Quando un partito supera la soglia del 40% dei voti diventa abbastanza ozioso decomporli per classe, età o area di residenza.
Non si raggiungono simili percentuali, all’interno di un’elezione molto partecipata com’è stata quella di domenica in Sassonia-Anhalt, se non si è costruita una piattaforma capace di attirare un consenso trasversale da tutti gli angoli della società votante.
In effetti, gli unici che restano sicuramente fuori sono le vittime designate dei pogrom passati, odierni e futuri, a cui non è lasciata possibilità di esprimersi con il voto.
Senza dubbio, il clamoroso successo di Afd nasce sulle macerie del nuovo fallimento storico delle élite liberali e socialdemocratiche europee.
Nel 1945, in un continente devastato da due guerre mondiali, culture politiche già detronizzate dal fascismo, a cui, ieri come oggi, avevano spalancato le porte, sono state ripescate dalla pattumiera della Storia grazie alle armate statunitensi e rilanciate su un’ipotesi di progressività sociale e politica.
Ma, sotto la facciata liberaldemocratica, le classi dirigenti si sono date subito da fare per nascondere, ridimensionare, e infine normalizzare le complicità con il passato nazifascista.
Nel corso dei decenni, hanno lavorato per impedire qualsiasi discussione sulle radici materiali e ideologiche del fascismo nella società europea. Hanno strumentalizzato, manipolato, svuotato la verità storica della lotta antifascista piegandola ai propri interessi elettorali o ai propri obiettivi geopolitici. Hanno distrutto gli argini politici e diplomatici che erano stati eretti sul sacrificio di milioni di innocenti, per ricollocare la guerra al centro dell’orizzonte politico europeo.
Una grande differenza rispetto al passato è che, questa volta, gli “americani” non potranno salvare la liberaldemocrazia europea, visto che il quartier generale del fascismo mondiale oggi si trova proprio a Washington.
Pare che in letteratura non esista un termine ampiamente accettato per designare l’insieme dello spazio geografico europeo e degli spazi extraeuropei colonizzati nei secoli da immigrati eurodiscendenti: Americhe, parti dell’Oceania e, naturalmente, Israele. Ma non è per caso se la peste bruna si diffonde alla massima velocità proprio all’interno di questo spazio.
La rivolta dell’uomo bianco ha trovato in Trump il proprio faro mondiale. Non possiamo individuare le basi di classe di questa rivolta se non mettiamo al centro l’imperialismo e quello che comporta, e se non buttiamo invece a mare il marxismo occidentale: quello che, trovando giustificazioni per chi vota Afd, fa la sua sporca parte per normalizzare il fascismo.
La buona notizia è che Afd ha vinto agitando due bandiere che non potranno mai coesistere: la supremazia bianca e la pace. Una sinistra degna di questo nome non può che gettare la prima nel fango e lottare per la pace, i diritti e la democrazia con tutte le sue forze. C’è in ballo il futuro dell’umanità.
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