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Rambo Roggero: legge ordine e… “mariscià nun aggio fatto niente!”

Com’era prevedibile, la condanna confermata in Cassazione per il gioielliere Mario Roggero sta spaccando il Paese. E com’era prevedibilissimo, sui social la questione si è polarizzata senza possibilità di mediazione.

Chi lo vorrebbe in galera a vita. Chi pretenderebbe la grazia ancor prima che faccia un solo giorno di galera. I primi “a sinistra”. I secondi a destra.

Or bene, ricapitoliamo i fatti. Il 28 aprile 2021, Mario Roggero si trova nella sua gioielleria. L’esercizio viene preso d’assalto da tre rapinatori. Dopo che i banditi, armati di una pistola e di un coltello – che punteranno alla gola della moglie, prendendo anche in ostaggio la figlia, che poi colpiranno – erano usciti dal negozio e stavano fuggendo, l’uomo li inseguì all’esterno sparando diversi colpi di pistola. Pistola legalmente detenuta ancorché senza porto d’armi, che gli era stato precedentemente ritirato (il che significa: non poteva portarla all’esterno del negozio).

A quel punto due rapinatori, Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli, rimanevano uccisi; il terzo, Alessandro Modica, veniva solo ferito, arrestato poi in ospedale.

Ma non è tutto, perché il diavolo si nasconde nei dettagli. La pistola dei rapinatori era “giocattolo”. Il gioielliere prese a calci in testa e in faccia uno di loro, ormai moribondo (ma non pare gli abbia dato il colpo di grazia, avendo svuotato il caricatore). E, infine, questo raro esempio di umanità aveva già dato mostra in passato della sua inclinazione alla violenza, minacciando con la pistola, in casa loro, il fidanzato di una figlia e tutta la sua famiglia.

Per tacere del fatto che il giustiziere, che la destra vorrebbe graziare, avrebbe potuto uccidere per errore qualche passante che si fosse trovato a transitare dal luogo della sparatoria. Ma cosa vuoi che sia? “Quisquilie, pinzillacchere”, diceva il principe de Curtis…

Certo, accanto a queste manifestazioni va riconosciuto senza ombra di dubbio un dato. Il gioielliere aveva subito più volte delle rapine a mano armata e più volte aveva visto la moglie e le figlia sotto minaccia. Dunque, personalmente, sono pronto come chiunque a considerare l’aspetto psicologico del Roggero.

Perché diciamoci la verità, uscendo dalle paludi dell’ideologia e della razionalità a prescindere, credo che chiunque, vedendo messa in pericolo l’incolumità delle persone che ama, sarebbe pronto a reagire violentemente desiderando la morte di chi attui la minaccia. Io lo farei. Anzi, se è per questo ho sempre reagito anche con un pizzico di violenza verso chi metteva in pericolo me, le persone che amo, i miei amici.

Non sono un pacifista. Non sono un cristiano. Non credo nel valore redentivo del porgi l’altra guancia

Tuttavia bisogna anche considerare l’entità della risposta. Se uno mi dà un ceffone non cerco di  mandarlo all’altro mondo. Soprattutto i tempi di reazione vanno presi in considerazione, e dunque le dinamiche dei fatti con i loro contesti.

Ciò detto, ribadisco che in estrema ratio e facendo uno sforzo di immedesimazione che mi costa non poco, considerando l’ideologia e la prospettiva esistenziale del Roggero (un fascista, il che ovviamente condiziona irrimediabilmente le sue azioni, non ci pigliamo in giro) ribadisco che posso comprendere lo stato psicologico di chi, dopo aver subito svariate rapine e aver più volte visto mettere in pericolo le vite delle persone che ama, ha perso la lucidità.

Aggiungiamoci che personalmente abolirei il carcere – certo, all’interno di un altro sistema di vita… – e certamente non inneggio alle manette per nessuno, benché alcuni reati siano particolarmente odiosi.

Per esempio, io considero odioso il reato di sfruttamento e di ricchezza ottenuta sulla pelle degli sfruttati. Ma purtroppo non siamo in un modello socialista, quindi questo non è neppure considerato un reato….

Men che meno, ad ogni buon conto, vorrei vedere in galera una persona di 72 anni nonostante abbia commesso un omicidio plurimo.

E in questo senso, come già accennato, francamente mi sorprende leggere sui social e sui profili di compagni sedicenti rivoluzionari l’esultanza per i quattordici anni appioppati a Roggero.

