Eppure il vento soffia ancora sono le parole di uno dei pezzi più belli, scritto nel 1975 da Pierangelo Bertoli – una delle voci della canzone d’autore degli anni settanta più sincere e ispirate – che mi sono venute in mente all’indomani della clamorosa sconfitta referendaria subita dal Governo Meloni.
E, infatti, il vento del risveglio democratico soffiato da noi, sembra soffiare fino in America, dominata finora da un dittatore demente, dove il più grande mentore, alleato e protettore della Meloni, ormai in preda a deliri mistico – bellici, ha preso la china del tramonto; ciò grazie anche all’ennesima delirante uscita contro il Papa, che gli ha fatto perdere un’ ulteriore importante fetta di elettorato cattolico conservato- re ed ha costretto, suo malgrado, la “madre cristiana” e sua principale alleata europea, a dover prendere le distanze.
Ma guai ai facili entusiasmi, perché quei milioni di NO, incrementati soprattutto dai giovani e da una parte degli astensionisti, non possono essere considerati base elettorale per una Sinistra sbiadita e complice su tutto (dalla guerra, al riarmo, ai diritti sociali, alla politica estera); e, inoltre, perché il restailing della Meloni è iniziato subito all’indomani del voto popolare ed ha più di un anno di tempo per recuperare ciò che ha perso!
Infatti, anziché trarre le dovute conseguenze del fallimento del suo Governo in politica estera, in politica economica e sociale e in politica energetica/industriale, Meloni nella sua recente relazione alla Camera, dopo la sonora sconfitta, ha persino sfidato le opposizioni, esaltando, con la consueta arroganza, le magnifiche sorti e progressive della sua maggioranza.
Chi si aspettava l’apertura di una fase 2 – considerate le epurazioni di molti dei suoi “impresentabili” (che non hanno comunque toccato il Ministro Nordio, il principale responsabile della valanga di NO, che l’ha seppellita) – sperando in una tardiva riscoperta dell’etica della politica, l’ha vista, invece, rilanciare il loro programma per anticipare di fatto l’apertura della campagna elettorale ed elencare , con ottusa convinzione, inesistenti risultati sul piano economico – occupazionale.
Praticamente, dopo aver fallito tutte le sue “riforme”, dallo smembramento della Repubblica (la cambiale da pagare alla Lega), grazie alla Cassazione, all’assoggetta -mento della Magistratura al potere politico (la cambiale da pagare a Forza Italia), grazie al risveglio democratico del popolo, e non potendo più parlare di premierato (la cambiale da incassare per FdI), grazie alle mutate condizioni dei rapporti di forza politici, ha dichiarato di voler ora cambiare la legge elettorale.
Sembra, infatti, che la Meloni, nel bel mezzo di una drammatica crisi internazionale, che si abbatte anche sull’economia del nostro Paese, si preoccupi solo di assicurarsi la sua rielezione, ricorrendo ad un’apposita modifica su misura della legge elettorale, dal momento che oggi la sua rielezione non è più così certa, dopo il pronunciamento popolare contro il suo Governo bellicista, antisociale e pieno di soggetti impreparati incompetenti e indagati, di cui si è dovuta liberare in fretta, per tentare di rifarsi una tardiva e improbabile verginità, dopo aver difeso per anni la loro indifendibilità.
Ed ecco che l’arrogante sodale di Trump, non potendo neanche più nominare il premierato, rimette mano ad una legge elettorale, che lo realizza di fatto, poichè prevede il ritorno al proporzionale ma con listino di nominati bloccato e premio di maggioranza abnorme alla coalizione che supera il 40%! Si passa, cioè, dal mantra della “governabilità” alla strategia del “controllo” e la narrazione è, come sempre, accattivante: rappresentanza effettiva, scelta degli elettori e fine delle nomenclature da parte delle segreterie di partito.
La realtà è ben altra, perché proporre liste con preferenze in una fase di eccessiva personalizzazione della politica, serve solo a trasformare il consenso in competizione individuale e a circoscrivere la scelta dell’elettore proprio tra chi è proposto dalle segreterie politiche, eludendo la terrificante questione morale, che li riguarda da vicino, di una classe dirigente affogata tra bisteccherie mafiose, la corruzione e gli scandali sessuali!
Una legge elettorale che finisce col riproporre il rischio delle peggiori “clientele” e che vuole rappresentare non tutto il Paese, ma una minoranza che si fa diventare maggioranza in Parlamento, tramite un premio in grado di superare il venir meno del consenso e il favore dell’onda lunga, infrantasi su milioni di NO, al solo fine di garantire chi è già al potere.
Si vuole, in sostanza, blindare una maggioranza, per evitare ogni giudizio sul suo operato fallimentare ed evitare il confronto delle idee e dei progetti, per ridurre il consenso ad una mera somma matematica sufficiente a conservare il potere, a prescindere, e tentare di riassopire la voglia di partecipazione democratica e di difesa della Costituzione, così impetuosamente risvegliatesi coll’ultimo Referendum.
Dal 1993 ad oggi, la legge elettorale è stata già cambiata quattro volte e per ben due volte la Corte Costituzionale ne ha eccepito l’incostituzionalità; ora questa maggioranza, nell’ultimo anno della legislatura, secondo una moda in voga da tempo, tenta di confezionarsi una legge elettorale su misura, che la riconfermi, approfittando dei rapporti di forza attualmente a loro favorevoli, che li rendono autosufficienti in Parlamento.
