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Il discorso sui rifugiati siriani: uno strumento di analisi

In un articolo intitolato “Il muro assassino del Mediterraneo: l’omicidio di massa istituzionalizzato dell’Unione europea“, pubblicato su questo sito (resistenze.org e michelcollon.info ) il 21 marzo, abbiamo messo in evidenza la responsabilità dell’UE sui migliaia di morti all’anno nel Mediterraneo nei disperati tentativi di sfuggire alla povertà e alla guerra. Dopo la pubblicazione il 2 settembre, da parte della stampa turca e britannica della foto di un bambino di 3 anni morto su una spiaggia di Bodrum nel sud della Turchia, una vasta campagna mediatica presenta un’altra immagine dell’Unione europea in generale e della Francia in particolare. Quindi o noi ci siamo sbagliati o, presumibilmente, è intervenuto un cambiamento radicale di atteggiamento e di politica. A meno che non siamo di nuovo davanti a una strumentalizzazione politica di una tragedia umana per giustificare un nuovo intervento militare. Le varie reazioni politiche e dei media per l’arrivo di questi profughi sono anche un ottimo strumento di analisi politica della nostra società, delle sue politiche e dei suoi media.

Una cecità volontaria

Ad ascoltare i nostri politici e i media, il ritrovamento del corpo del piccolo Aylan avrebbe messo in evidenza la portata della tragedia vissuta dal popolo siriano. Così né i media né i loro numerosi esperti e specialisti, né i governi europei e i loro servizi segreti avrebbero previsto l’entità della tragedia. Nessuno poteva immaginare che dei bambini fossero vittime di guerre che travagliano l’Iraq e la Siria. Questa ammissione implicita di una cecità politica e mediatica non regge. Se cecità c’è, essa è voluta, come testimoniano i campanelli d’allarme che sono stati accuratamente ignorati dalla maggior parte dei media mainstream e dalla maggior parte della classe politica. Ad esempio, l’Alto Commissario per i Rifugiati (UNHCR) delle Nazioni Unite sottolinea nel suo comunicato stampa del 9 luglio 2015 che siamo in presenza della “più grande popolazione di rifugiati generati da un singolo conflitto in una generazione. Questa popolazione ha bisogno di sostegno da parte del resto del mondo, ma, invece, vive in condizioni terribili e sprofonda nella povertà (1)”.

Lo stesso comunicato presenta le seguenti cifre: 4.013.000 persone sono rifugiate nei paesi vicini alla Siria (1.805.255 rifugiati siriani in Turchia, 249.726 in Iraq, 629.128 in Giordania, 132.375 in Egitto, 1.172.753 in Libano e 24.055 Nord Africa) e almeno 7,6 milioni di persone sono sfollate all’interno della Siria. Infine, la dichiarazione UNHCR ricorda la prevedibilità del crescente numero di profughi siriani, dopo cinque anni di guerra totale: “Il traguardo di quattro milioni è stato raggiunto in soli 10 mesi dopo quello più lungamente atteso di tre milioni. Al ritmo attuale, l’UNHCR prevede che la cifra di circa 4.270.000 potrebbe essere raggiunta entro la fine del 2015 (2)”. Altri dati UNHCR evidenziano la crescita esponenziale del numero di profughi: 92.814 nel mese di luglio 2012, 1.512.160 nel luglio 2013, 2.835.736 nel mese di luglio 2014, 4.094.091 nel mese di luglio 2015 (3).

Tutti sapevano. Giornalisti come leader politici erano consapevoli. Le classi dominanti d’Europa e degli Stati Uniti semplicemente speravano di confinare i rifugiati nei paesi vicini. Perlomeno così è accaduto negli altri conflitti generati per il controllo del gas, del petrolio e dei minerali strategici. Nel 2000 infatti, 16 milioni di rifugiati riconosciuti dall’UNHCR erano distribuiti come segue: “3,6 milioni in Africa, 9,1 in Asia, 2,3 in Europa, 0,6 in Nord America e il resto in America Latina e Australia (4)”. Concludiamo la serie di dati quantitativi con un’ultima cifra dell’UNHCR relativa al 2013, quando i paesi industrializzati ospitavano il 14% di tutti i rifugiati (5).

Si tratta chiaramente di circoscrivere nella periferia dei paesi ricchi la miseria del mondo prodotta da un lato dalle politiche economiche delle potenze imperialiste e, dall’altro, dalle guerre per il controllo delle materie prime. Siamo in presenza di una delle diverse manifestazioni dell’ultraliberismo: privatizzare i guadagni e socializzare le perdite e/o costi.

