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L’IA sfugge al controllo, soprattutto della “politica”

Se la politica “lascia fare al mercato” diventa inutile. Stiamo parlando ovviamente della classe politica selezionata negli ultimi 40 anni dal neoliberismo imperialista, da Thatcher-Reagan in poi.

Il mantra “decide il mercato” ha eliminato finanche l’idea che lo Stato potesse dire la sua sulle questioni economiche e finanziarie. Al massimo doveva occuparsi rendere più facile la vita agli “investitori”, eliminando regole e lasciando che il debito pubblico fosse in balia della speculazione.

Su questa strada, scriviamo spesso, sono andate perdute anche le capacità – le mitiche “competenze” – del “pubblico” in materia di regolamentazione.

La prova regina arriva in queste ore dal Congresso degli Stati Uniti – non proprio un’istituzione secondaria nell’architettura della politica occidentale – cui gli amministratori delegati delle principali società che vanno sviluppando l’intelligenza artificialesi sono rivolti chiedendo di fissare regole per impedire che i loro stessi prodotti, ormai abituati a sfuggire di mano, possano magari “prendere il controllo di internet entro i prossimi sei o dodici mesi”.

Calcolando i tempi di elaborazione di un qualsiasi Parlamento occidentale, possiamo dire che i buoi sono già scappati. Ogni eventuale intervento sarà tristemente in ritardo. Il problema è così serio che OpenAI e Anthropic, le società americane che gestiscono ChatGPT e Claude, i due modelli occidentali più diffusi, pur non essendo ancora quotate a Wall Street, hanno visto precipitare di oltre 270 miliardi di dollari le loro “quotazioni virtuali” sulla piattaforma Hyperliquid (quelle in base alle quali si decide oppure no di “fare il salto” in borsa).

In ogni caso “la politica” ha risposto con un “io dovrei regolare ‘sta roba? Ma che scherzate?”.

Il presidente della Camera, il repubblicano Mike Johnson, ha infatti dichiarato domenica che il Congresso non guiderà l’iniziativa per regolamentare la sicurezza dell’IA. Perché un intervento del Congresso “non è la risposta” e “le aziende di IA possono fermare il loro lavoro in qualsiasi momento”. “Decida il mercato”, insomma, ossia gli amministratori delegati di OpenAi, Anthropic, X-AI (“Grok” di Elon Musk), Gemini (Google) e Meta-Facebook.

L’impotenza della politica si dimostra qui un penoso intreccio tra incompetenza e ideologia di tempi ormai passati, dove si parlava per slogan facendo conto sul fatto che i processi andavano avanti per conto loro. Ora che ci sarebbe necessità di inventare soluzioni nuove per problemi quasi inconcepibili, “i politici” Usa non sanno che pesci prendere e ripetono le frasi mandate a memoria.

Parlando con la NBC, Johnson ha ammesso che richiamerebbe i membri della Camera e programmerebbe un voto sulla regolamentazione dell’IA “se avessimo una soluzione“. Ma non ne vede neanche una…

Dobbiamo mettere in atto alcune linee guida, alcune misure di sicurezza per garantire che l’IA non sfugga al controllo… Ma allo stesso tempo, dobbiamo assicurarci di non perdere il nostro vantaggio nella competizione globale su questo tema con la Cina. Perché quella sarebbe una minaccia alla sicurezza nazionale.”

Ecco che il “nemico esterno”, il competitore principale diventa lo spauracchio – ideologico, ma anche operativo – per non fare nulla sul fronte regolatorio.

E’ la stessa reazione ottusa di Donald Trump, del resto. Il tycoon, impegnato ad assistere a un torneo di golf in Irlanda, ha evocato “forze negative” che vogliono rallentare lo sviluppo dell’IA (gli amministratori delegati che la producono!) e ha rivendicato la posizione di forza degli Stati Uniti: “Siamo all’avanguardia rispetto alla Cina nell’Intelligenza Artificiale, siamo il Paese più avanzato al mondo. E francamente, voglio che rimanga così, perché chi vince nel campo dell’AI, vince su tutto”.

L’idea sottostante è preistorica, semplicemente. Vede l’IA come si poteva guardare qualsiasi altra innovazione tecnologica o arma più avanzata: una “cosa” manovrabile, sotto il pieno controllo umano. Dove se “noi abbiamo l’arma più devastante”, allora non ce n’è per nessuno…

Ma l’IA non è una “cosa” che sta lì in attesa di essere utilizzata. E’ “generativa” di applicazioni e di “agenti” in grado di muoversi persino in autonomia o contrasto con le scelte dei programmatori.

In più la subcultura di Trump confonde tragicamente tra “prestazioni maggiori” e superiorità tecnologica, proprio perché non ha capito la natura dell’IA.

E questo è addirittura un problema “filosofico”. L’impostazione cinese dello sviluppo in questo campo risente invece sia della distinzione tra “conoscenza” e “saggezza” – come spiegato da Vladimiro Giacché nel dibattito ospitato in “Figli della stessa rabbia” -, ovvero tra produzione materiale di tecnologie e capacità umana di interrogarsi sul senso di quel che viene costruito, scegliendo il cosa e il come e il quanto; sia del controllo della politica statuale sull’azione degli imprenditori privati.

In altre parole, lo Stato decide cosa va prodotto e a cosa deve servire, i privati “competono” tra loro per realizzare ciò che serve allo scopo indicato. Ne vien fuori una IA non meno “prestazionale”, ma decisamente più utilizzabile per esigenze molto diverse, non necessariamente “di competizione”. Persino “socialmente utili”, come il miglioramento della sanità pubblica…

Nel sistema di produzione capitalistico occidentale – il “nostro” insomma – funziona in modo praticamente opposto: i “privati” vedono l’occasione di fare profitti colossali con un nuovo prodotto-tecnologia, si impegnano per vincere la competizione e poi lo Stato – eventualmente – si occupa di vedere se servono regole e se quel che è stato prodotto serve agli scopi (residuali) del pubblico. Di fatto ridotto a problemi di sorveglianza, controllo, schedatura, risparmio sui costi e sul personale…

Che la politica Usa sia completamente a digiuno in materia di IA lodi AI dimostrano anche gli stracchi “competitor” di Trump. Obama prova ancora a fare il guru, ma i suoi suggerimenti ma non vanno al di là del generico “buttiamoci un occhio”.

Parlando ad una cena di raccolta fondi elettorali – lo scopo decide sempre anche il “merito” – è riuscito a dire soltanto che È una cosa che si sta diffondendo  molto rapidamente in mani private e, se non riusciamo a tenerla sotto  controllo, penso che possa diventare pericolosa”. Azz…

Tutt’al più se Hakeem Jeffries, attuale leader della minoranza democratica, dovesse diventare speeker della Camera al posto del derelitto Johnson (in caso i “dem” vincano le lezioni di midterm a novembre), ‘esorterei vivamente i Democratici a definire un quadro  di riferimento per un dialogo pubblico”. Incisivo, vero?

Andando più a sinistra la situazione migliora, ma non di molto. Bernie Sanders, il “socialista” senatore del Vermont, ha presentato una proposta legislativa per il temporary ban, ossia per mettere in stand-by lo sviluppo delle super-intelligenze artificiali. Se non altro nell’attesa di creare una nuova agenzia federale, appositamente dedicata all’IA e al monitoraggio del suo sviluppo, che stabilirà regole, revisioni e un pacchetto di salvaguardie di sicurezza forte dell’acquisizione – da parte dello Stato – di una partecipazione del 50% delle società del settore.

Ovvero: si coglie la necessità, ma poi sono i rapporti di forza sociali e politici a decidere…

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