intangibili meccanismi macroeconomici o dalla cosiddetta “ingegneria finanziaria”. L’economia finanziaria non esiste in un mondo parallelo disconnesso dall’economia produttiva; l’economia finanziaria per funzionare ha bisogno dell’iniezione di capitali che provengono dalla produzione, accumulati e creati dal lavoro dei salariati. Se uno segue il filo e cerca l’origine di questa maestosa quantità di denaro, che si muove all’interno di uno stesso paese o attraverso le frontiere con velocità informatica nelle mani dei cosiddetti “mercati”, scoprirà che questa proviene dall’attività umana che inziò col nascere del capitalismo alcuni secoli fa e che si chiama lavoro. Non viene da nessun’altra parte. Non c’è nessuna magia, non c’è nessun trucco, nessuna nuova forma di creare ricchezza. Solo nuove forme di aumentare lo sfruttamento del lavoratore.

Il sistema capitalista non può sostenersi da solo senza lo sfruttamento del lavoratore. Lo sfruttamento rappresenta il suo codice genetico, rappresenta la pietra angolare senza la quale crollerebbe. Dallo sfruttamento si ottiene la linfa che gli permette di sopravvivere, crescere come il lievito e crescere sempre di più, senza limiti, per continuare il ciclo di sfruttamento. Questi sono i motivi che lo fanno forte ma anche debole allo stesso tempo. Perchè allo stesso tempo che cresce e si espande, impoverisce la classe sociale che le da senso. Solo la lotta della classe lavoratrice può abbattaerlo, visto che questa classe è quella che, allo stesso tempo, lo fa funzionare.

 

Se veramente vogliamo costruire una società migliore, una società basata sulla giustizia sociale, allora dobbiamo attraversare il Rubicone, dobbiamo dare il salto fondamentale verso l’organizzazione e la lotta dei lavoratori.

 

Il movimento 15M fino ad adesso ha suscitato una grande sorpresa, forse un poco d’inquietudine nella classe política ed economica del paese, abbiamo dato alcuni piccoli colpi al sistema, piccole spinte. A volte abbiamo suscitato speranza e fatto prendere coscienza a migliaia di persone. Però siamo ancora molto lontani dal cambiamento reale. Al movimento 15M gli manca la gamba che gli permetterebbe di fare grandi passi verso il cambiamento: facciamo riferimento al movimento operaio organizzato. Questo rappresenta la vera paura del sistema.

 

La nascita e lo svilupparsi di assemblee di lavoratori nelle fabbriche, nei centri di lavoro e nel mondo del lavoro in generale causerebbe al sistema un autentico stato di trepidazione. Rappresenta il passo di cui la classe politica ed economica di questo paese non vuole nemmeno sentir parlare. Possono accettare referendum, possono accettare un cambio della legge elettorale, possono accettare la creazione di una banca pubblica, possono accettare che chi è più ricco debba pagare più tasse, possono accettare una legge sulla responsabilità politica. Ci sono paesi capitalisti neoliberali che già hanno fatto riforme di questo tipo da anni. Quello che non possono sopportare, quello che rappresenta il loro tallone d’Achille, è che il popolo lavoratore inizi ad autorganizzarsi, oltre che nei propri quartieri, anche sui posti di lavoro, senza più il controllo di governi, partiti, Patronal, mezzi di comunicazione e cupule sindacali. Preferiscono mille volte cedere qualcosa prima di rischiare il tutto. Dobbiamo essere capaci di approfittare di questa congiuntura inedita, questa effervescenza popolare che stiamo vivendo, per dare inizio alla rottura democratica del dominio sulla classe lavoratrice. Questo si rappresenterebbe il principio di un cambio reale.

 

Alcuni raggi già illuminano il cammino.

 

Già l’abbiamo commentato prima, non siamo stati i primi nel proporre l’estensione del movimento 15M al mondo del lavoro. Dall’interno del movimento stesso sono emerse alcune esperienze che vanno nella stessa direzione del nostro documento. A mo’ di esempio possiamo citare gli accordi raggiunti nella Commissione Lavoro di Sol [1] (Commissione del movimento 15M a Madrid, NdT) o la proposta e manifesto delle commissioni Lavoro verso lo sciopero generale [2].

 

Esempi ancora più importanti possiamo incontrarli nelle esperienze reali di assemblee nei centri di lavoro nati in pieno movimento come l’Assemblea dei Ricercatori del CSIC [3], l’Assemblea dei Disoccupati [4] o l’Assemblea degli Insegnanti Indignati di Málaga [5].

Possiamo registrare anche esperienze nate prima o in circostanze differenti, però che si caratterizzano per un forte legame con il 15M, come l’Assemblea dei Lavoratori della Biblioteca Nazionale di Spagna [6] o le mobilitazioni e le Assemblee dei Professori per una Educazione Pubblica di Qualità [7].

 

Questi esempi per noi erano sconosciuti fino a poco tempo fa ed è probabile che ci siano altre iniziative che vanno nella stessa direzione. Pubblicizzare questi tipi di esperienze nel movimento rappresenta un lavoro fondamentale per arricchire la nostra conoscenza, per avere esempi a cui fare riferimento e poter dare così nuova forza al nostro sviluppo.

 

Di fronte ad un altro capitalismo, un’altra forma di organizzarsi.

 

A seconda della realtà di ogni lavoro o di ogni impresa: così devono organizzarsi i lavoratori. La varietà e la flessibilità deve essere la filosofia di questo movimento, la forma organizzativa dipenderà dallo sviluppo concreto e non si devono porre schemi predefiniti al luogo o alle forme in cui nascono le assemblee: una fabbrica, un’impresa, un supermercato, un porto o una qualsiasi parte di cui si compone l’amministrazione pubblica. Per esempio: un’assemblea di lavoratori del Carrefour di Granada, un’assemblea di pescatori della Cofradía de Carreira-Aguiño in Galizia o un’assemblea di impiegati pubblici del Consiglio dell’Educazione delle Isole Baleari. Sono possibilità che utilizziamo come esempi per coloro che hanno una vita lavorativa ben definita, una chiara connessione con il suo posto di lavoro.

 

Senza dubbio ci sono anche altre forme. La nostra società si può definire poliedrica, è molto più complessa di quella di trent’anni fa e dobbiamo includere tutte le situazioni e particolarità. Nel nostro Paese non abbiamo la fortuna che tutti abbiano un lavoro degno e nemmeno che coloro che lavorano lo facciano sempre nella stessa impresa o abbiano la stessa occupazione durante tutta la vita. Risulta imprescindibile contare con questa parte della massa di lavoratori che vive un altro tipo di condizione. Il capitalismo ha cambiato nel tempo e, insieme a questo, anche i lavoratori. La realtà di questo nuovo capitalismo neoliberale ci mostra uno scenario di precarietà lavorativa, lavoro temporale, costante rotazione dei lavoratori, un continuo passaggio dalla condizione di disoccupato a occupato. In definitiva una nebulosa formata da contratti a tempo determinato e dalla disoccupazione, che non si concentra in una impresa determinata. Come possiamo organizzarci in questo tipo di condizione?

 

Di fronte a questa domanda vogliamo solo fare un paio di osservazioni. Da un lato ci troviamo di fronte alla realtà dei disoccupati di lungo periodo o dei lavoratori precari senza una professione definita. Questa realtà necessiterebbe di assemblee di disoccupati/precari (alcune sono già state organizzate in alcune parti del Paese) in cui i temi principali di discussione sarebbero la disoccupazione e la precarietà strutturale. Dall’altro, ci troviamo di fronte alla realtà dei lavoratori con una occupazione concreta, una professione concreta che vivono però una continua temporalità, saltando da un contratto temporale ad un altro, saltando da un’impresa ad un’altra però sempre lavorando nello stesso ambito; potremmo includere in questo gruppo coloro che lavorano nelle piccole o medie imprese con pochi lavoratori, per i quali la possibilità di organizzarsi sul posto di lavoro risulta eccessivamente complicata. Per questa realtà pensiamo sia migliore il modello misto, che combina l’elemento costante della sua professione con quello della località in cui vive, quella del suo lavoro con la zona in cui lavora o risiede. Potrebbero essere muratori, lavoratori della campaña (traduzione del termine jornaleros del campo, NdT), rappresentanti commerciali o lavoratori del settore della ristorazione. Per esempio: l’assemblea dei muratori di Utrera, l’assemblea dei camerieri de La Barceloneta o l’assemblea dei rappresentanti commerciali di Vallecas.

 

Assemblee di lavoratori in connessione con le assemblee di quartiere e delle città.

 

Non si deve pensare che la creazione di assemblee sui posti di lavoro possa indebolire o dividere le assemblee di quartiere o delle città. Solo si sta proponendo di puntare all’organizzazione di migliaia di salariati del Paese che simpatizzano con questo movimento, aumentando così gli spazi di partecipazione cittadina per poter intervenire sui problemi che li riguardano, tanto nel suo quartiere come sul suo posto di lavoro. Estendere il movimento sui posti di lavoro permetterebbe l’incorporazione di una parte importante dei simpatizzanti del movimento che fino ad ora non hanno potuto partecipare attivamente, dovuto al fatto che le assemblee di quartiere si organizzano durante il suo orario di lavoro, o perchè gli risulti quasi impossibile partecipare alle riunioni nel proprio quartiere nel momento che lavora lontano da casa e con molti lavoratori che hanno anche responsabilità familiari. In definitiva, risulta sempre più facile e pratico per molti lavoratori organizzare un’assemblea sui luoghi di lavoro tra coloro che già conoscono, che hanno gli stessi orari, che si vedono tutti i giorni e che vivono gli stessi problemi. Tutto ciò renderebbe molto più facile l’attività assemblearia con la regolarità e la costanza necessaria.

 

In più puntiamo a una forte interconnessione tra i due tipi di assemblee. Le assemblee dei lavoratori non devono essere disconnesse dal resto delle assemblee, siano esse di altri lavoratori o zonali (di quartiere o di città). Tutte devono tessere la rete che forma il movimento, in continuo appoggio e mutuo sviluppo, dando forza a questa grande marea di protesta e mobilitazione che definisce il 15M. Sarà utile e necessario per le assemblee dei lavoratori contare con la collaborazione delle assemblee di zona nelle loro lotte particolari (come possono essere le vertenze in alcune imprese). Nella stesso modo in cui, per evitare uno sfratto, hanno collaborato insieme diverse assemblee di quartiere, anche per le azioni legate a singole vertenze organizzate dalle assemblee dei lavoratori si deve fare appello alla solidarietà alle altre assemblee, siano esse di altri lavoratori o di zone vicine.

 

Sindacalista e allo stesso tempo partecipando ad un’assemblea del 15M sul posto di lavoro?

 

Il movimento 15M non nasce dal nulla. In Spagna è esistita ed esiste tuttora una grande tradizione di lotte sociali che hanno fatto nascere molte organizzazioni in tutti gli ambiti. Alcune mantengono il suo carattere rivendicativo e di trasformazione, altre sono state assimilate e hanno iniziato ad agire con timidezza e in piena collaborazione con lo status quo economico e politico. Che siano di un tipo o dell’altro, non possiamo chiudere gli occhi di fronte a tutto ciò e bisogna considerare che nella gran parte dei posti di lavoro del Paese esiste uan qualche presenza sindacale. Anche il movimento 15M, nella attuale fase di crescita ed espansione, ha il diritto a riprodursi dove è necessario, e in più pensiamo che sia perfettamente possibile convivere e condividere spazi con le organizzazioni che già esistono. Nello stesso modo in cui il nostro movimento nei quartieri e nelle città convive e condivide spazi con vecchie associazioni senza conflitti né rivalità, e in alcuni casi anche collaborando, pensiamo in una situazione analaga per l’ambito lavorativo.

