Però ammetto che è un passettino avanti. Adesso lo scrivono due bravi giornalisti d’inchiesta di Haaretz, citano nomi pesanti, non uno solo. Quindi la storia è del tutto credibile e l’impatto che sta avendo a livello internazionale è enorme.
Godo pensando a tutti quelli coi quali ho incrociato le armi , da subito. Eh sì, lo scoop non c’è, se tanti come me, con più o meno dovizia di particolari, lo hanno scritto e documentato, dal giorno dopo.
Bastava far funzionare la logica e unire tutti i puntini.
Dove sbagliano i due pur bravi giornalisti israeliani ? Scrivono che fu avvertito 10 giorni prima dal leader emiratino (Bibi non lo può comprare, quello non sa più dove metterli i soldi) e che tenne l’informazione per sé e non la comunicò ne’ all’IDF nè allo Shin Bet.
Eh no, non ci siamo. Questa cosa proprio gli israeliani non riescono a digerirla e che fanno? Addossano tutto a Netanyahu, a lui soltanto. Certo che non ci siamo. Non poteva funzionare, dico io, senza che i vertici militari sapessero e i servizi segreti pure.
Un modesto consiglio da un umile organizzatore di concerti.
Io farei la lista di alcuni personaggi che vedrei bene alla sbarra, in un eventuale processo, dove possano ovviamente difendersi, esporre le loro ragioni.
Comincerei da chi ha dato l’ordine di spostare le truppe normalmente di stanza a Gaza, verso la Cisgiordania, il 4 ottobre 2023. E’ stato il governo?
Poi mi farei dare nomi e cognomi di chi dell’IDF si occupa del monitoraggio dei satelliti di sicurezza OFEK.
Alla data del 7 ottobre, erano ben 5 i membri della famiglia nello Spazio, chi c’era in servizio la notte tra il 6 e il 7 ottobre?
Domanda da sprovveduto: le immagini dei satelliti vengono registrate? Perché è difficile credere che 5 satelliti non abbiano visto 3.000 uomini con centinaia di pick-up e altrettante moto, più 5 Caterpillar, allo scoperto per circa 3 ore, da Gaza sino al Muro.
E se questi sono i gioielli che Israele vuole vendere per garantire la sicurezza ad altri Stati, non credo che faranno business. Ma io sto dalla parte della famiglia OFEK, secondo me hanno visto tutto ma….
Poi porterei alla sbarra il generale e gli ufficiali che autorizzarono lo svolgimento del Nova Festival a Re’im, ad un tiro di mortaio da Gaza, dopo che l’ufficio militare preposto (la nostra commissione di vigilanza) aveva negato l’autorizzazione, offrendo un’alternativa più sicura.
Ovviamente porterei in tribunale i militari che quei nomi hanno fatto per dire che sono stati scavalcati da ordini superiori.
Volendo, interrogherei anche l’organizzatore… Nessuno, ma proprio nessuno, gli ha mai chiesto perché ha insistito per tenerlo lì, a tutti i costi, mica c’erano le cascate del Niagara vicino… Perché rifiutò la sede suggerita dai militari di servizio?
E, per la cronaca, gli chiederei dove si trovava alle 6 del mattino del 7 ottobre, come nei film americani. Era il suo festival, l’ha prorogato per il successo, da organizzatore io sarei stato lì a godermelo. Era al Nova Festival il suo organizzatore? Una curiosità professionale…
Se io fossi il PM israeliano gli chiederei anche quando decise di prolungare il Nova Festival dal 6 al 7 ottobre. Già, magari tanti non lo sanno, ma quel festival che conta 1/3 dei morti di quel massacro, doveva finire il 6 ottobre, ma fu prorogato all’ultimo momento. Sbaglio se fu deciso il 4 ottobre?
Chi concesse nuovamente l’autorizzazione? Io so che ci fu un aspro confronto tra ufficiali, alla fine la spuntarono quelli della proroga. Ecco, in Italia, quelli verrebbero processati, a prescindere.
Poi: alla sbarra, nomi e cognomi, degli ufficiali che minacciarono e offesero le spotters di Nahal-Oz che alcuni mesi prima riferirono ai capi delle manovre di assalto dei miliziani di Hamas. Ne sono rimaste solo 6 vive, 5 furono prese come ostaggi e portate a Gaza; tutte le altre, circa 20, furono uccise quel tragico mattino.