Gli ipocriti convertiti

Abbiamo assistito nella settimana che ha seguito la diffusione della foto del piccolo cadavere di Aylan a improvvise conversioni all’umanesimo. Ad esempio, il deputato di destra della regione delle Alpi Marittime, Eric Ciotti, ha scritto su Twitter il 3 settembre: “immagine di orrore insopportabile quella di un’infanzia perduta. Indignazione e repulsione contro l’immobilismo intollerabile della comunità internazionale”. Lo stesso individuo, appena un mese fa, il 10 agosto, sosteneva che “l’Unione europea deve impegnarsi senza ritardo in operazioni militari volte a distruggere alla fonte le reti dei trafficanti e creare centri di detenzione per migranti nei paesi di ingresso in Europa (6)”.

Nel PS la conversione è altrettanto radicale. Hollande annunciava al vertice straordinario europeo sulla situazione dei migranti nel Mediterraneo, il 23 aprile, la sua intenzione di proporre una risoluzione alle Nazioni Unite per distruggere le navi dei trafficanti. Ci si chiede di sfuggita come i soldati responsabili di questo compito potessero riconoscere le imbarcazioni interessate. Ora Hollande considera l’accoglienza dei rifugiati siriani “un dovere della Francia, dove il diritto d’asilo è parte integrante della sua anima, della sua carne (7)”. Dopo lo “spirito dell’11 gennaio” ora abbiamo “l’anima e la carne” della Francia.

Numerosi media hanno ripreso questo mito di una Francia che è sempre stata accogliente verso gli oppressi del mondo. Anche se è innegabile che attivisti e/o cittadini siano stati accolti in Francia nel passato, è comunque fuorviante presentare questo dato come solidamente, coerentemente integrato con l'”anima e la carne” del Paese. Cominciamo ad abituarci a questa narrativa ideologica nazionale per mascherare una realtà storica contraddittoria. Nel gennaio 2015 la libertà di espressione è stata presentata come una costante francese oscurando i molteplici divieti a giornali, riviste e libri che si esprimevano contro la guerra in Algeria. Nel 2004 durante la votazione sulla legge inerente al velo nelle scuole fu l’uguaglianza tra i sessi a essere presentata come una costante francese, nascondendo sia le disuguaglianze presenti che le lotte condotte dalle attiviste femministe per ridurre le disparità reali.

Alcuni media hanno addirittura osato citare l’esempio dei repubblicani spagnoli in fuga dal fascismo di Franco. Non è inutile ricordare le condizioni di quella accoglienza. Ecco quello che dice lo storico Marc Ferro:
Quando nel 1937, affluiscono i profughi baschi, le istruzioni molto rapidamente dimenticano le preoccupazioni umanitarie delle prime settimane. Li fanno ritornare in Spagna dai Pirenei catalani. (…). A partire dall’autunno 1937, Marx Dormoy, ministro dell’Interno del governo del Fronte Popolare, chiede alla polizia di stabilire una “barriera invalicabile”… Soprattutto, si dimostra la riluttanza delle popolazioni ospitanti ad aiutare i rifugiati, spesso scioccati dalla passione politica dei loro ospiti (8)
Centinaia di migliaia di repubblicani furono “accolti” nei campi che dovettero costruire essi stessi. Le famiglie furono separate e i campi erano circondati da filo spinato e sorvegliati dalla polizia antisommossa. I francesi che volevano aiutarli, furono costretti a gettare cibo e vestiti oltre il filo spinato.
Non c’è un'”anima e carne” francese che includerebbe come caratteristica essenziale l’umanesimo e l’accoglienza verso i perseguitati. Non c’è alcuna riconversione sui rifugiati, ma semplicemente “ipocriti ripensamenti” messi in scena dai media al fine di sfruttare l’emozione dell’opinione pubblica.

Il discorso sulla selezione

A parte il Fronte Nazionale che propone di “non accogliere nessuno” (9), il consenso sull'”anima e la carne” della Francia ora riunisce la destra e parte importante della “sinistra”. Un tratto del consenso è la necessità di “selezione” tra “rifugiati legittimi” e “illegittimi”, tra “rifugiati veri” e “falsi”. Le proposte sono un ottimo strumento di analisi della nostra società, della sua classe politica e del sistema dei media.