 

E gli iscritti al sindacato potrebbero partecipare ad un’assemblea di lavoratori del 15M? Il movimento 15M non rappresenta un partito o un sindacato e deve mantenere una totale indipendeza rispetto a questi organismi, anche fosse una semplice associazione. Questo scelta è stata la garanzia del suo sviluppo e del suo successo. Questo però non significa che si debba proibire la partecipazione ad un’assemblea a una persona che, se partecipa a titolo individuale, si avvicina al movimento per il semplice fatto di essere iscritto a un sindacato. L’importante è che le assemblee conservino la propria autonomia e siano sovrane, aperte, che funzionino attraverso una democrazia orizzontale e mantengano il loro spirito assembleario. Mantenendo fermi questi elementi, tutti coloro che vogliono partecipare sono i benvenuti. Incluso desideriamo che i sindacalisti onesti e combattivi rafforzino questo movimento, che aiutino, con la loro preziosa esperienza e le loro necessarie conoscenze, a creare assemblee in tutte le zone produttive del Paese, lasciando da parte sterili “questioni di etichette” e scontri sindacali, unendosi con il resto dei lavoratori (iscritti al sindacato o no) e sviluppando la lotta operaia a partire dalla base. Vogliamo evidenziare, in questo senso, le posizioni sul 15M di alcuni sindacalisti della base della CCOO [8], come di altre organizzazioni sindacali come la CGT [9], USTEA [10] o la USO [11]. Speriamo che questa simpatia si traduca nella volontà sincera e onesta di potenziare il movimento assembleare dei lavoratori.

 

Funzioni e collegamenti di un’assemblea di lavoratori.

 

Come le assemblee del 15M sviluppano un ampio ventaglio di funzioni e trattano i più disparati temi, anche le assemblee dei lavoratori non devono porsi nessun limite su questo aspetto. Parliamo e affrontiamo tutto quello che è necessario e facciamo in modo che la politica si trasformi in un patrimonio dei cittadini in generale e non un qualcosa ristretto ad alcune organizzazioni o leader. Senza dubbio, le assemblee sui posti di lavoro marcano la differenza in quanto vivono di un aspetto che incide profondamente sulla propria vita e che è centrale per queste assemblee: la situazione lavorativa. I temi trattati nelle prime assemblee comprenderanno problemi che vanno dalle condizioni lavorative che si vivono nel Paese (riforma del mercato del lavoro, sicurezza sui posti di lavoro, pensioni, etc…) ai problemi concreti sul posto di lavoro, del settore produttivo o dei singoli lavoratori che partecipano all’assemblea. Chiaramente, un altro tema centrale saranno le forme di rivendicazione e la maniera di agire.

Il puro fatto di non essere un sindacato non ci impedisce di organizzare una protesta o una differente forma di lotta sui posti di lavoro, includendo la possibilità di arrivare allo sciopero. Anche su questo tema dobbiamo rompere con gli schemi e i modelli dominanti attuali nel mondo del lavoro e non cadere nel grave errore di pensare che il diritto ad organizzarsi, discutere e lottare in un’impresa è permesso unicamente ed esclusivamente a questo o a quel sindacato. No. È un diritto di tutti i cittadini, di tutti i lavoratori e dobbiamo esercitarlo.

Incluso se ci fissiamo obiettivi più di lungo periodo, l’obiettivo di organizzare uno sciopero generale, tema proposto durante alcuni dibattiti nel movimento, potrà dare risultati importanti solo se partiremo dalla presenza consolidata dei lavoratori organizzata in assemblee. Non possiamo pretendere di informare, fare agitazione e mobilitare il mondo del lavoro contando unicamente con un movimento assembleario organizzato nei quartieri e nelle città.

 

E se iniziassimo fin da subito?

