Da giorni infuriano le proteste in tutto l’Iran e cresce il numero di persone uccise dalla repressione del governo. Ma al contrario di ciò che viene diffuso nei media mainstream i motivi delle proteste non sono ascrivibili esclusivamente alle scelte economiche o alla repressione del “regime degli Ayatollah”, né tantomeno ai limiti imposti sulle vite delle donne.
Le proteste nascono, infatti, dal peggioramento delle condizioni di vita della popolazione: l’inflazione alle stelle, la perdita di valore della moneta iraniana e, oltre a questo, una classe politica che porta avanti scelte antipopolari. Ma questa situazione di crisi è dovuta non solo alle scelte di governo, ma anche alle sanzioni economiche imposte da USA e UE che volutamente affamano la popolazione per creare malcontento e indurla a rivolgersi agli “amici” occidentali: un’operazione utilizzata più volte per destabilizzare interi paesi e rovesciare i governi “non allineati”!
È evidente che nella società iraniana ci siano varie componenti, con aspettative interne differenti, fortemente polarizzate, e che l’unità sotto una figura religiosa sempre meno riesce a rappresentare una società moderna e avanzata che reclama esigenze dal punto di vista politico, delle condizioni materiali, dei diritti civili.
Dentro alle proteste, nate per giustissime ragioni, però c’è anche una componente che cerca di orientarle e utilizzarle per un’operazione di cambio di regime: una componente guidata dagli apparati degli USA e da Israele, che agiscono nelle proteste per destabilizzare un governo – e l’intera regione – oggettivamente scomodo agli interessi occidentali e per sostituirlo con l’ennesimo governo fantoccio più compatibile con i propri tornaconti.
Intanto, assistiamo a una propaganda politica feroce contro l’Iran in cui vengono omesse le ingerenze estere e viene preparato così il terreno per la prossima guerra: ci fanno vedere le immagini delle proteste di Teheran contro la Guida Suprema e le foto bruciate di Khamenei, ma gli stessi media non riportano le numerose proteste che si sono tenute contro il coinvolgimento nelle proteste e l’interventismo proclamato di USA e Israele, in cui le donne incendiavano le immagini di Netanyahu e Trump.
Abbiamo poi assistito alle dichiarazioni di Trump in cui si offriva di intervenire se il “regime” avesse ucciso ulteriori manifestanti e in cui affermava “che gli aiuti erano in arrivo”, così come le affermazioni di Israele che “sosteneva” le proteste.
Ma come donne che vivono proprio nel cuore di un Occidente sempre più reazionario, sappiamo benissimo che ai governi dei nostri Paesi non gli interessa nulla del benessere dei popoli e ancora meno delle condizioni in cui sono relegate le donne. Lo stesso Occidente che qui riproduce precarietà e sfruttamento, che abbandona donne e persone queer, che fa arrestare chi protesta, che utilizza strumenti come l’ICE per deportare le persone immigrate, che perpetra il genocidio del popolo palestinese, che mina il diritto all’aborto, oggi vorrebbe proclamarsi portavoce di libertà e democrazia del popolo e delle donne in Iran, che vengono affamati, tra le altre cose, anche dalle stesse sanzioni economiche imposte.
Uno “scontro di civiltà” dove “incivile” e inaccettabile è per noi il genocidio che stanno portando avanti in Palestina, il sequestro in Venezuela di Maduro e Flores, le minacce verso l’America latina e la Groenlandia, solo per portare qualche esempio oggi sotto gli occhi di tutti.
Rigettiamo quindi ogni strumentalizzazione delle donne iraniane, delle lavoratrici, delle studentesse e dello slogan “donna, vita, libertà”, ripetuto a pappagallo dalle leader filo-sioniste nostrane, per giustificare un possibile intervento militare in Iran: una strumentalizzazione che definisce “vittime da salvare” quelle che protestano contro Paesi ostili agli interessi occidentali e “terroriste” quelle che invece lottano contro quegli interessi che opprimono i propri popoli.
E di questa retorica suprematista e razzista che vittimizza il popolo iraniano per giustificare l’interventismo occidentale, non sono portatrici solo le destre, come Giorgia Meloni che è pronta ad approvare l’eventuale intervento USA, bensì anche esponenti politiche del centrosinistra come Ilaria Salis che utilizza l’“autodeterminazione dei popoli” per chiedere alla UE di “sostenere la mobilitazione” in Iran.
A queste “democratiche con la vita degli altri” rispondiamo che il primo passo per lasciare ai popoli la possibilità di autodeterminarsi è eliminare le sanzioni che non incidono sulla vita dalla classe politica ma sul popolo iraniano, pesando soprattutto sui soggetti che subiscono di più i costi delle crisi, come le donne. Le donne in Iran sono in lotta per conquistare i propri diritti e protagoniste delle rivendicazioni di sovranità del proprio popolo, e non hanno bisogno di governi occidentali che “sostengano le proteste”.
Perciò esprimiamo la nostra solidarietà a chi oggi in Iran è alla ricerca di condizioni di vita migliori ed è attualmente colpito dalla repressione del Governo, ma condanniamo le sanzioni economiche imposte e le ingerenze di USA e Israele, i veri attuali pericoli per il mondo!
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