Ciononostante sta proprio qui il punto nodale di questa riflessione. Che naturalmente non vuol essere una riflessione superficiale sulla logica della pena. Logica formalmente ineccepibile nella fredda applicazione del codice. Ma che ha tenuto comunque conto dei risvolti emotivi che hanno portato Roggero ad uccidere.

Queste umili e senz’altro fallaci considerazioni vogliono viceversa andare a scandagliare le contraddizioni, tutte ideologiche e politiche, che si stanno rincorrendo in questi giorni sui social e anche sui media “professionali”.

Gli uni e gli altri sono veicoli di comunicazione ormai tossici, in quest’epoca caratterizzata da una soffocante entropia informativa, che tutto riduce a “opinionistica”. Con la loro polarizzazione, con il loro manicheismo morale, con la loro eterna contrapposizione binaria.

Ci troviamo così difronte ad una sinistra persino radicale e di classe che in alcuni casi, contravvenendo ad ogni principio antagonista verso il sistema detentivo borghese, esulta per la pena a Roggero.

Mentre dall’altro lato vediamo una destra tutta legge e ordine, carcere e manganello, tortura e genocidio, visceralità e vendetta, diventare improvvisamente compassionevole solo verso il settantaduenne gioielliere.

Colpevole, secondo la loro visione, di aver solo reagito“, e comprensibilmente, a degli sporchi rapinatori che minacciavano moglie e figlia.

In realtà, reo di un addirittura casuale duplice omicidio. Perché nelle sue intenzioni, sull’asfalto a crepare dovevano rimanere tutti e tre i rapinatori.

Orbene, la destra invoca interpretazioni estensive della legge, valutazioni psichiche, contesti emotivi, comprensione per le vessazioni subite a causa di precedenti rapine, ansie, paure. Praticamente un altro sistema legale e penale, diverso da quello “uguale per tutti” racchiuso nel Codice, certamente rivedibile in tutto o in parte.

…E allora cari camerati, cari reazionari, cari ‘amici di destra’, io sono assolutamente d’accordo con voi. Non mandiamo in carcere Roggero. Meglio, scarceriamo tutti i detenuti. I magistratiaveva ragione “zio Silvio” – sono degli squilibrati. Bisogna capire...

Sono pertanto pronto ad accettare tutte le ragioni e le attenuanti che avanzate. Ho però da sottoporvi anche la comprensione e la depenalizzazione per alcune fattispecie verso le quali invece pare che voi siate invece ferocemente intransigenti. Articolando il ragionamento dialetticamente e sviluppandolo dal particolare al generale.

Vediamone alcuni, di questi eventuali reati, elencati in ordine sparso, così come mi vengono.

Va dunque assolutamente capito il contesto sociale, culturale, emotivo, psichico di chi spara per strada, o uccide, o si affilia ad un’organizzazione mafiosa, o ruba, o rapina (quindi anche quelli che stavano derubando Roggero andrebbero “compresi”) perché vittima di una società che ha fatto del denaro e dell’esercizio discrezionale del potere gli unici valori da perseguire. Con le capacità e i mezzi di cui dispone…

Facendo di loro dei reietti e dei marginali, che sanno e possono prendersi solo con la violenza ciò che la società civile e la buona borghesia, con altrettanta ma “legale” violenza, gli ha sottratto e reso indisponibile. Per appartenenza e provenienza genetica da una classe di pezzenti, “brutti sporchi e cattivi“.

Va capito il contesto sociale, culturale, emotivo, psichico di chi, avendo subito violenze sbirresche, giustissimamente decide di reagire a quei “mazzieri” in divisa che agiscono il dominio dello Stato in modo troppo spesso spietato, arbitrario e sadico. Solo per difendere, come feroci cani da guardia, istituzioni corrotte e illiberali.

Va capito il contesto sociale, culturale, emotivo, psichico di chi ha imbracciato le armi negli anni Settanta perché, stanco di assistere inerme alle angherie di un potere statale e classista che opprimeva e opprime la classe lavoratrice e i poveri cristi senza una lira; stanco di licenziamenti e soprusi in fabbrica; stanco di un modello patriarcale fondato sul principio borghese del perbenismo, dell’omertà e della subordinazione della donna; stanco di bombe, attentati e “stragi di stato”; ha deciso di insorgere, armi non metaforiche in pugno, contro questo sistema capitalistico di merda.