 

Permetteteci di cambiare lo stile con il quale abbiamo scritto fin qui e iniziamo a scrivere come se ti avessimo di fronte. Si, ci dirigiamo direttamente a te che stai leggendo: e se parli con i tuoi compagni del lavoro, della tua professione o che sono disoccupati, con quelli che sono stanchi di questa situazione, che sai che simpatizzano con questo movimento, con quelli con cui hai partecipato alle manifestazioni, con quelli che entrano nei forum e partecipano alle “reti sociali” o che hanno incluso partecipato ad una delle assemblee del 15M? Per esempio nel momento del caffè, della sigaretta dopo il caffè, nella pausa, nel tempo libero…e se gli proponi di formare un’assemblea di lavoratori? Ti sembra qualcosa di impossibile? Credi che alla gente non le importi nulla, che rimanga con i suoi problemi e non si voglia impegnare in queste cose? Qualche mese fa nessuno avrebbe scommesso un euro sulla capacità di risposta e di mobilitazione della gente in Spagna. Essendo il paese con il tasso di disoccupazione più alto dell’UE eravamo allo stesso tempo quello che meno si mobilitava, il più sottomesso. Il paese del vino e del tamburello. Un paese dove tutti si facevano i fatti suoi e nessuno era capace di organizzarsi e protestare. Beh! guarda quello che si organizzato, guarda quello che sono stati capaci di fare le stesse persone! Mezzo mondo ha guardato con interesse la rivoluzione democratica a cui si è dato il via. Ti sembra allora utopico che la gente risponda e si formino assemblee sui posti di lavoro? Crediamo che sia arrivato il momento di estendere l’esplosione di democrazia nel mondo del lavoro, nei porti e nelle campagne, nella pubblica amministrazione e nei centri commerciali, nelle miniere e nelle fabbriche, nei bar e negli hotel, nelle scuole e nelle università, tra gli edifici in costruzione e nelle scuole di formazione, nei commissariati e nelle questure. Chi dice che non è possibile? Ascolta compagno, ascolta compagna: e se iniziassimo fin da subito?

 

asambleasdetrabajadores@gmail.com“>asambleasdetrabajadores@gmail.com

www. asambleasdetrabajadores.wordpress.com

https://www.facebook.com/groups/104496159657923/

https://n-1.cc/pg/groups/736566/asambleas-de-trabajadores-toma-la-empresa/

 

Questo documento è stato scritto perchè sia diffuso, discusso, riassunto, modificato, schematizzato e utilizzato in qualsiasi modo per sviluppare la lotta in cui stiamo immersi. È per questo motivo che non è stato firmato da nessuno con i propri nomi e non ha diritti d’autore. Vogliamo che sia uno strumento collettivo per il movimento.

 

TRADUZIONE A CURA DI ZEISTAR

Per info e contatti: zeistar17@gmail.com

 

NOTE:

 

[1]: http://actasmadrid.tomalaplaza.net/?m=20110727

[2]: https://n-1.cc/pg/file/read/716595/manifiesto-por-la-huelga-general-y-convocatoria-asamblea-interbarrios-por-la-huelga-general

[3]: http://solatinvestigacion.wordpress.com/

[4]: http://zonaretiro.com/ciudadanos/asamblea-parados-15m-puerta-sol/

[5]: http://malaga.tomalaplaza.net/comisiones/educadores-indignados/

[6]: http://es-es.facebook.com/notes/asamblea-de-trabajadoresas-de-la-biblioteca-nacional-de-espa%C3%B1a/asamblea-de-trabajadoresas-de-la-bne-con-el-movimiento-15m-contra-la-privatizaci/227307557311603

[7]: http://www.elpais.com/articulo/madrid/15-M/irrumpe/protestas/ensenanza/exige/espacio/elpepiespmad/20110901elpmad_2/Tes

[8]: http://tomemoslacalletambien.blogspot.com/

[9]: http://www.adn.es/politica/20110609/NWS-0857-CGT-bisindicalismo-bipartidismo-madure-desea.html

[10]: http://www.ustea.es/node/25619

[11]: http://usolucena7.blogspot.com/2011/05/el-sindicato-valora-que-la-sociedad-se.html

 

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