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Anime belle e anime nere

Quando il telegiornale annunciò il bombardamento di Belgrado a opera della Nato, ai tempi del governo D’Alema e dell’Amministrazione Clinton, Dragana, cameriera serba che quella sera era di turno al Bar Bramante di Roma, disperata fuggì a casa in lacrime.

Credo che alla preoccupazione per la sicurezza dei suoi si fosse sovrapposta, pesante come un’incudine d’acciaio, la sensazione di essere improvvisamente diventata una nemica, nemica in un paese che credeva accogliente, in cui i suoi avevano acconsentito vi si trasferisse per studiare, fiducia che lei ricambiava lavorando la sera per contribuire alle spese.

Il martello della guerra aveva duramente colpito Dragana, come costretta sull’incudine di una paese, l’Italia, che partecipava, con le sue basi militari, ai bombardamenti “mirati e intelligenti” sulla città di Belgrado e i suoi abitanti.

I telegiornali dicevano che il suo paese era uno schifo e che i bombardamenti erano necessari. Lei conosceva l’italiano e lo parlava anche bene. E capiva perfettamente il peso di quelle parole. Da studentessa fuori sede divenne cittadina fuori posto.

Ecco, non è vero che quella in Ucraina è la prima guerra in Europa dopo il dopoguerra. Quello che è vero è che la Nato non è un organismo difensivo. Poteva esserlo contro il Patto di Varsavia, ma non più dopo il 1989, cioè dopo la Caduta del Muro di Berlino.

Nel 1999, la Nato nei Balcani scatenò una guerra, nel 2022 in Ucraina l’ha provocata. Sapendo di provocarla, volendo provocarla. Sovrapporre l’Unione europea all’Alleanza atlantica è un errore che si ripete oggi, con tutte le tragiche conseguenze umanitarie, economiche, energetiche, geopolitiche.

Alle giovani donne ucraine che vivono e lavorano in Italia non basteranno esercizi muscolari di retorica politica, neppure compassionevoli manifestazioni di generica solidarietà.

Non servirono a Dragana e ai suoi connazionali che erano venuti in Italia per sfuggire alla guerra e vi si ritrovarono coinvolti improvvisamente, dalla sera alla mattina, in un giorno di maggio romano, profumato di primavera.

Biden ha provocato Putin per vincere le elezioni ”midterm” a novembre 2022, Putin ha volentieri accettato la provocazione: il suo mandato scade nel 2024, più che tornare al Cremlino, stavolta vuole passare alla storia, come Ivan Il Terribile o Stalin, mentre l’Europa fa l’anima bella e la Nato quella nera.

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