Il sindaco di Roanne, Yves Nicolin propone che la selezione sia fatta su base religiosa:
Se la Francia decide di ospitare sul suo territorio un certo numero di famiglie e decide di integrarle, vale a dire di dare loro i documenti, ebbene, la città di Roanne, a mio avviso, potrebbe avere un ruolo e accogliere forse una dozzina di famiglie, ma a condizione che siano rifugiati cristiani che sono perseguitati perché cristiani in Siria dall’Isis (…) Quello che mi auguro è che si possa avere la certezza assoluta che non siano terroristi mascherati. Ecco perché penso che la condizione di essere cristiani sia una garanzia sufficiente (10)

E’ seguito in questa proposta dal sindaco di Charvieu-Chavagneux, Gérard Dézempte, e dal sindaco di Belfort, Damien Meslot. Dopo la stella gialla per distinguere, in passato, gli ebrei è quindi opportuno far indossare in futuro una mezza luna verde per evitare le frodi nell’asilo politico. Queste posizioni sono certo marginali, ma sufficienti a sottolineare la banalizzazione dell’islamofobia in Francia. Indicano che è saltato un tabù nella questione sull’islamofobia, sdoganato come “legittimo” nel dibattito politico.

Ma il criterio di “selezione” più ampiamente condiviso e citato è quello tra “immigrati” e “rifugiati”. Molti giornalisti adottano un tono saccente per spiegare la differenza tra gli uni, “economici” e gli altri, “politici”. L’accoglienza degli uni sarebbe impossibile e richiederebbe fermezza, mentre l’accoglienza per gli altri sarebbe necessaria ed esigerebbe solidarietà. La distinzione tra “rifugiati” e “migranti” è anche presentata da un giornalista di Libération come segue:

L’attuale crisi umanitaria è trattata come un aggravamento, certamente spettacolare, ma un semplice aggravamento di una “ondata migratoria”, che da anni si incaglia sulle coste europee, oggi italiane e greche, ieri spagnole. Non è un caso che si parli di “migranti” o “irregolari” e non di “profughi”. In fondo, per i francesi, Aylan è solo un’altra vittima della “miseria del mondo” attratta dall’Eldorado europeo. Queste masse indifferenziate che forzano le nostre frontiere a rischio della vita, ed è il discorso del Fronte nazionale, sono solo “migranti-immigrati” che per ben che vada rubano il pane ai francesi e, nel peggiore dei casi, importano la jihad. La parola “migrante” è una foglia di fico semantica per negare la specificità del dramma umano in pieno svolgimento alle nostre frontiere… Ma la stragrande maggioranza di coloro che cercano di raggiungere l’Europa non avrebbe mai pensato un paio di anni fa, a lasciare il proprio paese: essi “migrano”, perché fuggono la guerra, i massacri, le persecuzioni, gli stupri, le torture, la morte (11).

Condividiamo la preoccupazione di questo giornalista di comprendere l’urgenza e la portata della tragedia. Ma questa urgenza non deve impedirci di vedere l’insieme delle cause e delle responsabilità che portano all’emigrazione sia quella cosiddetta “economica” che all’esilio politico. Le stesse potenze della NATO impongono regole economiche globali che impoveriscono i più poveri, costringendoli a emigrare, e intervengono militarmente per il controllo delle materie prime, producendo sistematicamente tragedie umanitarie e costringendo alla fuga milioni di persone: Iraq, Afghanistan , Libia, ecc. Come i rifugiati, anche gli immigrati “economici” non avrebbero mai pensato qualche anno fa, a lasciare il loro paese. L’insistenza del governo come dell’opposizione sulla distinzione tra queste due categorie di vittime ha un solo obiettivo: giustificare il rifiuto di soggiorno ai migranti economici e anche ai rifugiati, essendo scelte arbitrariamente dai paesi ricchi le zone a rischio.

E’ vero che ancora una volta i reportage e i discorsi dei mass media sono concentrati sulle conseguenze della situazione e non sulle cause. È come se improvvisamente fossimo in presenza di una tempesta imprevedibile e non davanti ai risultati prevedibili di una destabilizzazione strategica di cui i nostri leader hanno una grande responsabilità. Lo stesso silenzio sulle cause porta più o meno consapevolmente a mascherare la responsabilità delle petro-monarchie nell’offensiva dell’Isis. E’ vero, sono amiche dell’Europa e degli Stati Uniti. Porta anche più o meno consapevolmente a mascherare la responsabilità della Turchia nell’offensiva dell’Isis attraverso la guerra che conduce contro la resistenza curda. E’ vero, la Turchia è un membro della NATO. Ma il discorso dei media è caratterizzato anche da un altro silenzio assordante: quello inerente al massacro che l’esercito saudita e gli eserciti degli emirati commettono ogni giorno nello Yemen contro una rivolta popolare. E’ vero, sono “nostri” alleati.

Se le proposte di selezione tra rifugiati cristiani e rifugiati musulmani rivelano l’origine islamofoba, quelle tra migranti economici e rifugiati politici rivelano la campagna consensuale (consapevole o meno, il risultato è lo stesso) tesa a nascondere le cause delle crisi che scuotono il nostro mondo.

