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“Io non ci sto!”. Rabbia e lucidità nella lettera di una infermiera

Sono già diversi giorni che ho in testa l‟idea di scrivere questa lettera, un’idea maturata perché l’emergenza coronavirus ha scoperto ogni nervo di un sistema che, se ancora oggi è in grado di dare una risposta lo deve solo all‟abnegazione del personale sanitario.

Il sistema sanitario è un sistema complesso, se prendiamo a esempio l’ospedale, perché funzioni ha bisogno oltre che di medici, infermieri e oss, anche delle lavoratrici e dei lavoratori delle pulizie, delle mense, delle lavanderie, dei centralini, degli amministrativi, dei tecnici, dei laboratori, dei lavoratori della logistica, del trasporto, etc., insomma di tutto un complesso di figure che fanno sì che quando un paziente arrivi possa ricevere la giusta risposta sanitaria.

Invece cosa è successo in questi anni?

I piccoli ospedali sono stati chiusi, i letti ridotti, le mense, le cucine, le sterilizzazioni esternalizzate, i laboratori analisi accorpati, i medici costretti alle dimissioni precoci. Il personale sanitario si è trovato stretto fra le decisioni dei vertici aziendali e i bisogni dell’utenza.

Decisioni che tagliando i servizi e distruggendo quasi il territorio hanno reso difficili e in molti casi inaccessibili le cure a chi ne ha bisogno. Decisioni che ci hanno privato della nostra professionalità, decisioni che ci hanno imposto che contano di più gli aspetti amministrativi che la cura e l’assistenza del paziente, il tempo che passiamo con lui, la capacità non solo di curarlo ma di sostenerlo, di aiutarlo di fronte alla malattia, alla sofferenza e anche alla morte.

Decisioni che hanno tentato di toglierci la nostra dignità personale e lavorativa importantissima, perché come disse giustamente 40 anni fa un medico, Mario Lizza “non c’è umanizzazione dell’ospedale senza umanizzazione delle condizioni di lavoro e di vita del personale che vi lavora”.

I cittadini dall’altra parte hanno avvertito, perché lo vivono tutti i giorni, i cambiamenti negativi di questo sistema, giustamente si lamentano, s’indispettiscono, esigendo risposte da chi non può più soddisfarle e i modi di difendersi si manifestano nelle forme più diverse, incalzati dai media e da campagne denigratorie.

Ma c’è anche un’altra ragione che mi ha spinto, sollecitata tra l’altro dalle lettere di altri operatori sanitari, ed è “l’irritazione” che mi deriva dalle parole dei vari ministri, presidenti delle regioni, direttori ospedalieri, politici di destra e di sinistra, su questa trasformazioni in angeli, oserei aggiungere dell’inferno nel quale continuamente ci costringono a lavorare.

Io non ci sto!!!

Io non ci sto ad essere trasformata in un angelo, quando fino a ieri e proprio grazie a quelle scelte, oggi ci troviamo nella cosi detta “merda” di fronte all’emergenza coronavirus.

Per anni si e lavorato sistematicamente per distruggere la sanità pubblica, privatizzando, chiudendo ospedali, diminuendo posti letto, dirottando il pubblico verso il privato, per anni si è portato avanti campagne denigratorie contro noi, il signor Brunetta insegna, attaccando i lavoratori e le lavoratrici del Pubblico Impiego, come fannulloni, lavativi e furbetti. Per anni abbiamo accumulato uno stress lavorativo dovuto al disagio per le richieste eccessive e continue, interne ed esterne, spesso al di sopra delle proprie risorse fisiche e mentali, quando addirittura divergenti con le motivazioni personali.

Per anni ci hanno fatto il lavaggio del cervello affinché noi concedessimo loro, volontariamente il nostro consenso a questa operazione.

Laddove, con queste manovre, non hanno raggiunto dei risultati, hanno adottato vari strumenti, sviluppando e aggiornando forme di repressione tese non solo a colpire quelli che non volevano sottostare, ma per infondere la paura come deterrente e monito nei luoghi di lavoro per indurci al silenzio come unica soluzione possibile.

