Menu

La Repubblica alle prese con la costruzione del nemico

La pandemia da coronavirus sta cambiando il mondo, ed è ancora impossibile prevedere quali saranno gli scenari che si stabilizzeranno una volta che sarà superata la fase sanitaria della crisi. In particolare, è evidente che gli equilibri nella competizione internazionale fra macro-blocchi ne verranno intaccati.

Per questa ragione le classi dirigenti di tutto il mondo stanno iniziando ad affilare le armi, e da sempre la propaganda è uno degli strumenti più efficaci.

Le élites occidentali in particolare devono contrastare la cresciuta egemonia della Cina nella lotta al coronavirus. E’ evidente infatti come la Cina, dopo alcuni errori iniziali, ammessi dalla dirigenza del PCC, abbia dimostrato di essere in grado di reagire in maniera adeguata alla pandemia (leggi qui).

Lo stesso non si può dire per molti paesi occidentali, Stati Uniti in primis, che invece si trovano in queste settimane sull’orlo del collasso. Emerge quindi la necessità di smontare l’immagine vincente di una Cina che prevale attraverso la sua pianificazione nell’interesse pubblico, e anzi scaricargli addosso tutta la responsabilità di questa catastrofe globale (vedi qui).

Naturalmente anche da questa parte dell’oceano le campane di guerra iniziano a farsi sentire, e non ci stupisce trovare La Repubblica in prima fila in quest’opera di disinformazione funzionale agli interessi del potere (leggi qui). Del resto, quel giornale è ormai proprietà della famiglia Agnelli, che controlla l’italo-americana Fiat/Fca, e dunque “deve” aderire alla politica Usa qualsiasi sia temporaneamente il presidente.

Il giorno 14 maggio esce infatti su Rep: una “inchiesta” intitolata “I segreti di Wuhan: i 65 giorni che hanno cambiato il mondo”, che promette di rivelare “le omissioni, il cinismo, la censura che impedirono di conoscere in tempo la peste che stava per investire il pianeta: il Covid-19”.

Ora, come nella migliore tradizione del giornalismo da clickbait a cui la stampa italiana (ma non solo) ci ha abituato, non serve nemmeno che il contenuto dell’articolo sia coerente con il titolo. Il titolo è tutto quello che basta per trasmettere il messaggio, rimanendo stampato per giorni nella homepage del sito, ed è quello che si fisserà nelle menti dei lettori (che in molti casi non hanno l’accesso a Rep:).

L’articolo in sé è confusionario, mette in mezzo elementi di criticità reali (come abbiamo detto, ci sono stati degli errori nella gestione iniziale: errori ammessi dal governo cinese e i cui responsabili, alcuni almeno, sono stati puniti) con cose che non centrano niente con la supposta “tesi” dell’articolo: supposizioni di focolai in Francia, i sospetti riguardanti i giochi militati mondiali, quelli riguardanti il famoso laboratorio di Wuhan (nell’articolo stesso si ribadisce che, allo stato delle conoscenze attuali, l’origine in laboratorio è estremamente improbabile).

L’articolo fa salti temporali avanti e indietro, rendendo il tutto molto confuso, ma soprattutto il tono e i giudizi dell’articolo sono assolutamente ingiustificati sulla base delle stesse informazioni raccontate nel testo!

In calce a questo articolo potete trovare una cronologia dei principali avvenimenti raccontati dall’articolo stesso. Guardandola nel complesso, espressioni usate nell’articolo come “sistematico cover-up” dovrebbero sembrare assurde, anzi si percepisce un ritmo degli avvenimenti e delle decisioni abbastanza serrato.

Ma soprattutto appare evidente la malafede dei giornalisti di Repubblica, a partire dal titolo. Questi “65 giorni” che avrebbero potuto salvare il mondo già sono in realtà 25: dai primi sospetti da parte di un medico di Wuhan il 26 dicembre alla dichiarazione di emergenza nazionale e la conferma della trasmissibilità umana il 20 gennaio.

Ma già dal 30 dicembre le autorità sanitarie avevano ricevuto indicazioni di isolare i malati di polmonite per precauzione, il 9 gennaio era stato comunicato al mondo che era stato provato che si trattasse di un nuovo coronavirus e due giorni dopo il genoma completo, già isolato a tempi record, era stato condiviso su un database globale e aperto.