Il progetto si può sintetizzare nel rafforzamento del Capo del Governo, scelto dal popolo e in una maggioranza “blindata” attorno al Capo in Parlamento, poiché il premio di maggioranza porterebbe al 55% dei seggi chi prende il 40% dei voti!
Si prevede anche l’abolizione della quota di collegi uninominali, ritornando al Porcellum del 2005 e si rispolvera la soluzione adottata dall’Italicum del 2015 – che fu bocciata dalla Corte Costituzionale nel 2017 – prevedendo che, se nessuna coalizione raggiunge la soglia stabilita, si ricorra al ballottaggio tra le prime due. Mentre le liste bloccate, o i capilista bloccati, pregiudicano ancora una volta la libertà di scelta degli elettori!
Ma il vero scopo di questa modifica sta nell’introduzione dell’obbligo di indicare i candidati a Presidente del Consiglio nella scheda elettorale, che farebbe rientrare dalla finestra quel “premierato” cacciato dalla porta, per timore di quel vento contrario sollevato da milioni di NO!
La proposta di “premierato” avrebbe costituito, infatti, un avvicendamento tra ordinamenti completamenti diversi, in cui una Costituzione veniva superata da una nuova Costituzione, ma quei NO hanno detto che la forma di Governo parlamentare, disegnata dalla Carta del ’48, è ancora la scelta migliore per la rappresentanza democratica del popolo italiano.
Questa proposta (camuffata da legge elettorale per aggirare l’ostacolo), come qualsiasi forma di elezione diretta, comporterebbe la contrapposizione tra cariche dello Stato, come dimostrano il presidenzialismo USA e il semipresidenzialismo alla francese; una forma di Governo inesistente in tutti i Paesi democratici e che, nel nostro Paese, violerebbe l’art. 92 ( comma 2° ) della Costituzione, che attribuisce al Presidente della Repubblica il potere di nomina del Capo del Governo.
La modifica vincolerebbe, invece, il Presidente a nominare il vincitore delle elezioni, sostenuto magari da una forte maggioranza parlamentare regalata dal meccanismo premiale, in una sorta di saldatura di due poteri dello Stato, in cui si sommerebbero in un’unica maggioranza il potere legislativo (con la sua funzione di controllo) e quello esecutivo (il controllato), togliendo al Capo dello Stato una delle sue prerogative fondamentali, costituzionalmente assegnatagli!
Il Governo Meloni vuole chiaramente imporre una verticalizzazione del potere, una sorta di “democrazia contollata”, fondata sulla delega e non più sulla partecipazione voluta dalla nostra Costituzione. Un Governo sempre più autoritario, lontano dalle priorità dei cittadini, dei lavoratori e della vita reale, che non tollera critiche, che deve intimidire i suoi avversari, criminalizzando il dissenso e la protesta per portarci dentro le feroci guerre dei criminali americani e israeliani suoi sodali ; per portarci verso la sostituzione dello Stato sociale con lo Stato di polizia; per portarci con le sue scelte a un’ulteriore diminuzione della partecipazione democratica dei cittadini e all’aumento dell’astensionismo, in una situazione in cui già oggi la maggioranza non vota più. Ed è per questo che il vento che è soffiato al Referendum la terrorizza: se il popolo torna a votare, non vota per i neofascisti!
Questa drammatica decadenza del sistema politico italiano, della sua democrazia parlamentare e della sfiducia nel voto è anche frutto delle pessime leggi elettorali fin qui succedutesi, delle Assemblee di nominati e non di eletti, della debolezza dei partiti e dello sciagurato taglio del numero dei parlamentari.
Una situazione molto pericolosa, in cui diventa necessario e urgente, per rinvigorire la voglia di partecipare ai processi democratici del Paese e per sostenere la reale rappresentanza popolare, mettere mano ad una buona legge elettorale e anche ad una legge che regoli la vita dei partiti.
Affinchè il vento che ancora soffia porti questo nostro Paese verso una nuova stagione di riscatto sociale ed economico, noi, che siamo nati per contribuire alla riunificazione del movimento comunista, indispensabile a questo scopo, riteniamo non più rinviabile un radicale cambiamento anche del sistema elettorale, che deve andare in direzione del ripristino della partecipazione e del rispetto della effettiva volontà del popolo.
Un sistema elettorale, in cui le maggioranze e le minoranze in Parlamento, rispecchiano quelle esistenti nel Paese reale; un sistema che garantisca il diritto di rappresentanza alle forze politiche anche nuove e/o minori; che non ingabbi la volontà popolare nella necessità del “voto utile” ( che poi è utile solo a conservare una stantia alternanza tra coalizioni troppo simili tra di loro); che – considerata la drastica riduzione del numero dei parlamentari, costituente un vero e proprio sbarramento automatico – non preveda alcuno sbarramento; che ridia davvero la parola agli elettori, a tutti gli elettori, superando definitivamente l’inganno dei sistemi maggioritari; che ristabilisca, infine, il rapporto tra gli eletti e gli elettori, tra rappresentanti e rappresentati.
Tutto ciò può essere concretamente garantito, a nostro avviso, soltanto dal sistema elettorale più democratico, quello di una testa un voto: il sistema proporzionale puro.
* Coordinamento Nazionale per l’Unità dei Comunisti
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