L’infame obbligo all’azienda è uno tra quelli, inserito nei nostri contratti di lavoro con l’avvallo dei sindacati confederali, che ci impedisce di denunciare quanto accade, pena il licenziamento.

Allora io mi domando se è un delitto pretendere di lavorare meglio, con più personale, in condizioni più umane, il non voler essere di fronte al malato il capro espiatorio verso il quale egli può riversare la sua rabbia e la sua sofferenza per un’assistenza che sempre peggio si fa carico delle sue esigenze?

Se è un delitto voler smascherare ogni tentativo di mettere un lavoratore contro l’altro, nascondendo le reali cause del processo di riorganizzazione in corso?

Se é un delitto voler costruire un fronte comune con gli utenti contro la distruzione della sanità pubblica e contro chi vuole la condanna a morte di chi non si può permettere cure?

Per questo quello che voi chiamate la fedeltà all’azienda (che tanto ricorda la filosofia fascista), io la chiamo “obbligo di omertà”, perché vorrebbe impedirci di denunciare le cause reali di quanto sta succedendo in sanità a seguito di scelte politiche ed economiche ben precise.

La frase di un cittadino calabrese sintetizza bene queste scelte; “avete fatto della salute un mercimonio. Avete fatto dell’ospedale uno scempio. Avete fatto di un diritto un favore”.

Oggi ci chiedete di stringerci in un abbraccio che io definisco mortale, promettendo tra l’altro centinaia di assunzioni, così come fu fatto dopo la Sars e il batterio New Delhi, promesse che si tradurranno in alcune decine di assunzioni, con contratti interinali, che non risolveranno il problema della mancanza di personale, ma che apriranno sempre di più le porte all’ingresso di lavoratori e lavoratrici, più sfruttati, con meno diritti e più ricattabili.

Per questo io non ci sto.

Io sono dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici, come sono dalla parte dei cittadini e del loro diritto ad avere una sanità pubblica, efficiente e qualificata su tutto il territorio nazionale. Mi auguro che alla fine di questa emergenza, noi tutti lavoratori e lavoratrici, avremo raggiunto la consapevolezza che, di fronte allo scenario che si prospetta, divisi non andiamo da nessuna parte e che per iniziare ad arginare la valanga che si sta abbattendo su di noi dobbiamo rimettere al centro la solidarietà, l’unità e l’autorganizzazione, riprendendo la capacità non solo di informarci e informare ma di impedire che attraverso questo processo la sanità diventi sempre più preda di avvoltoi e criminali.

Un processo questo che se non è ostacolato, cancellerà ogni diritto e ogni legittima aspettativa dei lavoratori e lavoratrici e il diritto a una Sanità Pubblica universalistica.

La difesa delle nostre condizioni di lavoro assume, quindi, un’importanza fondamentale che va ben oltre il mero ambito contrattuale o l’interesse particolare di una categoria professionale, perché coinvolge il tema della tutela della salute dei cittadini (coronavirus insegna).

Per fare questo è fondamentale costruire momenti di aggregazione, solo da un’azione collettiva può nascere la forza in grado di contrastare questo processo di privatizzazione e sottrarci dall’essere complici involontari della distruzione della Sanità Pubblica perché la salute non è una merce che si vende e si monetizza.

* Infermiera professionale

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

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40 Commenti


  • Giorgio

    Condivido l’articolo, non chiamiamoli eroi o angeli bianchi ma diamo loro il vero aggettivo: sono eroi o angeli super sfruttati ,ricordiamocelo quando tutto sarà finito.


  • Gianluca

    Finalmente una voce reale, concreta lucida e obiettiva.
    Io sto con lei…per quello che serve.
    Puntare sull’umanità anziché il profitto insensato.
    Dove c’è umanità c’è capacità, valore e ricchezza. Doti che emergono chiaramente tra le righe di questa professionista.
    Gianluca



  • Giancarla Bellei

    Il debito del sistema per mala gestione, per un magna magna sul pubblico che si registra in ogni settore della convivenza civile e il ns votare individui che promettono a vuoto! Noi siamo coloro che se ne fregano delle liste fatte dal capo. E che comunque con la fatidica frase’sono tutti uguali” abbiamo permesso che da oltre 30 anni si svuotasse l’etica del vivere civile! La colpa è anche di tutti noi che abbiamo comunque delegato!


