Riceviamo e pubblichiamo:
Cari compagni, care compagne, alcuni di noi hanno contribuito a fondare questo Partito nella Costituente del 2016 e successivamente, con tanti altri, vi si sono dedicati, per dieci anni, con convinzione, impegno e passione; lo stesso Partito che oggi siamo costretti a lasciare con amarezza e triste determinazione.
Le nostre dimissioni sono formalmente consegnate nelle vostre mani, non tanto e non solo perché costituite il massimo Organismo di direzione politica, del quale peraltro alcuni di noi fanno parte, ma anche perché tra di voi c’è chi conosce e apprezza la nostra storia politica e umana, e può portare sui territori le nostre motivazioni con verità e la mente libera da un’ottusa e acritica fedeltà all’attuale gruppo dirigente, la cui drammatica inadeguatezza è causa primaria dell’attuale stato del Partito e delle nostre stesse dimissioni.
Più volte e da più parti diversi compagni hanno espresso una forte preoccupazione per l’attuale situazione del nostro Partito, per il suo lento ma costante declino e per il suo futuro, convinti che fosse estremamente urgente un profondo cambiamento nella gestione dei rapporti tra gruppo dirigente centrale e territori e tra responsabili territoriali e base del Partito; preoccupazioni espresse anche nell’ultimo C.C., del 30 novembre scorso, in un accorato appello del compagno Tucci, caduto nel vuoto quasi assoluto!
L’atteggiamento assunto nel terzo Congresso, improntato ad una “conta” degli schieramenti e sorretto da una tifoseria da stadio da parte dei sostenitori dell’attuale dirigenza, ha impedito una seria e approfondita analisi politica proprio sullo stato del Partito, sulle sue difficoltà, sulla fase e sul “che fare” per superare tali difficoltà e portare a sintesi più avanzata le diverse posizioni.
Ogni tentativo, pur fatto, in questa direzione è stato stroncato con sufficienza e con una gestione arrogante, indegna di un Partito comunista, che ha visto nel dissenso non un’opportunità di confronto politico, ma un “disturbo” al manovratore; con ciò denunciando un progressivo affievolimento della capacità di direzione politica e una gestione inadeguata a governare i processi della fase, le problematiche organizzative e la cronica mancanza di espansione del Partito nei territori.
Non ha giovato, infatti, né alla crescita, né al radicamento del Partito l’arroccamento di un gruppo dirigente nazionale che, anziché affrontare, sul piano politico e con un sereno confronto costruttivo le diverse “crepe” che continuavano ad affiorare, qui e là in importanti Regioni, ha continuato a ricorrere a laceranti prove di forza, tramite infondati commissariamenti ed una dissennata, opaca gestione di una Commissione di Garanzia – sostanzialmente riconfermata, nonostante il suo discutibile operato –usata come arma per liquidare questioni squisitamente politiche tramite abnormi sanzioni disciplinari, epurazioni di importanti quadri locali, e perfino sanzioni minacciate a Segretari di Sezione, senza alcuna motivazione e senza darvi alcun seguito: un comportamento che dimostra l’incapacità e l’ irresponsabilità di un Organismo disciplinare delicatissimo, praticato contro ogni logica statutaria, contro ogni intelligenza e ogni tradizione del costume e dell’appartenenza ad una Organizzazione Comunista.
Il continuo, immotivato ricorso alla pubblicazione sui social media di comunicazioni, reprimenda e scomuniche di compagni “non graditi”, è divenuto metodo dilagante dell’attuale gruppo dirigente e perfino della Commissione di Garanzia – nonostante analoghi comportamenti fossero stati censurati in passato, causando discutibili radiazioni – e ci ha esposto ad una grave caduta di stile e di immagine pubblica.
