Menu

Ma quale invidia, fanno ribrezzo

Invidia sociale” è la risposta brutale e ipocrita con cui i ricchi, e chi sta con loro, bollano la domanda di uguaglianza sociale.

Nella trasmissione di Rete 4 Zona Bianca, un esponente del governo e del partito di Meloni e Santanché, tra il consenso prevalente dello studio, mi ha accusato di “alimentare invidia sociale“.

Questo perché di fronte ad un bel servizio della trasmissione – che mostrava le vacanze dei riccastri in Costa Smeralda, a TRECENTOMILA euro a settimana, CINQUANTAMILA per una nottata in discoteca o come diavolo si chiama lì – avevo commentato: “ecco dove sono i soldi, quelli che i governi dicono non esserci per la sanità, la scuola, i servizi pubblici, le pensioni“.

Apriti cielo! “Questa è invidia sociale“, mi è stato detto; e poi “questi ricchi portano tanto lavoro, tante persone mangiano con ciò che avanza del loro lusso“.

Per cui se uno spende in bagordi, in una sera, tanto quanto in un anno otto famiglie che prendevano il reddito di cittadinanza. Se un altro consuma in una settimana il reddito netto annuale di almeno quindici operai, va bene così. Tutto fa PIL. E chi contesta questo è “socialmente invidioso.”

Come ho già detto, la definizione di invidia sociale era considerata reazionaria già duecento anni fa, quando i ricchi spiegavano ai poveri che la loro condizione era colpa di svogliatezza e mancanza di intraprendenza e che la ricchezza finiva nelle mani di chi lo aveva “meritato”.

Balzac, che pure era un conservatore, allora aveva scritto: “dietro una grande ricchezza c’è sempre un grande crimine“.

Per più di un secolo e mezzo la lotta per la democrazia, l’eguaglianza, il socialismo, aveva – passo dopo passo – smascherato l’accusa di invidia sociale, mostrandone il vero contenuto di sfacciata difesa dei privilegi dei ricchi.

La nostra Costituzione, nei suoi principi, metteva al bando l’invidia sociale, perché proclamava che scopo della Repubblica era quello di perseguire l’uguaglianza reale dei cittadini.

Poi, decenni di politiche conservatrici liberiste hanno recuperato dalla pattumiera della storia l’invidia sociale, assieme a “Dio Patria Famiglia” e ad altre paccottiglie reazionarie, spacciate per modernità.

L’ideologia del merito non ha affermato il diritto a salire in alto per chi lo merita, ma che chi è già in alto sicuramente se lo merita.

E chi non accetta questo “merito” è uno socialmente invidioso.

Ma quale invidia. A me coloro che fanno festa sulla Costa Smeralda, spendendo quelli che per le persone normali sono patrimoni, non fanno nessuna invidia, ma pena e anche un po’ ribrezzo. Non vorrei essere come loro per tutto l’oro del mondo.

Questi ricchi non meritano nessuna invidia, ma una sana lotta di classe che ristabilisca il valore sociale civile e anche morale dell’uguaglianza.

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

5 Commenti


  • Fabio

    Non commento di solito, anche se vorrei Cremaschi premier con pieni poteri.
    Ma stavolta non posso farne a meno.
    Mi rincuora constatare che esistono persone che la pensano esattamente come me e pochi altri;
    mi guardo in giro e mi prende lo sconforto: è esattamente la società che quasi tutti vogliono.
    Ho appena guardato l’episodio di Narcos dove Pablo torna dal padre in campagna e lui gli dice cosa pensa di lui.
    Straziante e grandioso nella sua integrità.
    Ma Pablo non lo accetta, e anzi lo disprezza: sono mondi diversi.
    Come quei pochi che la pensano come noi, e non sono affatto invidiosi, ma schifati del baratro sociale in cui siamo finiti.
    Grazie Giorgio


  • Pasquale

    I ricchi, per essere tali, hanno per forza rubato, al pubblico e al privato. Chi lavora tanto, sudando, può vivere magari poco sopra le righe ma non spenderà mai le cifre di cui sopra. Ha ragione il compagno Cremaschi. Suscitano solo ribrezzo e forse anche pena. Di questa gente non si può essere invidiosi perchè sono solo pieni di cinismo e vacanteria.


  • Mat

    Le reti televisive hanno il vizio quotidiano di provocare costantemente le classi popolari, nelle televisioni e in quasi tutti i programmi lo fanno osannando comportamenti ridicoli e viziati di tutti coloro che nella vita non hanno mai passato un giorno lavorando, che eludono il fisco o che siedono comodamente in qualche ruolo che gentilmente gli è stato concesso non sicuramente per meriti. Ogni giorno ci ricordano quanto sono ignobili i poveri, gli immigrati e la gente che non la pensa come loro. Da qui si innescano innumerevoli dibattiti sterili dediti soltanto a fare aumentare l’audience e basta Sinceramente non accendo più la televisione, non ho più né la voglia, né l’interesse di ascoltare dibattiti su questioni che dovrebbero essere chiare alla collettività. Ammiro comunque chi ancora oggi entra nella fossa dei leoni a dare dell’ignorante a questa feccia dell’umanità.


  • Mauro

    il problema non sono i ricchi che fanno i ricchi,sono i poveri che vogliono fare i ricchi…


    • Redazione Contropiano

      mestiere difficile, ci sembra…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *