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“Commissariati” i giovani comunisti di Catania

Centralismo democratico?
Come militanti ed iscritti alla FGCI di Catania consideriamo inaccettabile la decisione adottata dalla segreteria provinciale del Partito dei Comunisti Italiani.
L’azzeramento delle cariche della FGCI provinciale costituisce un pericolosissimo precedente: un provvedimento assolutamente autoritario con cui si nega ogni possibilità di confronto. Questa considerazione viene avvalorata
dalla diversa valutazione delle “modalità di intervento” che il Partito decide di portare avanti nel resto del Paese. Un esempio su tutti che facilmente può rendere l’idea è rappresentato da quanto accade nella federazione veneta del PdCI.
In data 1 novembre sul sito Sinistra XXI è apparso infatti un appello, in vista delle primarie del Centro-Sinistra, intitolato «Con Vendola per il lavoro» e sostenuto da alcuni autorevoli dirigenti del Partito e della FGCI nazionale.
Tramite un appello fatto girare su internet si sono quindi scavalcati di fatto gli organismi dirigenti del Partito e della FdS: la riunione del Consiglio nazionale della Federazione della Sinistra si è svolta infatti il 3 novembre mentre la riunione della Direzione nazionale del PdCI si è svolta l’11 novembre.
E’ agevole dunque rilevare quanto le posizioni liquidazioniste del Partito in SeL e le “fughe in avanti” (o indietro!) di
alcune sue componenti siano tollerate, mentre le richieste di coinvolgere i diversi livelli del Partito nella discussione e nella definizione della linea nazionale vengano sottaciute e ghettizzate. Lungi da noi chiedere commissariamenti e azioni disciplinari nei confronti di altri compagni con posizioni diverse, denunciamo invece con forza l’inaccettabile disparità di
trattamento che ha subito e che sta subendo la Federazione catanese della FGCI.
Consideriamo altresì inaccettabile la mancata comunicazione ai dirigenti e ai tesserati degli sviluppi della discussione in seno al Partito regionale. In questo senso appare perlomeno incredibile che le dimissioni del portavoce regionale Federico Martino, avvenute a causa di significative divergenze rispetto alla linea politica nazionale, non vengano comunicate per tempo, così
di fatto elidendo dal dibattito interno fondamentali elementi utili per una riflessione approfondita e condivisa sulle decisive vicende del Partito nell’attuale fase politica.
Come militanti ed iscritti alla FGCI di Catania rivendichiamo la necessità di una libera condivisione di idee, contenuti, proposte, analisi e posizioni, all’interno di una costruttiva e democratica dialettica interna. Siamo fortemente convinti che qualunque contributo possa e debba rappresentare un elemento di arricchimento alla discussione del Partito, oltre che un forte elemento di crescita culturale, umana e politica di tutti quei compagni e di tutte quelle compagne che alla stesura del contributo in questione hanno partecipato. Una decisione come quella di azzerare il coordinamento della FGCI, portata avanti nei modi di cui sopra, rischia quindi di mettere a repentaglio l’attaccamento e la voglia di partecipazione politica dei giovani militanti della FGCI e del PdCI a Catania, in un momento drammatico per la sinistra, soprattutto in città.
Una simile gestione della vita democratica del partito prende poi piede proprio nel momento in cui l’evoluzione degli eventi sembra dare ragione alle ipotesi avanzate dal gruppo dirigente della FGCI della provincia di Catania all’interno del documento e della relazione presentata all’attivo provinciale del 19 novembre. Lo scarso consenso ottenuto da Vendola nell’ambito del primo turno delle elezioni primarie dimostra infatti la scarsa permeabilità della coalizione guidata dal Pd alle ragioni di una sinistra frammentata.
La via dell’unità di tutte le forze della sinistra su posizioni lavoriste ed anti-liberiste si riconferma dunque come l’unica in grado di riuscire a produrre risultati nell’attuale contesto italiano. Non sarà l’isolamento di Rifondazione Comunista
o la partecipazione solitaria del PdCI alla coalizione dei democratici e progressisti a condizionare l’asse del centro-sinistra.
Le ultime dichiarazioni di De Magistris mostrano come esista uno spazio per la creazione di una lista unitaria della sinistra anti-liberista, presupposto fondamentale di qualsiasi politica delle alleanze. La partecipazione critica ad una coalizione di centro-sinistra -in qualsiasi caso condizionata dall’accettazione da parte del Pd di determinati paletti programmatici- assumerebbe tutt’altro significato alla luce del peso di una simile aggregazione, riuscendo tra l’altro a vincere quelle
posizioni eccessivamente isolazioniste all’interno di Rifondazione Comunista.

Primi firmatari:
Alessia Bavetta
Vincenzo Galeano
Mattia Gambilonghi
Carmelo Giocondo
Anna Pesce
Giusy Rosa
Donata Romano
Federica Tamburello
Claudio Zappalà

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