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Elogio della corruzione

Una cosa che si deve riconoscere ai capitalisti yankee e ai loro governi reazionari o liberal (destra camuffata, da noi spacciati come progressisti) è la grande capacità corruttiva.

La corruzione yankee è nell’informazione (vedi la continua propaganda manipolativa, oggi anche con le app dei genocidi sionisti), è nell’immagine dei suoi leader, vedi Obama un “wasp” con padre straniero che ha ottenuto senza merito il premio Ignobel alla pace (Orwell sarebbe contento come il riconoscimento alla guerra è presentato come pace) e infine la diretta corruzione delle persone.

In Italia la corruzione yankee piega alle sue scelte i nostri politici, tanto di destra, che si sono trasformati in sionisti convinti ma sono anche convinto che in privato pensano tutto il male possibile di tutti gli ebrei e senza distinzioni e piega i politici di centro come il PD (dirlo di sinistra è proprio una bestemmia, con l’esempio limpido di Veltroni) alla trasformazione che ha portato questo partito ad essere atlantista e liberista.

La corruzione yankee ha trasformato anche i rivoluzionari curdi del Rojava che avevano accettato il loro sostegno per poi essere traditi e abbandonati (non ci voleva molto a capirlo sin dall’inizio visto i precedenti fatti dagli yankee) e ora sciolgono le loro milizie accettando supinamente il predominio dei tagliagole dell’ISIS ripuliti (anche loro corrotti, rimanendo oscurantisti).

E ora mi concentro sull’ultima corruzione yankee: quella in Venezuela.

Mi aveva stupito all’inizio, con il rapimento di Maduro e della moglie Cila il 3 gennaio, che Trump non li avesse assassinati da subito (vedi invece Khamenei e famiglia) e come avesse escluso che quella vipera fascista della Corinna Machado potesse essere imposta come nuovo presidente del Venezuela.

L’arcano si sta chiarendo un po’ per volta ma quello che è chiaro da subito è che la vicepresidente Delcy Rodiguez è dentro il piano di Trump e io penso da prima dell’aggressione, quello che non è chiaro è come e quando gli yankee siano riusciti a corrompere la Rodiguez, che sta mettendo il petrolio venezuelano nelle mani dei capitalisti statunitensi.

Il terremoto che ha colpito il Venezuela non è il motivo di questa resa ma solo la sua giustificazione.

La notizia di pochi giorni fa è che il latitante Edmundo Gonzales, fuggito all’estero dopo avere cercato di manipolare le elezioni alla presidenza (da noi i media gli avevano assegnato la vittoria con dei sondaggi manipolati e farlocchi) è rientrato liberamente e si attende anche il rientro della vipera fascista Corinna Machado, anche lei premiata con il premio Ignobel (e con immediate relative esternazioni pacifiste perché avvenisse un golpe).

Con Maduro rapito (“destituito, secondo Wikipedia!) e in carcere almeno sino a luglio 2027 (il giudice è un sionista ultranovantenne, quindi non imparziale) per subire una pittoresca accusa di traffico per droga (sebbene sarebbe Marco Rubio in questa condizione) e quindi c’è tutto il tempo per smantellare il chavismo e riportare al potere la stretta oligarchia fascista legata a doppio filo con gli yankee.

L’elezione di Maduro scadrà nel 2031, mentre l’assemblea nazionale dovrà essere rieletta nel 2030, ma io mi aspetto che entro il 2027 Delcy Rodriguez imporrà la rielezione di entrambi, quando e se Maduro rientrerà in Venezuela (la giustizia statunitense è una truffa, è in mano alla politica nonostante tutte le fanfaronate dei media occidentali) troverà probabilmente il deserto, almeno è questo che vuole Trump, la oligarchia venezuelana e i traditori chavisti.

Quello che non capisco è perché la Rodriguez si candida al karakiri politico se non fisico, visto personaggi come la Machado che non faranno sconti a nessuno, troppo fascisti, come quel personaggio inqualificabile di Guaidò.

La lezione del Venezuela e non solo deve essere un monito e un insegnamento per i comunisti in Italia perché continua ad esserci chi a sinistra continua o si inventa nuove argomentazioni per allearsi al PD, l’agente in Italia degli yankee, allearsi con essi, anche localmente, significa entrare in un percorso di corruzione e questo è uno dei temi delle elezioni politiche in Italia per il 2027, le altre sono la guerra in progress della NATO/UE e la trasformazione dell’Italia da Stato costituzionale a stato postfascista, o almeno questo è quello che vogliono Fratelli d’Italia.

Non si tratta di essere “puri” condannandosi alla marginalità, è perseguire un percorso coerente che non ci faccia diventare complici di un sistema corruttivo per cui nulla cambia, è perseguire la città futura.

L’unità dei comunisti e delle forze di alternativa (ambientale, sociale, politica, ecc.) in una lista unitaria è il tema allo stato difficilissimo da attuare, ma da perseguire.

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