L’ipotesi di contagio umano viene già accettata come possibile il 15 gennaio da parte delle autorità di Wuhan. I “65 giorni” si fanno partire dal 17 novembre, la data a cui, a posteriori, si fa risalire il primo contagio in Cina e quindi comprendono 40 giorni in cui nessuno aveva individuato un virus sconosciuto con sintomi tragicamente simili a quelli di una brutta influenza.

Ma, quindi, dove sono questi insabbiamenti?

L’articolo di Repubblica parla di “menzogne”, titolando addirittura così un paragrafo, riferendosi alle dichiarazioni del governo dell’Hubei, che la situazione era sotto controllo e che non era provata la trasmissione da uomo a uomo, del 31 dicembre! Solo 5 giorni dopo che per la prima volta era venuto fuori un sospetto che alcune polmoniti avessero come causa qualcosa di anomalo.

Repubblica parla di “whistleblower” riferendosi a un medico che ha diffuso sui social la notizia di “Sette casi di SARS confermati al Mercato di Huanan” il 30 dicembre, quando è evidente che a quell’epoca non c’era nessuna “verità” da nascondere (tant’è che si parlava, a torto, di SARS): era ancora troppo presto per sapere qualsiasi cosa.

Viene citato spesso nell’articolo poi il Capodanno cinese, lasciando intendere che non fossero state prese alcune misure di prevenzione per questa occasione di grandi spostamenti di persone (“Non troppo da guastare le feste di Capodanno”) quando riguardando gli articoli anche della stampa italiana dell’epoca è evidente il contrario (vedi qui).

Ripetiamo, il governo cinese stesso, come anche i membri più importanti delle task-force mediche cinesi, parlano di errori, di un «ritardo» senza il quale i numeri dell’epidemia sarebbero stati inferiori.

Ma è evidente la pretestuosità di Repubblica nel citare uno studio che afferma che a implementare il lockdown tre settimane prima si sarebbero ridotte le vittime del 95%. È probabilmente vero, ma avrebbe voluto dire implementare il lockdown il primo di gennaio! Come si può pretendere che a 5 giorni dal primo sospetto si abbia già una conoscenza tale da implementare delle misure così radicali?

Soprattutto se comparate con le reazioni delle classi dirigenti del resto del mondo: nonostante già dal 20 Gennaio, con il lockdown di Wuhan e le dichiarazioni ufficiali di Cina e OMS, avrebbe dovuto essere chiaro che la situazione era grave, per tutto febbraio, fino a inizio marzo, abbiamo avuto leader occidentali che sminuivano o negavano la gravità della situazione. Ricordiamo #Milanononsiferma?

Insomma, Repubblica si conferma uno dei più fedeli strumenti di propaganda di un élite occidentale che sta vedendo le proprie società (e il proprio consenso) sgretolarglisi sotto i piedi, e che ha un disperato bisogno di un nemico esterno su cui scaricare le proprie colpe.

Si riconferma la necessità di un’informazione indipendente e alternativa, senza paraventi ideologici o idealizzazioni ma capace di raccontare i fatti come stanno (al meglio delle possibilità di conoscenza attuale) senza mai dimenticare che “la verità è sempre rivoluzionaria”.

*****

Timetable dall'”inchiesta” di Rep

-26 dicembre: [un medico di Wuhan, Zhang Jixian] visitando un’anziana coppia, si insospettisce.

-29 dicembre: sulla base delle segnalazioni della dottoressa Zhang, le autorità sanitarie di Wuhan avviano un’indagine epidemiologica.

-30 dicembre: la commissione sanitaria di Wuhan manda due comunicazioni a tutte le strutture sanitarie della città: prendere precauzioni, isolando i pazienti e di comunicare tutti i casi sospetti di polmonite; e non diffondere informazioni sull’epidemia «senza autorizzazione». Lo stesso giorno, un medico diffonde sui social la notizia che “Sette casi di Sars confermati al Mercato di Huanan” La notizia (inesatta come sappiamo) crea il panico in città.

-31 dicembre: un team di esperti viene inviato a Wuhan. Comunicazione all’OMS «A Wuhan si sono verificati una serie di casi di polmonite di causa sconosciuta»

-1 gennaio: il mercato di Huanan, considerato il focolaio del contagio, viene sterilizzato. la Commissione sanitaria di Wuhan e quella nazionale mandano infatti un messaggio a tutti i centri diagnostici dicendo che i campioni della misteriosa polmonite devono essere trattati come «microorganismi altamente patogeni e che tutti devono essere spostati ai laboratori approvati oppure distrutti»

-3 gennaio: i casi confermati di Covid a Wuhan salgono a 41. Per i medici in corsia, le prove di trasmissione da uomo a uomo sono infatti sempre più evidenti. Ci sono almeno due cluster familiari.