Una logica coloniale

Il discorso sulla selezione porta inevitabilmente a delle proposte dispositive. Si propone quindi a destra come a sinistra di aumentare i centri di smistamento o “hotspot”. Con buona logica coloniale, si propone di installare questi nuovi centri nei paesei del Mediterraneo e nell’Africa stessa. Non è né più né meno che esternalizzare il “lavoro sporco” affinché rimanga invisibile. Il fatto che dei paesi membri dell’Unione europea siano coinvolti sottolinea solo che la logica coloniale si estende in Europa. L’ultima “crisi greca” e il suo risultato dimostra che questo paese è considerato come le ex colonie cioè con la logica di dipendenza e saccheggio.
Questi centri di smistamento esistono già ad esempio a Pozzallo in Italia, centro gestito da Frontex (l’agenzia europea incaricata delle frontiere (12)). Il centro di Pozzallo, come altri sono regolarmente denunciati dagli attivisti dei diritti umani come lesivi della dignità delle persone:

L’obiettivo? Rinchiudere e riportare i rifugiati “cattivi” alle loro case, anche a costo di maltrattarli e talvolta di condurli a morte nel loro paese d’origine. Queste prigioni anonime vedranno la polizia usare la forza per costringere i rifugiati a dare le impronte digitali che vengono poi memorizzate negli archivi Eurodac. A Pozzallo, nel mese di ottobre 2014, i racconti, le testimonianze e le registrazioni attestano la violenza contro i rifugiati in questi centri. Diverse centinaia di rifugiati avevano iniziato uno sciopero della fame contro il prelievo forzato delle impronte digitali. Ancora a Pozzallo, nel maggio 2015, la polizia ha usato i manganelli elettrici, anche nei confronti dei minori, che si rifiutavano di dare le impronte digitali. La polizia usa anche altre tecniche di intimidazione, le famiglie sono minacciate di separazione (13).

La proposta di aumentare il numero degli “hotspot” mette in evidenza la mancanza di volontà di agire sulle cause e la scelta di concentrarsi solo sulla gestione delle conseguenze esternalizzando i compiti più repressivi.

***

Ma allora che cosa significa questa “conversione” diffusa da Merkel a Hollande, da Sarkozy a Valls? Come per l’11 gennaio, la risposta è da ricercarsi nelle decisioni prese durante la messa in scena mediatica e politica di un umanesimo europeo esemplare. Se la tragedia di gennaio ha portato a una decisione presa quasi all’unanimità in seno all’Assemblea nazionale di continuare gli attacchi aerei in Iraq, il dramma di settembre si conclude con la decisione di Hollande di iniziare attacchi aerei in Siria. Non c’è nemmeno bisogno di votare, il consenso nelle dichiarazioni è sorprendente. All’unanimità tutti i grossi nomi della destra e del partito socialista hanno espresso sostegno agli attacchi.

Note:

1 [http://www.unhcr.fr/559e2ca6c.html]
2 Ibid,
3 http://data.unhcr.org/syrianrefugees/regional.php#_ga=1.59556077.1786272980.1441787559
4 Jean-Claude Chasteland , La population mondiale à l’orée du XXIème siècle, in Jean-Claude Chasteland et Jean-Claude Chesnais (coord.) , La population du monde, Les Cahiers de l’INED, n° 149, Paris, 2002, p. 57.
5 http://www.unhcr.fr/53edc9a39.html
6 http://www.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2015/09/03/refugies-l-hypocrisie-d-eric-ciotti_4744749_4355770.html?xtor=SEC-33280887
7 http://www.lepoint.fr/societe/hollande-la-france-prete-a-accueillir-24-000-refugies-07-09-2015-1962619_23.php
8 Marc Ferro, Histoire de France, Odile Jacob, Paris, 2003.
9 Déclaration à l’université d’été du Front National, le 5 septembre 2015.
10 http://www.ouest-france.fr/roanne-le-maire-pret-accueillir-les-refugies-sils-sont-chretiens-3669778
11 http://www.liberation.fr/monde/2015/09/04/ne-dites-plus-migrant_1375999
12 Voir notre article de mars 2015 : https://bouamamas.wordpress.com/2015/03/22/le-mur-meurtrier-de-la-mediterranee-lassassinat-institutionnel-de-masse-de-lunion-europeenne/
13 http://www.huffingtonpost.fr/alexis-kraland/pozzallo-centre-tri-refugies_b_8089980.html

* Da Michelcollon.info, Traduzione a cura si www.resistenze.org

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