Menu

“Cento semi di rubino”. Un memoriale per le bambine di Minab

Nei giorni in cui, sotto le bombe americane e israeliane, le vetrine andavano in frantumi, gli scaffali crollavano e i muri venivano crepati, molte cose in questa città rimanevano salde e non soccombevano alla distruzione: il nostro desiderio di leggere, di ricordare, di amare la vita.

La sede centrale di Shahr-e Ketab (La Città del libro), a Teheran, la cui vetrina era crollata sotto l’onda d’urto dei bombardamenti, il 22 marzo ha ricominciato a respirare. Per chi desiderava leggere, la via è stata riaperta, sebbene non attraverso l’accogliente vetrina luminosa, ma dietro fredde e inquietanti lastre di metallo che erano state fissate al suo posto.

Ma non ci è voluto molto perché gli amici artisti di Shahr-e Ketab si mettessero all’opera e, ben presto, queste ruvide lastre di metallo sono diventate una superficie su cui dipingere la speranza e un muro per raccontare storie di dolore e resistenza.

La nuova opera lì dipinta è molto più di un semplice murale: si erge come un simbolo della determinazione umana. La frase Sad Dāneh Yāghūt (“Cento semi di rubino”) è incisa sulla lastra di metallo, accanto all’immagine di uno zaino, tulipani e ali, e alla sensazione di movimento e volo che la circonda; a ricordo dei nomi ora nel registro delle presenze del cielo: le bambine e gli insegnanti della scuola di Minab, assassinati nell’attacco missilistico israelo-americano. 168 studenti e insegnanti, ognuno dei quali avrebbe potuto illuminare il futuro di questa terra.

“Monumento”
al melograno, in una strada di Saveh (Iran)

Per un lettore straniero, “Cento semi di rubino” va spiegato. In Iran, Sad Dāneh Yāghūt è il primo verso di una nota filastrocca per bambini, appresa e recitata nelle scuole e nelle case per generazioni. Parla del melograno, un frutto rotondo e modesto che si tiene in mano, e dei tanti semi rosso scuro, fittamente raggruppati al suo interno, paragonati a rubini incastonati uno accanto all’altro.

La poesia appartiene ai suoni dell’infanzia: le aule scolastiche, i primi libri di lettura, le serate in casa; un mondo di semplice meraviglia e quieto ordine; un senso di pace e di una mano che guida la natura. L’immagine dei semi di melograno – tanti, vicini, stretti insieme – porta con sé un senso di appartenenza, di vita condivisa e di un futuro ben delineato, racchiuso in qualcosa di piccolo.

Sad Dāneh Yāghūt non è solo il richiamo a una filastrocca scolastica o a una poesia per bambini; è il simbolo di un’infanzia che aveva il diritto di giocare, studiare e crescere, ma che ha incontrato, invece, la forza bruta di missili e fuoco. Queste sono parole che avrebbero dovuto esser scritte su un quaderno per i compiti, non in un necrologio. Quello zaino era destinato a contenere matite e fogli, non a rimanere come il segno dell’ultima mattina in cui è stato portato.

Shahr-e Ketab, a sua volta ferita, parla attraverso quest’immagine: la cultura non è vetro (shisheh) che si frantuma al primo colpo. La cultura è la radice (risheh) che scorre nei libri, nelle parole, nella poesia e nella memoria comunitaria.

Quando sopraggiungono crepe ai muri, noi dipingiamo lungo le crepe. Quando le vetrine vanno in frantumi, le storie si fanno strada attraverso quelle crepe.

Quest’opera è un omaggio ai bambini innocenti della scuola di Minab, ma va ben oltre i necrologi convenzionali. Ci invita a leggere libri in loro memoria, a raccontare storie nei loro nomi, ad amare la scuola con una tenerezza più intensa e, con ogni pagina che voltiamo, a mantenere vivo il nome di uno di quei “semi di rubino”.

Le lamiere metalliche sulla facciata della libreria centrale di Shahr-e Ketab tracciano un percorso dal dolore alla speranza. Dicono: una vetrina può essere distrutta, ma la lettura non può essere fermata. Una scuola può essere colpita dalle bombe, ma il sogno di apprendere non può essere strappato dal cuore di un bambino.

Shahr-e Katab, insieme alla popolazione, con la memoria dei bambini di Minab, continua la sua opera; con ogni libro che consegna a un lettore, con ogni bambino che percorre gli scaffali mano nella mano con i genitori, con ogni sguardo che si sofferma su quest’immagine e sussurra:

Cento semi di rubino, grappolo dopo grappolo… si posano sulle nuvole e ci guardano dall’alto, e promettiamo che la loro storia non rimarrà incompiuta”.

Questo testo e questa immagine sono il piccolo dono di Shahr-e Katab alla grande memoria dei figli di Minab, e un’antica e tenace convinzione che riemerge ancora una volta: la cultura rimane. I libri rimangono. E un popolo che sa piangere, ricordare e risorgere, non si lascerà piegare.

 * [Shahr-e Ketab è la più grande catena di librerie in Iran e funge da importante centro culturale, con filiali in tutto il Paese. La sua sede centrale, a Teheran, ha subito gravi danni durante i bombardamenti israelo-americani nel corso dell’attuale aggressione all’Iran]

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

2 Commenti


  • Andrea Molinari

    Buongiorno

    vorrei inviarvi le foto del ‘murales’ di cui si parla nell’articolo. Come potrei fare? Grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *