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L’autolesionismo della UE verso la Russia e l’ANPI

Sono avvenuti nel tempo vari commenti sulla guerra in Ucraina, specialmente del nazionale ANPI, dove è stato stigmatizzato come la Russia (il suo governo) sia l’aggressore e l’Ucraina è l’aggredito.

Questa lettura della realtà è conseguenza della “verità atlantista” proposta da tutti i mass-media, a loro volta ben indirizzati da Nato, governi UE e partiti filo Nato.

Io, che non mi considero “putiniano”, non convengo e quindi è necessaria una discussione dentro L’ANPI perché quello che vale è l’opinione dei militanti antifascisti, quindi pacifisti, e non di qualche esponente nazionale che parla a nome di tutti senza rappresentare il vero sentire dell’organizzazione.

Non si tratta di delegittimare gli organi nazionali ma che essi esprimano una corretta posizione conseguente alla Costituzione e ai militanti ANPI.

Entro nel merito.

La Commissione Europea, come i vari governi dell’UE, senza scordare quello della GB, da tempo sono impegnati in un confronto contro la Russia, nonostante l’esercito russo abbia ormai vinto la guerra in Ucraina (su questo ritorno più avanti).

La guerra in Ucraina viene sempre enfatizzata: c’è un aggressore e un aggredito dove, ovviamente per loro, l’aggressore è la Russia, come detto poco prima.

Questa affermazione è falsa, perché l’aggressore è la NATO su volontà del governo USA, cominciata con l’aggressione alla ex Jugoslavia nel 1998, inizialmente armando e finanziando i tagliagole dell’UCK, poi nel marzo 1999 con l’aggressione diretta della NATO, che si è spacciata per organo legittimo internazionale, ma senza il voto dell’ONU, una aggressione e una guerra asimmetrica visto la potenza militare della NATO rispetto alla Jugoslavia.

Successivamente, contando sulla debolezza della Russia dopo il disfacimento dell’URSS, la NATO progressivamente si è allargata incamerando tutti gli stati dell’ex blocco sovietico, arrivando al confine della Russia, rinnegando gli accordi a voce fatti a Gorbaciov nel 1991.

Questa strategia aggressiva della NATO ha visto successi e insuccessi: nei paesi dove faticavano a imporsi tramite classi dirigenti complici ha implementato varie “rivoluzioni colorate”, in verità golpe violenti, fallito in Bielorussia, riuscito in Georgia (ma i fasci al potere aggredirono la minoranza Osseta dando il pretesto alla Russia di intervenire e ora il governo si guarda bene dalle ingerenze UE), riuscito in Armenia (con un primo ministro Pashinyan preso solo dall’odio anti russo e pro USA permettendo a Turchia e Azerbajian di fare la pulizia etnica del Nagorno Kharabak armeno).

Anche l’Ucraina ha subito lo stesso percorso, con ben due golpe, il primo nel 2004 con al potere nazionalisti inconcludenti verso la Russia, per cui venne attuato un secondo golpe nel 2014 implementato esplicitamente dalla yankee e neo-Con Victoria Nuland, mettendo al potere fascio-banderisti, che però non riuscirono nella pulizia etnica del Donbass, aggressione che voleva indurre un intervento diretto russo.

Per rendere presentabile il regime banderista gli USA costruirono mediaticamente (più a Hollywood che a Washington) e fecero diventare presidente Zelenskij, che si era proposto come l’uomo della pace, smentita subito.

E veniamo alla guerra diretta della Russia.

Il 19 febbraio 2022 Zelenskij intervenne alla Conferenza per la sicurezza che si tiene tutti gli anni in febbraio a Monaco di Baviera (luogo e motivo dai peggiori ricordi, come per il 1938) e il succo del suo discorso fu molto chiaro: l’Ucraina con l’URSS aveva le armi atomiche a cui fu costretta a rinunciare (su pressione USA) ma ora e molto velocemente avrebbe ricostruito l’arsenale atomico.

