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Cortina fumogena sul caso Fakir?

Ho letto con molta attenzione quasi tutti i giornali italiani e le agenzie che riportavano i risultati preliminari dell’autopsia di Fakir e mi sono fatta alcune domande, la prima è stata immediata, e mi sono chiesta: ma che vuol dire ’sta roba?

Ciò che è trapelato è completamente inutile. Quindi perché farlo trapelare? Per creare dibattito e divisioni nella discussione pubblica, non ho altre risposte. L’autopsia e il video tagliato a favore della difesa dei poliziotti creano la famosa cortina fumogena da dare in pasto alla stampa. Non aggiungono nulla al caso, però creano divisione e alla fine si parla di tutto tranne che di responsabilità.

Autopsia?

Partiamo dalla cosiddetta autopsia. Il referto medico-legale ancora non esiste nella sua forma conclusiva. I periti avranno novanta giorni per completare gli esami istologici e tossicologici, ricostruire le condizioni cliniche di Fakir e valutare la relazione fra la morte, la posizione prona, la pressione esercitata sul corpo, lo spray al peperoncino e le successive manovre di rianimazione.

Quello consegnato ai giornali è un pugno di anticipazioni generiche che non spiegano nulla. Sangue nei polmoni, vie aeree ostruite, segni definiti vagamente di «schiacciamento», assenza di fratture ossee. Da queste anticipazioni si può concludere solo ciò che già sapevamo da video, non certo la “causa” della morte.

Bene. E quindi?

Il sangue nei polmoni può essere centrale, concorrente oppure conseguente ad altri eventi. Bisogna sapere dove si trovava, quando si è prodotto e attraverso quale meccanismo. L’assenza di costole rotte dice soltanto che le costole erano integre, come quasi sempre accade con le mani dietro la schiena e lo schiacciamento. Eppure questo materiale ancora grezzo è stato subito distribuito fra le parti come in un processo televisivo.

Il legale della famiglia parla di asfissia da compressione. La difesa degli agenti sottolinea le ossa intatte e respinge l’ipotesi di una condotta violenta. Poi compare la cocaina, naturalmente, sebbene gli esami tossicologici debbano ancora essere completati.

A ciascuno viene offerto il pezzetto adatto alla propria convinzione. A livello scientifico ne sappiamo esattamente quanto prima. Quindi? dicevo prima. Quindi tutto ciò serve a distrarre.

Il risultato è già visibile. Si discute se Fakir sia soffocato nel proprio sangue, se quel sangue derivasse dalla compressione, dalla rianimazione o da una sostanza ancora da accertare. Intanto la domanda più semplice è svanita: che cosa è accaduto durante quei cinque minuti e venti secondi, mentre un uomo immobilizzato chiedeva aiuto, perdeva forza e infine moriva?

La bodycam del poliziotto

Poi arriva la bodycam. Il filmato integrale è stato consegnato alla Procura. Alla stampa sono stati mostrati pochi secondi, ripresi da una telecamera privata portata da uno degli agenti. Si vede Fakir entrare in contatto con un altro uomo vicino a un’automobile, cadere e venire raggiunto dai poliziotti. Il video termina proprio nel punto in cui comincerebbe la parte che interessa tutti, ovvero come comincia la contenzione, ma quella non ce la mostrano.

Quei secondi rispondono a una sola domanda, cioè perché gli agenti siano intervenuti. Nulla raccontano sul modo in cui Fakir è stato tenuto a terra, sulla pressione esercitata e sul tempo trascorso prima che qualcuno riconoscesse la perdita di reattività. L’inizio del fermo viene così usato per assolverne anticipatamente lo svolgimento.

Capisco che un filmato integrale possa restare riservato durante un’indagine. Capisco assai meno la divulgazione del solo passaggio favorevole a una parte, accompagnato immediatamente dalla spiegazione del suo avvocato, che è quella che ci aspettiamo dalla difesa: vedete, i poliziotti dovevano intervenire.

Se la tutela delle indagini impone silenzio, si conservi il silenzio, ma su tutto. Se si sceglie la pubblicità, si spieghi almeno perché il pubblico riceva proprio quel taglio e non gli altri. O è chiedere troppo. Ma soprattutto, perché i giornalisti non fanno queste domande?

Il parere illuminante del ministro (sic!)

Il ministro Piantedosi, prima della conclusione dell’autopsia e degli altri accertamenti, ha già parlato di «attenzione», «equilibrio» e «correttezza» e «adeguatezza» degli operatori. Dice di fidarsi della magistratura, però offre in anticipo il risultato politico dell’inchiesta. A che serve allora la magistratura. Per il ministro gli agenti avrebbero agito correttamente; ciò che resta da stabilire riguarda il corpo di Fakir, le sue condizioni e le sostanze che forse conteneva.

Ieri parlavo di “autopsia morale” prima di quella medica, eccola qua confezionata dal caro ministro. La condotta dell’autorità viene presentata come ragionevole. Il morto deve invece spiegare perché sia morto, sarà senz’altro colpa sua. Del resto leggiamo sui social da 4 giorni: “se non si drogava non succedeva”. Ovvio no?

Perché dare informazioni incomplete e fuorvianti?

Potrebbe mancare una regia centrale, intendiamoci. Basta conoscere il funzionamento dell’informazione. Si consegnano particolari incompleti a distanza di poche ore, ciascuno capace di aprire una nuova polemica. Il pubblico si divide. I giornali così bruciano e poi estinguono la notizia.

Fra novanta giorni arriverà una relazione complessa, piena di cautele e termini tecnici, quando l’attenzione sarà altrove e Fakir sarà diventato un nome che molti ricorderanno a fatica.

La cortina fumogena serve esattamente a moltiplicare le spiegazioni finché la responsabilità scompare dentro la complessità.

Tutto il resto, per adesso, è materiale gettato nella nebbia.

 * dal suo Substack

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