  • Massimo innocenti

    Condivido. Capisco il tragico momento e ringrazio chi sta segregato in casa come facciamo noi. Ma i nostri politici si fanno vita facile imponendo i questo quando non sono in grado di garantirci cure e protezioni adeguate al caso. VERGOGNA.


  • Guglielmo

    Complimenti per la tua relazione sia come professionista che come persona. Non è bello pensare che le persone al potere vedano sulle persone malate il solo semplice interesse economico e che la deprivazione dei diritti di assistenza sia un introito per creare differenze e discriminazione. Anche io non ci sto. Il problema sta secondo il mio parere all’interno di sistemi sanitari che devono saper convivere difficili realtà compromesse poi dalla limitata importanza della tutela sanitaria locale. Il problema è il pregiudizio che i grandi poteri hanno quando vince la ragione e la cura e chi ci rimette è il sistema sanitario nazionale.


  • Luca Ballestrero

    Cara Gina,
    ho letto ciò che hai scritto , lo condivido in toto e credo che quando tutto questo sarà finito, se ci sarà da scendere in piazza al vostro fianco contro questo scempio protratto negli anni contro la NOSTRA SANITÀ io ci sarò !
    Per il momento posso solo stare a casa. e dire solo GRAZIE per tutto quello che fate.
    Un ABBRACCIO


  • Gina Lucia Bohne

    Faccio parte della categoria, confermo e condivido quanto scritto, ma ….facciamoci anche un autocritica profonda, perché siamo spesso la concausa di ciò che accade, e “la colpa” non è sempre e solo “degli altri”.
    Tra noi infermieri e operatori sanitari, così come per tutti coloro che hanno un impiego “statale”…c’è anche chi ha sfruttato la situazione quando era un periodo di “vacche grasse “ contribuendo a portare alla situazione attuale.


  • Gianfranco

    Da vecchio ospedaliero e da utente ospedaliero condivido in toto il pensiero di Gina.


  • Maria

    Condivido a pieno le parole della collega.
    La sanità è stata purtroppo rovinata da squallide persone,che oggi hanno ancora la parola…..


  • carlo

    Grazie hai assolutamente messo sul piatto ai “laici” la nostra situazione ……ventennale….che peggiora e che nessuno considera terminale……anche io non si sto!!!!!!!


  • Carla

    Condivido tutto , io sto con voi.
    Grazie


  • Faby manca

    Anch’io non ci sto! Condivido in pieno!


  • Franca La Rocca

    Sto con voi e condivido ogni parola che Lei ha scritto.


  • Gloria

    Sono anch’io un’infermiera, lombarda, di sanità pubblica. Grazie per la tua chirurgica descrizione di un sistema sanitario in rottamazione. Quanto degrado, quanta inadeguatezza da parte di dirigenti, con quanta povertà umana ci siamo dovuti confrontare in questi anni!
    Sopravvivere a questo degrado sottrae energie da investire in assistenza e i malati ne fanno le spese. Se l’Italia sopravviverà a questa emergenza sarà solo grazie al fatto che la politica (rappresentata anche da molti dirigenti ospedalieri) si è fatta da parte dando spazio, lasciando decidere, secondo un criterio di merito, i professionisti seri e capaci della quale è dotata. E allora GRAZIE amatissimi colleghi facciamogli vedere di cosa siamo capaci per 1.750 euro al mese. Grazie per aver NOBILITATO LA PROFESSIONE


  • Milvia

    Come lavoratrice del pubblico impiego faccio mie le parole di Gina, noi siamo i fannulloni i furbetti della situazione, bene non ci sto. E con la salute non si lucra.