-5 gennaio: la rete diplomatica francese segnala che le autorità cinesi dichiarano 59 persone contaminate, sette delle quali in gravi condizioni. Lo Shanghai Public Health Clinical Centre (diretto dal professor Zhang Yongzhen ) è il primo a isolare il coronavirus.

-7 Gennaio: altri laboratori designati isolano il virus.

-8 Gennaio: 59 i casi ufficiali.

-9 Gennaio: viene data comunicazione ufficiale che annuncia al mondo che ha a che fare con un nuovo coronavirus. Muore primo paziente ufficiale.

-11 gennaio: il dottor Yongzhen condivide su un database globale, e dunque aperto, il genoma completo del virus.

-12 gennaio: l’Oms ribadisce la sua totale fiducia, l’organizzazione spiega che «le evidenze suggeriscono che l’epidemia è associata con l’esposizione al mercato (…), mentre non c’è chiara evidenza di trasmissione umana»

-14 gennaio: il ministro Ma Xiaowe tiene una conferenza con i leader provinciali in cui li avvisa di prepararsi a un «evento sanitario maggiore»

-15 gennaio: Un funzionario dell’OMS dice in conferenza stampa che ci potrebbe essere «trasmissione limitata tra uomo e uomo, potenzialmente all’interno delle famiglie». La Commissione sanitaria locale di Wuhan si allinea a questa versione.

-17 Gennaio: 198 malati ufficiali. Un nuovo team di esperti, guidato dalla “gloria nazionale” Zhong Nanshan, pneumologo già in prima fila nella lotta alla SARS, viene mandato nell’Hubei.

-20 gennaio: Il presidente Xi Jinping parla per la prima volta pubblicamente del virus, ordinando «sforzi risoluti» per contenerne la diffusione. Zhong Nanshan ha il compito di confermare in televisione nazionale la trasmissione umana del virus.

-22 gennaio: parte il lockdown di Wuhan

*Rete dei Comunisti

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

5 Commenti


  • Franco

    Appare chiaro che b tutto questo “asserito” controcanto altro non sia che un misero tentativo cinese di screditare la libera informazione d’inchiesta in Italia. Purtroppo per voi la disinformatia sulle USSR è ben conosciuta in Italia con dati tempi dello strappo del PCI e dell’invasione in Rep Ceca.
    Vi dò una brutta notizia, il vostro tentativo è fallito!


    • Redazione Contropiano

      ???? Il suo argomentare e le sue conclusioni sono imperscrutabili. L’unica cosa che abbiamo capito è che questo giornale non le piace, pazienza ce ne faremo una ragione


  • Franco

    …stile USSR…non…sulle USSR….
    …fin dai tempi… non … con dati tempi…


  • Amato

    E’ evidente infatti come la Cina, dopo alcuni errori iniziali, ammessi dalla dirigenza del PCC, abbia dimostrato di essere in grado di reagire in maniera adeguata alla pandemia (leggi qui).
    Purtroppo il leggo qui non si legge più. Ad ogni modo preferisco trovarmi in Italiaa piuttosto che in Cina, se non altro per i cosiddetti diritti fondamentali. Nel merito, ce ne sono rimasti parecchi ma le dimissioni di Deaglio fanno comunque riflettere. Buon lavoro.
    https://www.ilpost.it/2020/05/09/deaglio-repubblica-verdelli/


  • marco

    pensi un pò…. lei in URSS e anche in cina, sarebbe finito in qualche centro di rieducazione per evidente abuso di sostanze stupefacenti…. Ovviamente io pur avendo in simpatia quei governi, mi spenderei a suo favore, essendo convinto che non si debba mai ospedalizzare il disagio. Sia esso derivante da malattia mentale o da dipendenza da droghe. Eppure mi creda… il suo caso ha messo a dura prova le mie convinzioni. Leggendola me lo sono chiesto più volte… ma questo lo aiuterei o no?… alla fine, dopo attenta, sofferta, meditata valutazione la risposta che mi sono dato è si! La voglio quindi ringraziare per aver messo alla prova e fortificato i miei valori etici, che restano saldi…. nonostante lei!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.