Ciò ha palesato tutte le difficoltà che il Partito attraversa e la sua debolezza nel non riuscire a “governare” componenti della Segreteria nazionale, che ricorrono a tali metodi (talvolta rivestendo anche il doppio incarico di Segretario regionale) e arrivano a consentire perfino all’ultimo parvenu nella Segreteria regionale laziale di segnalare ad Associazioni e Comitati – esterni al Partito e diffusissimi on line (parliamo di migliaia di persone) – delicate questioni interne come il commissariamento di una Federazione, quella di Roma – ricusato per altro per una evidente mancanza dei presupposti e delle condizioni – per fare terra bruciata intorno a centinaia di iscritti delle Sezioni territoriali romane.
Un gruppo dirigente che non si è nemmeno reso conto della tensione e delle preoccupazioni create nel corpo di un Partito ancora fragile e del danno alla sua immagine e alla sua crescita, fino ad arrivare, in occasione di una recente manifestazione nazionale, a rendere pubbliche sui social le spaccature interne, delegittimando il gazebo del Partito romano e distinguendolo dal gazebo del nazionale, che non si è neanche riusciti a fare, per “carenza” di militanti!
Una strategia suicida, che ha già sostituito di fatto, al centralismo democratico correttamente inteso e praticato, un’oligarchia di pochi ma fedelissimi dirigenti: un cerchio magico in cui più che alla competenza si è spesso badato alla devozione!
E’ sotto gli occhi di tutti, infatti, il progressivo e inesorabile depauperamento di iscritti e quadri, che ha accompagnato questo Partito dalla sua nascita, quasi dieci anni fa: da un Congresso Costituente entusiasmante e pieno di speranza, con una linea politica chiara, profondamente condivisa e oltre seimila iscritti, si è giunti all’attuale situazione, con la metà degli iscritti e con il Congresso di Forlì che si è caratterizzato, più che per una discussione politica, per un regolamento di conti interno contro chi ha osato dissentire ed è stato animato dall’unica preoccupazione di blindare un gruppo dirigente che “non creasse problemi al conducente”.
Una prova muscolare che non ha tuttavia arrestato il declino del Partito nonostante abbia ribadito in teoria una linea politica, condivisa a parole, ma spesso disapplicata nei fatti e lasciata, in occasione delle elezioni, alla libera interpretazione dei territori!
Le conseguenze sono tangibili e sconcertanti: in Calabria non si è ritenuto di intervenire rispetto alla perdita di numerosi iscritti e dell’unico rappresentante istituzionale; in Sardegna assistiamo ad un commissariamento subìto, ma non condiviso da importanti pezzi di Partito, che ha affidato ad una delle parti in conflitto i pieni poteri; in Campania non sono state tenute in alcun conto le indicazioni della Segreteria regionale e neanche recepite le ragioni che hanno portato alle dimissioni del Segretario della Federazione di Napoli.
In tanti altri territori affiorano di continuo posizioni critiche sulla gestione interna; a Roma si commissaria, senza validi motivi, una Federazione nel pieno delle sue funzioni e della sua azione politica, con un Segretario legittimamente eletto, una Segreteria, un Comitato federale in piena attività, oltre trecento iscritti e rapporti consolidati e proficui con le altre Organizzazioni (politiche, sindacali e sociali) della Sinistra di classe e dei Comitati popolari; una delle Federazioni più attive, legittimamente riorganizzata, a seguito della radiazione della sua Segretaria, irrogata con motivazioni talmente inconsistenti da evidenziare una mera volontà punitiva basata sui rapporti privati della compagna, più che sulle sue capacità di direzione politica.
Un provvedimento che, come altri, è stato diffusamente percepito nel Partito come profondamente ingiusto; che ha suscitato la solidarietà di molti compagni; che ha sollevato qualche preoccupazione critica sull’infondatezza dello stesso e tante riflessioni sul danno che comporta l’uso delle sanzioni disciplinari come metodo di risoluzione del dissenso e di inibizione di qualsiasi critica.