Va capito il contesto sociale, culturale, emotivo, psichico e anche storico – in questo caso – di chi stremato e umiliato, ridotto da decenni a bersaglio in un campo di detenzione con due milioni e mezzo di prigionieri, ha organizzato il raid del 7 Ottobre dopo 75 anni di crimini e oppressione sionisti.

Oppressione che “non mette in pericolo” madri, padri, figli, sorelle, fratelli, mogli, mariti, amori. No, li trucida e li stupra senza passare dal via e guardandosi bene dall’usare armi giocattolo.

Sulla stessa linea, va capito il contesto sociale, culturale, emotivo, psichico di chi come l’Asse della Resistenza, l’Iran, Hezbollah, Hamas vedrebbe con favore la cancellazione dalla terra di uno stato genocidario che non si limita a “desiderare” ma effettivamente opera per distruggere interi popoli con in testa l’obiettivo suprematista della Grande Israele.

Uno Stato trasformatosi dopo la Shoah – come Roggero dopo le rapine, ma prendendosela con gli innocenti – da vittima in carnefice. E a ben vedere lo snodo cruciale della riflessione sta in larga parte in questo semplice, terrificante, violentissimo paradigma vittimario, propedeutico alla vendetta.

Va capito ancora il contesto sociale, culturale, emotivo, psichico e anche storico di chi, come Putin, non vuole che la Nato gli metta dei missili nucleari al confine, dopo aver violato tutti gli accordi di non espansione ad Est.

Va capito il contesto sociale, culturale, emotivo, psichico di chi spacca le vetrine e brucia le macchine perché i ceti dominanti al governo del paese gli tolgono il lavoro, lo stato sociale, la scuola, la sanità, la casa, i salari e il loro potere di acquisto. Una macelleria sociale “attuale”, altro che minaccia.

Analogamente va capito il contesto sociale, culturale, emotivo, psichico dei giovani che legittimamente scendono in piazza contro chi gli sta cancellando il futuro. E scendono incazzati e, a volte, con la voglia di mettere a ferro e a fuoco le città.

Ancora, neanche a dirlo, va capito il contesto sociale, culturale, emotivo, psichico, tragico di chi arriva in Italia, in Europa, nel ricco Occidente da clandestino, provenendo da terre che noi deprediamo, saccheggiamo, bombardiamo per rubare loro ricchezze e materie prime. Massacrandoli e costringendoli a vivere di stenti e miseria. Mettendo spesso  a capo di quei paesi burattini corrotti, che reggono i nostri luridi interessi.

Va capito il loro sentirsi ai margini, vanno capite le loro difficoltà a trovare lavoro, visto che senza permesso di soggiorno non possono essere assunti con regolare contratto e senza un lavoro non possono ottenere il permesso di soggiorno. Il “comma 22” della schivitù…

E va capito il contesto sociale, culturale, emotivo, psichico che sta vivendo l’irakeno di Ascoli, ossia il migrante che il bullo fighetto e figlio di papà (papà malmenato tra l’altro) ha picchiato mentre era ubriaco, facendo sfoggio di una vigliaccheria incommensurabile. Certi drammi, umanissimi uomini della reazione, vanno capiti.

Tuttavia voi, cari camerati tutti Legge Ordine e Manganello, pare che su questi punti non siate per nulla d’accordo. Per tutti costoro infatti invocate repressione dura, secoli di galera, giustizia ferma, pene certe, 41 bis e finanche la condanna a morte. Quando va bene inflitta dallo Stato. Sennò elargita con lapidazione o con colpi di arma da fuoco. Come fatto da Roggero.

Siete islamofobi, ma nell’applicazione della giustizia adottereste con entusiasmo i metodi dell’Islam più teocratico e oscurantista. Vi dite democratici ma vi eccitate nel reprimere il conflitto che è il sale della democrazia.

Addirittura volete in carcere, sulla via dei novant’anni ormai, ex brigatisti per reati politici commessi cinquant’anni fa.

O peggio, ne vorreste l’estradizione dal Nicaragua (Casimirri: con Tajani che invoca quel diritto internazionale che egli stesso concepisce “fino a un certo punto” o ad minchiam) o dalla Francia (“Operazione Ombre Rosse”: grottesca e tragica ad un tempo), richieste finite inesorabilmente in un nulla di fatto.

Un concetto di giustizia, il vostro, solitamente assimilabile alla vendetta o all’Inquisizione. Che poi nei casi che vi fa comodo trasformate in lamentosa compassione, con annessa assoluzione divina.