  • Franco Agresti

    Tutto nasce dal fatto che sta prendendo piede una nuova etica (quella neoliberista) per cui l’interesse economico prevale su tutto, ad esclusivo vantaggio di ben circoscritte lobbies. Fino a quando la Politica non avrà ripreso il suo ruolo di guida , attualmente abdicato a vantaggio dell’economia di mercato, sarà sempre peggio.


  • Simona

    IO STO CON LEI, CON TUTTI I LORO DIRITTI CALPESTATI PERCHÉ È ANCHE IL NOSTRO DIRITTO COSTITUZIONALE ALLA SALUTE COLLETTIVA CHE È VENUTO MENO IN QUESTI VENT’ANNI DI SCELTE SCELLERATE CHE SEMBRANO DETTATE DAL PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA DELLA P2.


  • Camillo

    Armiamoci e combattjamo


  • Stefano Loi

    Parole sante


  • Angelo

    Parole sante! Risparmiare sulla Sanità è una bestemmia contro l’uomo nel momento in cui è reso fragile dalla malattia ed incapace di difendersi e complicare il lavoro ai sanitari che vogliono difendere il proprio simile in difficoltà.
    Angelo


  • Giuliana

    Cara Gina, condivido tutto, non avresti potuto dirlo meglio! Hai tutta la mia approvazione, appoggio, ringraziamento, ma temo che a crisi terminata, come si dice :«passata a festa, gabbato u santo»!


  • Alessia

    Cara Gina io sono d’accordo con te ,ma perché non hai scritto questa bellissima lettera anni fa …quando hai visto e vissuto in prima persona lo scempio lento e operoso che veniva fatto nel sistema in cui tutt’ora operi e probabilmente hai operato per anni…?? perché adesso…io penso che tu abbia assistito per anni ogni giorno a questo lento degrado…chi non ci sta non ci sta da subito …e non dopo anni… altrimenti ti fai compiacente del sistema ..
    Vuoi perché devi…
    devi andare avanti … c’è in gioco il posto di lavoro…. ,Ed è pubblico magari.. quindi perché non prima..dopo anni di onorato servizio….. Grazie comunque!!


  • Gabriella Biscaldi

    Condivido in pieno l’articolo,essendo un ex infermiera professionale. Brava.


  • Maria Tasso

    Condivido totalmente collega. L’analisi è equilibrata e le cause ben descritte. Io sono pensionata e, all’epoca, chi voleva parlava. Certo non facevi carriera ma almeno non ti licenziavano e, se eri competente tanto da essere apprezzata, neanche la pagavi troppo cara. Poi hanno smobilitato, esternalizzato, privatizzato e ridotto gli organici. Grazie e mantenga la determinazione soprattutto per dopo. Buon lavoro


  • Floriana Biasin

    Mi trovo pienamente d’accordo con la lettera lucida della collega. Anni addietro, per quanto parlavi, sembrava che ti lamentarsi. Se denunciati qualche situazione venivi subito tacciata, messa in disparte o anche demansionata. Adesso si è Angeli. Ma finito il momento fi clamore cosa succederà; le cose ritorneranno come prima. Ciao sono colleghi superspecializzati, che fanno continuamente formazione continua e a tutt’ ora hanno una paga da operaio.


  • Antonia

    Sono con te per non parlare dei stipendi irrisori…perche’ le Asl danno gli appalti ai privati aprono rsa ti buttano li a lavorare con patologie che non hanno niente a che fare…senza materiale all’arrangio.


  • manuela

    condivido in pieno le tue parole !


  • Daniela

    Grazie condivido pienamente


  • Lucia Balduini

    Brava Gina, condivido tutto.


  • Silvano Silver

    Per anni e anni hanno continuato a fare tagli alla Sanità. Questo bene prezioso per tutti quanti noi.
    Roba da pazzi, mazzi veramente.


  • Michela

    Non sono un’infermiera né un’impiegata statale. Ma che questa fila di politici, si presenti tutte le sere in TV, a ringraziare il personale medico e paramedico….è a dir poco schifoso. E la lettera della signora è, a dire poco, chirurgica per la precisione.