Un commissariamento, per giunta, che disconosce, ignora e non dà le tessere a intere Sezioni pienamente operanti sul territorio di Roma con centinaia di iscritti, mentre ne costituisce altre, ai Castelli, con pochissimi iscritti, storicamente “inerti”, tramite congressi “postumi e cumulativi” del tutto irrituali e fuori da ogni regola statutaria, eppure legittimati dalla presenza del Segretario nazionale.
Regionali con una sola o nessuna Federazione, Federazioni senza Sezioni, Sezioni con meno di dieci iscritti, cause non ultime delle difficoltà economico finanziarie del Partito, che hanno contribuito alle dimissioni del Tesoriere, legale rappresentante nazionale, dopo i suoi ripetuti appelli ad assolvere agli obblighi del versamento dei dovuti contributi, rimasti pressoché inascoltati da parte di interi territori; ciò ha portato a dover contare su contribuzioni volontarie e sulla generosità di alcuni compagni, perché non si è neanche riusciti a svolgere, a tempo debito, i necessari adempimenti per essere iscritti nel Registro dei Partiti politici e poter accedere al 2 per mille, provvedendo ad apportare le modifiche richieste nel 2017 al suo Statuto.
Tutto ciò è accaduto e accade nella totale indifferenza e senza alcuna discussione nei gruppi dirigenti! Una deriva, dunque, inarrestabile che ha condotto il Partito da un lato all’afasia (non si sente o si sente troppo poco la sua voce sulle pressanti e decisive questioni all’odg della agenda politica) e dall’altro all’asfissia (non c’è respiro né prospettiva in un clima così repressivo, in una conduzione così approssimativa), in un’ Organizzazione che non affronta i problemi, che costantemente li rinvia, che mette la polvere sotto il tappeto, che non è mai riuscita ad affascinare i giovani, che perde continuamente consensi e un gruppo dirigente che va avanti così, facendo finta di nulla.
Ce n’è d’avanzo per capire, cari/e compagni/e, come tutto ciò ha portato alla conflittualità permanente, ad un’evidente questione di democrazia interna e di mancanza di una conduzione unitaria dell’intero Partito, che è ormai irrecuperabile.
Una situazione non più sostenibile, che avrebbe dovuto porre l’esigenza urgente di trovare una nuova e condivisa sintesi politica; un nuovo modo di superare differenze e rancori personali, che hanno bloccato l’espansione del Partito; una seria e approfondita discussione in grado di ridare l’entusiasmo e la passione affievoliti in tanti compagni/e che ancora credono nel nostro comune progetto e lavorano da anni, sacrificando pezzi del loro tempo, dei loro affetti e, perfino, delle loro già scarse sostanze, alla crescita ed al consolidamento di un moderno Partito Comunista Italiano. Ma non si è ritenuto di doverlo fare: non si è voluto fare! Non vogliamo sfuggire, infine, ad un interrogativo che molti di questi compagni e compagne ci hanno posto: “il che fare”.
Ebbene, siamo sempre più convinti che lo spirito e l’entusiasmo con cui demmo vita nel 2016 al nostro Partito sia venuto meno e che questo gruppo dirigente abbia abbandonato scientemente un suo pilastro fondativo: la ricerca, cioè, di una possibile unità dei Comunisti, favorendo un’ interlocuzione seria e costante con tante realtà “comuniste” presenti sul territorio nazionale.
Per anni abbiamo proposto uno schema sbagliato con un atteggiamento da unici detentori della verità ed esclusivi rappresentanti della storia dei Comunisti in Italia.
Questa scelta, consapevole, ci ha portati all’isolamento politico e ad una estraneità colpevole di fronte ad un dibattito che comunque si è svolto in questi anni; basta leggere gli atti del convegno “Elogio del Comunismo del Novecento”, tenutosi a Roma nel 2024 per capire cosa si muove fuori di noi.
A conferma di questo atteggiamento, abbiamo sancito nelle tesi del Congresso di Forlì che nel processo di costruzione del Partito le uniche interlocuzioni possibili sono con soggetti che abbiano la nostra stessa cultura politica.