Come potrete notare, ammesso e non concesso che riusciate a connettere i neuroni, c’è qualcosa che non torna.

Forse la giustizia cambia a seconda delle prospettive politiche e culturali? A seconda della sovrastruttura ideologica legata alle forme di governo e di potere? Forse per questo esiste un patto sociale. Forse a voi non piace la soluzione rappresentata dallo Stato liberal-democratico. Come d’altronde, ma per tutt’altre ragioni, non piace al sottoscritto.

Voi però per storia e patrimonio genetico non cercate giustizia. Pretendete solo di gestire il potere secondo l’interesse del più forte – quello dell’uomo bianco, razzista, occidentale, padrone e “migliore degli altri” per chissà quale distorsione del pensiero: considerando che tra voi ci sono pure dei poveri schiavi felici di esserlo – per fare quello che più vi aggrada. Ovvero esercitare l’arbitrio.

Il fascismo è infatti storicamente questo: arbitrio. E lo stiamo rivedendo all’opera con la collaborazione spudorata del padre e della madre di quest’ideologia: il liberalismo democratico e mercatista.

Assecondare il caos e il nichilismo anarcoide, per poi produrre nelle masse il bisogno dell’ordine repressivo e autoritario. Con militarismo e guerra a fare da inevitabile corollario. È un gioco che si conosce bene. Che conosciamo bene. E che è già riuscito negli anni venti del ‘900.

E allora cari camerati, cari reazionari, cari giustizieri a geometria variabile, permettetemi di sottoporvi un’ultima compassionevole comprensione.

Va capito il contesto sociale, culturale, emotivo, psichico, di chi come lo scrivente potrebbe volervi moralmente e materialmente fuori dalle palle. Semplicemente perché siete fascisti, razzisti, classisti e dunque portatori di un’ideologia disumana e disumanizzante. Settanta milioni di morti, benché sia passato quasi un secolo, non si dimenticano.

È un mio opinabilissimo parere, intendiamoci. Così come resta un vostro opinabilissimo parere il fatto che Roggero abbia esercitato una “legittima difesa” invece di un duplice omicidio, nel tentativo di realizzarne uno triplice.

La vostra difesa del gioielliere di Cuneo è difatti un sofisma talmente evidente da risultare ridicolo. Giuridicamente, socialmente e politicamente.

E poi cari camerati, diciamocelo tra noi: ma dove mai si è visto uno Übermensch, un Cavaliere della Tavola Rotonda, un Iperboreo, un Rambo, combattere il Male e poi piangere e farsela sotto per le conseguenze?

Mariscià tengo ‘e figlie, nun aggio fatto niente

Roggero, che rivendica la sua azione da giustiziere, si faccia la galera da uomo.

Manco più i fondamentali. E che diamine…

Carissimi camerati dunque, bando alle ciance. Come ho scritto in ogni passaggio di questo lungo articolo, io sono d’accordo con voi. Capiamo il contesto sociale, culturale, emotivo, psichico, storico di tutti. Facciamo esercizio di intelligenza e di apertura mentale. Legge e Ordine però ficcateveli là dove non batte il sole. Difficile eh? Non sareste più ciò che effettivamente siete.

E allora è bene che lo sappiate. Ci sarà sempre un Roggero di estrema sinistra che vorrà vedervi penzolare a testa in giù per poi sputarvi addosso.

È pur sempre una questione di comprensione dei contesti sociali, culturali, emotivi, psichici. Ed è pur sempre una questione di legittima difesa: dalla tirannide.

ITALIANIIIIII…..

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3 Commenti


  • pablo

    Va dunque assolutamente capito il contesto sociale, culturale, emotivo, psichico…come hanno fatto i poliziotti a Bologna ieri!


  • Vincenzo Morvillo

    Si capisce vero che la mia è una provocazione utilizzata con sarcasmo? Mi auguro che il tuo commento dunque vada nella mia stessa direzione. Grazie


  • Gianleonardo

    ” Si capisce vero che la mia è una provocazione utilizzata con sarcasmo? ”

    Si capisce perfettamente e, sempre che si voglia capire, si capisce anche tanto altro.
    Siamo tutti in grado di “fare la tara”, ma “il peso netto” rimane, per fortuna, quello che è.
    Quelli che hai esposto con pregevole leggerezza e sarcasmo, sono utili argomenti di sana, necessaria e serena discussione.
    Peccato che i destinatari destrorsi del tuo valido scritto non siano (spesso) capaci di ragionamenti così complessi.

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