  • Catia morellini

    Sei un ‘ infermiera coraggiosa che dici con chiarezza una serie di considerazioni vecchie e nuove sul sistema sanitario pubblico che riguarda tutti noi lavoratori di ogni ordine e grado.per lavorare bisogna avere una testa che ha il tempo di ragionare collegata ad un cuore che non abbia paura e sia in buona salute emotiva per poter collegare le proprie mani per poter svolgere al meglio la propria funzione professionale e poter considerare di stare curando ed assistendo un paziente che ha bisogno anche del nostro coraggio e delle nostre parole perché è un essere umano che ha necessità della nostra tranquillità per lavorare al meglio ,per non nuocere ma curare con tutto ciò che è necessario in termini di organizzazione e di risorse umane .risorse umane che brutta e sterile doppia parola non siamo più neppure considerati noi delle persone …figuratevi i pazienti …..risorse malate ? Grazie abbiamo bisogno di unire le forze e fare sentire un unica parola …..comune …che venga urlata….siamo lavoratori da rispettare e mettere nelle condizioni di poter dare il meglio in termini umani…professionali e mentali …..


  • Valeria Atzei

    Concordo e Condivido in toto tua analisi, ed et così in ogni luogo in ogni angolo .

    Brava
    Grazie


  • Tonina ORRÚ

    CONFIVIDO IN TUTTE LE SUE PARTI L ARTICOLO… CONDIVIDO E DICO PERÒ CHE SIETE ANGELI.. FORZA IL SIGNORE VI BENECICA E PROTEGGA SEMPRE


  • Antonietta Piccoli

    Ammiro la tua analisi obiettiva , coraggiosa ed onesta. Purtroppo , diciamocelo chiaramente, là dove si dovrebbe far sentire la voce della propria esperienza (come nella sanità anche in altri settori maltrattati, ad es: scuola ) si sta zitti perchè ci si sente soli. Ultimamente gli unici pensieri sono le campagne elettorali e noi ci lasciamo riempire la testa senza ragionare e stiamo in silenzio. Non c’è solidarietà fra cittadini anzi! Tutto questo deve cambiare ! Speriamo che tutti insieme ci
    si possa risvegliare da questo torpore!


  • Rachele Stefan

    Bravissima, l’obbligo è riaprire tutti gli ospedali chiusi, ed i soldi investirli nella sanità che sia efficiente al 100 per cento in tutte le zone.
    Non intascarseli per i loro vitalizi e vizi.
    Che vadano all’inferno, ma questo sarà per loro statene certi


  • Valery

    Bravissima ,condivido in tutto quello che hai scritto.Meno poltrone ,ma piu personale in prima linea .Infermieri e medici devono essere vicino ai malati in numero adeguato,non toglierli come hanno fatto fino ad adesso.


  • Domenico Donati

    Non.c’è nulla di nuovo sotto il cielo.!!!
    E’ molto importante che si alzino le voci e molto di più ,per cercare di arginare questa frana sociale.Purtroppo siamo di memoria corta,e peggio ,assorbiamo tutte le informazioni come delle nuove verità.Abbiamo perso la capacità,se mai l’abbiamo avuta,di elaborare la storia,nostra e degli altri.Siamo noi che possiamo cambiare la storia,se la decidono gli altri rimarremo sempre nella”merda”.


  • ndr60

    Condivido lo sfogo dell’infermiera, ma aggiungo che i sindacati come ANAAO sono anni che dicono questo, con i risultati che vediamo.
    Proprio stamattina leggevo che si parla di finanziare la Sanità con un miliardo di euro per “metterlo in sicurezza di fronte all’emergenza corona virus”. Secondo il citato sindacato, in dieci anni la Sanità ha avuto tagli per 37 miliardi, quindi questo decreto pretenderebbe di risolvere il problema con quasi un quarantesimo delle risorse sottratte, allora mi chiedo: è serio, tutto ciò?
    Questi ci stanno prendendo in giro, come al solito.

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