La mia personale convinzione è che le 5 ragazze devono la loro vita alla sesta, l’unica testimone che quel giorno saltò il servizio. E’ lei che ha raccontato tutto ad Haaretz, che tenne segreto il nome e il luogo dove si trovasse. Perché? Temevano per la sua vita? Certo che sì, senza di lei nessun testimone. E’ la ragazza intervistata anche da Jacona mesi fa nel suo reportage da Israele.
Continuo il ruolo del PM: chi rispose al telefono ai soldati della Divisione Golani che lanciano per primi l’allarme? Attenzione qui gli orari sono decisivi: chiamano il Comando tra le 4 e le 5 del mattino, chiedono il permesso di uscire dalla postazione e avvicinarsi al muro, perché tutti e tre i palloni con le telecamere abitualmente in servizio, sorvegliati dalle ragazze di cui sopra, indovinate un po’, erano a terra da giorni prima. Guasti, tutti e tre.
Quando si dice la sfiga. Ma 3.000 persone, coi pick-up, le moto, i Caterpillar, si sentono no? Chi rispose loro quella mattina? Ecco, quello, in qualunque paese del mondo, andrebbe ai ferri subito.
Rispose di non uscire, che avrebbero mandato loro i rinforzi.
Moriranno tutti, erano 60. I primi rinforzi, promessi all’alba, arriveranno a Nahal-Oz nel tardo pomeriggio del 7 ottobre.
Se mai siete stati in Israele, posso dirvi che ci mettete un paio di ore a raggiungere chi volete e dove volete, ovunque vi troviate.
Il PM italiano chiamerebbe al processo i testimoni non oculari, cioè i parenti dei 60 soldati e delle 20 spotters. Chiederei loro di trascrivere i messaggi ricevuti dai loro figli, dai loro fratelli e sorelle, dai loro fidanzati e fidanzate, quella mattina.
Sapete che dopo 3 anni, il Comitato dei parenti delle vittime di Nahal-Oz non è mai stato ricevuto da Bibi? Nè da nessun altro.
Ora sapete anche perché; i loro telefonini inchiodano le menzogne dette in questi 3 anni.
Potrei continuare, per esigenze di lunghezza mi fermo qui.
Ma l’ultima cosa vorrei dire sullo Shin Bet, che Netanyahu non informò.
No, amici di Haaretz, la notte tra il 6 e il 7 ottobre somigliava alla notte trascorsa al Castello di Grande Inverno della famiglia Stark e di Jon Snow, in attesa degli estranei.
Quella notte, c’erano anche quelli dello Shin Bet nella situation room. Loro controllavano tutte le SIM di Hamas (che credete che a Gaza potevi scegliere tra TIM o Iliad?).
Ebbene alle 3 di notte – ripeto alle 3 di notte – a Gaza, ripeto, a Gaza, centinaia di SIM segnalano l’accensione dei telefonini in contemporanea. Lo Shin Bet riusciva a distinguere tra i tf dei capi e quelli dei semplici miliziani. Nessun cellulare di capi risulta acceso, ma ci sono centinaia di cellulari che vengono accesi a Gaza, alle 3 di notte, tutti insieme nello spazio di pochi minuti.
Il tizio dello Shin Bet che si trova lì, propone agli altri (ovviamente ci sono quelli dell’IDF,) di far alzare un elicottero Apache e mandarlo a Gaza a vedere che succede.
La proposta non passa, se l’Apache avesse volato su Gaza, sarebbe arrivato in circa 20 minuti, diciamo entro le 4 del mattino. Non ci sarebbe stato il 7 ottobre.
Il primo Apache decollerà dalla base alle ore 12.00. Dopo 9 ore dalla proposta dello Shin Bet, dopo 8 ore dall’allarme dei soldati della Golani, dopo circa 6 ore dall’ingresso dei miliziani di Hamas e dell’Isis, al di là del muro.
No, amici di Haaretz, Netanyahu non era il solo a sapere.
Portateli tutti in un tribunale, ammettete un pubblico internazionale e una volta per tutte mostriamo al Mondo intero di cosa sono stati capaci i vertici politici e militari israeliani.
* da Facebook
- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO
Ultima modifica: stampa
