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Israele capisce solo quando le proprie perdite sono alte

A meno di una settimana dall’invasione di terra israeliana, a 14 giorni dall’inizio del massacro si può fare tranquillamente un primo bilancio del genocidio in corso senza per questo essere accusati di partigianeria. Israele sta nettamente fallendo:

a) almeno 27 militari uccisi. Tanto. Record di morti domenica in un solo giorno. Più di 100 feriti, alcuni gravi secondo fonti israeliana. Ieri l’esercito ha dichiarato che uno dei suoi soldati manca all’appello. I palestinesi dicono da domenica che è rapito. Israele dice che forse è morto. Ad ogni modo non se la passa bene. Ovviamente se rapito sarebbe un enorme problema e sconfitta per Tel Aviv

b) In almeno 4 occasioni gruppi militari palestinesi sono entrati all’interno d’Israele dai tunnel e hanno sparato ai militari. L’operazione si è sempre conclusa con l’uccisione dei commando di “infiltrati” ma è altamente simbolica e importante. Israele ha dovuto chiudere tutte le strade a sud e le cittadine meridionali sono semi vuote. La paura affiora a sud, ed è indiscutibile.

c) Continua il lancio di razzi su Israele. Nonostante le migliaia di raid aerei e nonostante la mattanza. Quindi finora salta uno dei motivi ufficiali di Tel Aviv per aver iniziato la guerra ovvero: “bisogna fermare gli attacchi da Gaza”. 14 giorni e ancora nessun miglioramento.

d) Nonostante gli stermini, Israele non è riuscita a colpire nessun grosso vertice dei gruppi di resistenza. Ma solo civili, intere famiglie e familiari di leader politici.

e) Israele invece di indebolire Hamas (che era agonizzante) le ha dato maggiore credibilità e popolarità. La popolazione di Gaza sostiene fortemente la Resistenza (nonostante i nostri media ci vogliano far apparire quelli di Hamas come dei “criminali”, avulsi dal contesto locale, che stanno imponendo alla popolazione stremata la “guerra” e che pertanto devono assumersi la responsabilità dei morti palestinesi)

f) Mediaticamente è un fallimento. Persino le voci moderate occidentali di “sinistra” parlano di massacro. Addirittura qualche importante leader militare USA parla di “fallimento” di Netanyahu. Il fuorionda di Kerry è emblematico di come la si pensa a Washington. La mattanza del quartiere Shujaiyya ha riportato alla mente di molti la carneficina di Sabra e Shatila nel 1982. E tra i molti non vi sono i soliti sostenitori dei palestinesi. Le vittime civili sono il 75%, un numero enorme di bambini e donne. Forse anche il PD a breve si potrebbe svegliare dal torpore. E a quel punto il fallimento sarà ufficializzato

g) L’aggressione sta durando troppo e non se ne vede la fine. A breve anche gli stessi israeliani, vedendo magari un aumento dei soldati morti e non toccando con mano nessun vantaggio concreto (ancora si devono rintanare nei rifugi), potrebbero voltare le spalle al governo. Prima dell’offensiva, si protestava per non dare fondi ai militari. Chissà che non possa ritornare questa protesta a breve

In conclusione. Sperando che il massacro possa terminare al più presto, auguriamoci che la resistenza palestinese possa difendere la sua terra.

 

 

 

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