Il governo russo si è così trovato a fronteggiare una minaccia esistenziale assoluta, minaccia di neonazisti che l’arma atomica non avrebbero scrupolo di usare e la decisione presa fu di intervenire militarmente in Ucraina dopo cinque giorni: definire questa affermazione di Zelenskij irresponsabile è poco.

La situazione creata a Monaco da Zelenskij e dagli yankee (una tale volontà non si partorisce senza il consenso dei padroni USA) è la stessa del 1962 della crisi dei missili a Cuba (ricordo che allora e segretamente gli USA avevano già piazzato i loro missili in Turchia e Giappone), per quanto inaccettabile l’intervento militare russo, è alla NATO e al governo yankee che va data la responsabilità.

Certo, da noi i mas-media sono filodiretti dalla Nato, come pure i politici (e se non lo sei vieni bullizzato, screditato e non vai nelle stanze del potere), certo vi sono personaggi squalificati come Erri De Luca che raccontano dei cattivi russi (di peggio lo dice in riferimento al sionismo).

Il problema allora è capire chi soffre per il conflitto.

Le vittime sono per prime il popolo ucraino, per primo la popolazione russofona, specialmente nel Donbass, poi tutta la popolazione costretta contro la sua volontà a una guerra, cosa che vale anche per la popolazione russa.

Ma non si può essere equidistanti, né proporre vittime inesistenti: i carnefici sono la NATO, i banderisti (anche da noi, sponsorizzati da Calenda), mentre ora gli yankee con Trump, consapevoli che la guerra è persa, si sono sfilati continuando, però, a vendere armi all’UE che le gira ai nazi-banderisti.

E in tutto questo gli europei?

I governi europei e le relative classi dirigenti vivono una realtà inesistente, avendo vissuto all’ombra del padrone yankee dal 1945, nell’illusione di essere potenti ma i loro imperi, che per 500 anni hanno depredato il mondo, sono finiti, sono come quei nobili decaduti che vivono di ricordi in una dimora grande e fatiscente.

L’UE sempre più si accanisce contro la Russia, addirittura immaginando un confronto militare diretto nel 2029, pensandosi potente.

Nel 2023 girò un gruppo di figuri presso i vari parlamenti europei, a ottobre ‘23 presso il parlamento italiano, che proponevano una volta sconfitta la Russia di spezzettarla in una ventina di stati, idea assurda ed è immaginabile come in Russia assumano come intollerabile questa idea degli “europei”.

La vittoria però non è arrivata, nonostante sanzioni e spese militari e non è arrivata la sperata contestazione violenta contro Putin e anche se l’esercito russo controlla solo un 20% dell’Ucraina, già ora ha impedito gli obiettivi occidentali, la frantumazione russa.

Per quanto riguarda la guerra in Ucraina cifre ufficiali dei caduti non ci sono, anche se i banderisti e la Nato riportano cifre macroscopiche per i russi, un milione e mezzo e in crescita, ma la realtà racconta altro.

La popolazione ucraina fa girare la voce di 800 mila caduti ucraini, e per i russi?

Le uniche cifre ufficiali sono quelle delle salme scambiate a partire dal 2025.

Sono state scambiate salme dei caduti da ottobre 2025 a giugno 2026:

–          Per l’Ucraina 14.051

–          Per la Russia 408.

A chi legge valutare la proporzione, tremenda, in particolare per gli ucraini.

Per concludere, c’è un aggressore, la Nato, un avversario, la Russia e un aggredito, il popolo ucraino, non importa da quale parte della barricata.

Per noi però è chiaro che è necessario smantellare, la NATO, aggressore violento e guerrafondaio, specialmente dopo il 7 novembre 1991 quando a Roma cambiò la sua natura in organizzazione che da quella data pretende di imporre i propri desideri in tutto il mondo, come si è visto in Jugoslavia, Afganistan, Iraq, Libia, Siria.

Il tema della pace è cruciale sia per l’ANPI, sia come tema per le elezioni politiche del 2027, sia per il nostro futuro individuale.

  * iscritto Anpi.

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