Molte volte ci siamo chiesti al riguardo: Chi sono questi compagni di percorso? È possibile saltare con tanta disinvoltura tutto quello che è successo in Italia negli ultimi 40 anni, che hanno visto intere generazioni di comuniste e comunisti lottare con entusiasmo e passione per una società socialista?
Su questo vogliamo interrogarci. Nessuno di noi pensa a un altro partito comunista, né all’ennesima costituente comunista; crediamo, tuttavia, che ci siano le condizioni politiche per aprire una fase di confronto, un Tavolo di discussione, sicuramente non facile, tra tutte le realtà comuniste, ma anche con singoli compagni e compagne, che si richiamano al “Comunismo”.
L’alternativa a questo approccio è sotto gli occhi di tutti noi: decine di partiti comunisti, ognuno che difende il proprio orticello con la solita presunzione di essere unico portatore della verità, mentre le classi dominanti e i poteri economici ci stanno accompagnando verso la guerra, restringendo ogni spazio di democrazia e criminalizzando qualsiasi forma di dissenso e di resistenza organizzata.
Coscienti dei nostri limiti, vorremmo dare un nostro modesto contributo in questa direzione, consapevoli della necessità storica di dare una spinta vera, strategica e non tattica, per la costruzione di una Forza Comunista in grado di dare risposte concrete e non solo identitarie, a tanti settori sociali massacrati dalla crisi irreversibile del capitalismo e, nello stesso tempo, cominciare a prospettare un’idea di come costruire una società nuova Socialista.
Per tali motivi, care compagne e cari compagni, avendo ormai constatato la totale impossibilità, all’interno dell’attuale Partito, della minima agibilità politica verso tale approccio e l’oggettiva impossibilità di riportarlo al progetto originario della Costituente, che pure abbiamo con voi profondamente condiviso, preso atto di una totale e pervicace chiusura nei confronti di tali dirimenti questioni, rassegniamo formalmente le nostre irrevocabili dimissioni dal Partito Comunista Italiano.
Saluti comunisti.
09/01/2026
Firmato
Componenti Comitato Centrale:
Walter Tucci – Lazio Manuela Addario – Lazio Adelaide Albanese – Lazio Marco Amagliani – Marche Daniele Baccarini – Lazio Dina Albertina Balsamo – Campania Edoardo Castellucci – Abruzzo Pietro D’Alisa – Campania Giacomo De Angelis – Campania Silvana De Luisa – Campania Roberto Di Martino – Campania Maurizio Manuelli – Lazio Davide Meloni – Sardegna Simona Mura – Sardegna Angela Ravo – Campania Marco Toccaceli – Lazio Mara Betty Toffolo – Veneto
I Segretari di Federazione:
Il Segretario della Federazione di Roma Daniele Baccarini, per sé e per la Federazione; Il Segretario della Federazione di Caserta Roberto Di Martino; Il Segretario della Federazione di Cagliari Francesco Piseddu; Il Segretario della Federazione di Salerno Antonio Pellegrino.
I Segretari di Sezione:
La Segretaria della Sezione Zagarolo – Aldo Bernardini (Fed. Roma), per sé e per la Sezione: Beatrice Giampà Il Segretario della Sezione Roma Sud-Est – Pietro Secchia (Fed. Roma), per sé e per la Sezione: Marco Toccaceli Il Segretario della Sezione Labaro (Fed. Roma), per sé e per la Sezione: Gaetano Seminatore Il Segretario della Sezione Valle del Tevere – A. Gramsci (Fed. Roma), per sé e per la Sezione: Pino Fabi Il Segretario della Sezione San Cesareo – Fratelli Addario (Fed. Roma), per sé e per la Sezione: Gianni Sarnelli Il Segretario della Sezione Roma Nord- Sigaro Conti (Fed. Roma), per sé e per la Sezione: Alessandro Ciabatta Fornari La Segretaria della Sezione Eboli – M. Garuglieri (Fed. Salerno), per sé e per la Sezione: Annamaria Paesano Il Segretario della Sezione di Maddaloni – A. Gramsci (Fed. Caserta) Enzo Sforza I Compagni e le Compagne: Giuseppe D’Alisa – Segretario sezione di Casalnuovo di Napoli e componente Comitato Provinciale Napoli Rosalba Di Martino – Componente Comitato Regionale Campania Giampaolo Usala -Tesoriere della Fed.ne di Cagliari Sandro Puliga – Componente della Segreteria Federale di Cagliari Valerio Sartini – Componente della Segreteria Federale di Cagliari Margherita Camana – della Sezione Gramsci (Fed. ne Vercelli) Paolo Frigerio – della Sezione Gramsci (Fed. ne Vercelli) Simone Guglielmetti – della Sezione Gramsci (Fed. ne Vercelli) Carmen Guidetti – della Sezione Gramsci (Fed. ne Vercelli) Carla Ottinetti – della Sezione Gramsci (Fed. ne Vercelli) Annalisa Perolio – della Sezione Gramsci (Fed. ne Vercelli) Guido Perolio – della Sezione Gramsci (Fed. ne Vercelli) Claudia Rosestolato – della Sezione Gramsci (Fed. ne Vercelli) Eleonora Trapella – della Sezione Gramsci (Fed. ne Vercelli) Cosetta Vallino – della Sezione Gramsci (Fed. ne Vercelli)
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Mario Eustachio De Bellis
Per la precisione e correttezza sono iscritto alla Sezione Pietro Secchia della Federazione di Roma e non ho lasciato il Partito. D’altra parte non c’è stata alcuna discussione al riguardo nonostante mie sollecitazioni a incontrarsi e pure condivido molte delle critiche fatte. Sono contrario alla posizione che dice: o stai con o stai contro di me. Sono in minoranza. Tanti auguri…
Nicola Corti
sarebbe l’ora di “Federare” i comunismi sotto 3 ÷4 regole basilari che non li rendano eversivi ed antidemocratici, perché non c’è niente di più democratico del comunismo, che mettendo in “comune” ricchezza e risorse scongiura l’accumulo di poteri da parte di persone o gruppi.
Robby
La storia si ripete nel solco di Rifondazione, Democrazia Proletaria, PdCI, Lotta Continua, ecc Quelle esperienze naufragarono avvelenate dalla conquista di qualche briciola di potere..Qui siamo alla resa dei conti con tempi ancora più rapidi. Spiace per i compagni che ripongono grandi speranze in queste esperienze. Ovviamente a destra l:’unita’, che per noi è solo uno slogan, per loro è un vincolo quasi indissolubile.
Stojan Spetic
perchè non pubblicate la risposta del CC del PCI? Per completezza d’informazione ed onestà intelettuale.
Redazione Contropiano
Il tempo di farlo…
Vincenzo
avevo aderito al PCI sull’onda x
dello spirito unitT
tario non solo dei comunisti ma a che con altri movimenti alternativi. Quellyopzione politica portò alla creazione di Pap che si presentò unitariamente alle elezioni del 2018. Gia durante la campagna elettorale emersero critiche feroci e boicottaggio politici provenienti dall’interno del partito a quell’esperienza da parte di nostalgici e conservatori imbevuti di fideismo e solleticaziini identitarie che hanno provocato l’immediata fuori uscita di tanti compagni. . Immagino che voi avete realizzato tardivamente una gestione burocratica ed asfittica unitamente ad un linea politica che ha fatto del solipsismo la sua bussola ideale.
Andrea Inzaghi
stesso discorso altrove, dove ” ti inseguono ” pure nelle chat di auto proclamati admin funzionsri. Tanto edonisno, poca politica. E la poca politica è la brutta copia dei primi cinquestelle.