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Perchè il mondo ha avuto bisogno di 24 israeliani per credere a ciò che i palestinesi dicono da tre anni?

La domanda non è: perché hanno applaudito per 25 minuti? La domanda che dovrebbe tormentarci è: perché il mondo ha avuto bisogno di 24 israeliani per credere a ciò che i palestinesi dicevano da quasi tre anni?

Tre anni di immagini.

Tre anni di video.

Tre anni di corpi sotto le macerie.

Tre anni di bambini estratti dalle rovine.

Tre anni di ospedali assediati e bombardati.

Tre anni di giornalisti che portavano le telecamere attraverso il fuoco.

Alcuni di loro davano la notizia al mattino…

…per poi diventare essi stessi la notizia al calar della sera.

Eppure, non è bastato.

Poi 24 israeliani si sono fatti avanti per parlare della guerra dall’interno dell’apparato militare.

E il mondo ha applaudito.

Per 25 minuti.

D’accordo…

E poi?

Le uccisioni sono cessate?

I bambini uccisi sono tornati in vita?

Le famiglie sepolte sotto le macerie sono riemerse?

I giornalisti uccisi mentre documentavano la verità sono tornati?

I bombardamenti sono finiti?

È iniziata l’assunzione di responsabilità?

No.

Allora non lasciate che l’applauso sia la fine della storia.

Il film è importante.

Le testimonianze sono importanti.

E coloro che rompono il silenzio all’interno della propria società e denunciano i crimini meritano riconoscimento.

Ma c’è una trappola più pericolosa.

Che la storia passi da:

“Cosa ha fatto Israele a Gaza?” a “Guardate il coraggioso israeliano che ha denunciato Israele”.

E all’improvviso, il palestinese diventa nient’altro che uno sfondo.

Il bambino ucciso diventa una scena commovente.

Il giornalista martire diventa un numero all’inizio di un film.

E Gaza diventa un eccellente materiale culturale.

E il crimine?

Diventa un film.

Poi un festival.

Poi applausi.

Poi premi.

E poi l’assassino torna al lavoro.

Ecco il problema.

Il palestinese non aveva bisogno di un film per dirvi che veniva ucciso.

Aveva bisogno che credeste alle sue grida.

Non aveva bisogno di un regista per spiegare che la sua casa era stata bombardata.

Aveva bisogno di qualcuno che fermasse i bombardamenti.

Non aveva bisogno della testimonianza di un soldato per dimostrare che dei civili erano stati uccisi. I loro corpi erano già davanti agli obiettivi di tutto il mondo.

Allora, cosa vi mancava esattamente?

Le immagini erano chiare.

Le voci erano chiare.

Il sangue era evidente.

Eppure sembra che, per una parte di questo mondo, la testimonianza palestinese rimanga incompleta…

finché un israeliano non vi appone la propria firma.

Non è un dettaglio da poco.

È parte del problema stesso.

Il palestinese muore mentre documenta il crimine.

L’israeliano ne parla in seguito.

E poi diventa l’eroe della storia.

No.

La vittima non ha bisogno che noi scopriamo all’improvviso l’esistenza di persone dotate di coscienza dall’altra parte.

La vittima ha bisogno di giustizia.

Ha bisogno che vengano accertate le responsabilità.

Ha bisogno che le uccisioni cessino.

Ha bisogno che il suo sangue valga più del semplice diventare materiale per un festival.

Non voglio che il film finisca tra gli applausi.

Voglio che le vere domande inizino dopo la sua conclusione:

Chi ha dato l’ordine?

Chi lo ha eseguito?

Chi ha ucciso?

Chi ha finanziato?

Chi ha armato?

Chi ha protetto?

E chi sapeva… e ha taciuto?

Perché non abbiamo bisogno solo di film che rendano più difficile negare il crimine.

Abbiamo bisogno di un mondo che renda più difficile commettere il crimine.

Non vogliamo che Gaza diventi una grande storia umana capace di commuovere il pubblico per due ore, salvo poi vedere tutto tornare alla normalità.

Vogliamo che il crimine cessi.

Vogliamo che i responsabili ne rispondano.

Vogliamo che venga restituita dignità alle vittime.

E vogliamo che il mondo finalmente capisca:

Il palestinese non ha mai avuto bisogno di 24 testimonianze israeliane per dire la verità.

Sanguinava davanti ai vostri occhi per tutto il tempo.

Quindi, se gli applausi sono durati 25 minuti…

Che la giustizia duri più a lungo degli applausi.

E che la domanda finale aleggi su ogni festival e su ogni schermo:

Quando finirà il genocidio?

Non: Quando finirà il film?

*commentatore e corrispondente palestinese che vive a Gaza

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

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6 Commenti


  • Giorgio

    Per gli autori e realizzatori non sará facile vivere in Israele. E possibile che vengano anche accusati di tradimento… Noi ci comportiamo da inpotenti perché boicottare attivamente Israele comporta rischi importanti in tutto l’occidente: Albanese ,gli equipaggi della flottiglie , etc.


  • mauro

    certe prese di posizione,il film in questo caso,sono come le valvole di sicurezza delle caldaie che dopo aver scaricato la pressione eccessiva permettono alle stesse di riprendere il normale esercizio….


  • almar

    Ho la massima stima per i 24 israeliani che hanno fatto il film, perché in Israele a dire a verità si rischia la vita (vedi quanti giornalisti sono stati uccisi). Ma queste due righe dell’articolo di Abo Nasr

    “Perché non abbiamo bisogno solo di film che rendano più difficile negare il crimine.
    Abbiamo bisogno di un mondo che renda più difficile commettere il crimine.”

    sono emblematiche della questione Palestinese. Chi voleva sapere poteva cercare e sapere quello che il documentario descrive (*). era facilmente rintracciabile, bastava uscire dall’informazione di sistema, pilotata dai poteri forti..
    E adesso che sanno, tutte quelle persone che hanno applaudito per 25 minuti, che faranno, diranno “che bel documentario”, elogeranno gli attori e poi? Faranno qualcosa per cambiare l’inumana situazione dei palestinesi o dopo qualche lacrima per la loro sorte torneranno a pensare che non si può fare niente contro Israele e ricadranno nell’indifferenza che c’è stata fino ad adesso? Si adatteranno alla” banalità del male”?
    L’intento genocidiario di Israele era chiaro appena qualche settimana dopo l’attentato del 7 ottobre, eppure sono passati 3 anni nell’indifferenza del “civile e democratico” occidente, il genocidio continua ancora ed io non sono molto ottimista, nonostante gli applausi di Venezia. Se continueremo ad avere e sostenere i pavidi e succubi governanti di oggi, l’Europa e l’Italia, a parte un fiume di parole, non faranno niente; ancora peggio per i Palestinesi sarà se le destre avanzeranno ancora. . Questo ci farà, anzi ci ha già fatto globalmente corresponsabili di questa tragedia umana.

    * per l’attualità faccio notare che molte di quelle orribili azioni sono state possibili con l’applicazione della AI.


  • Pasquale Aiello

    Il genocidio palestinese è cominciato nel ’48 con la nakba. Da allora la comunità Internazionale ha iniziato a lavarsene le mani.Il 7ottobre e tanti altri, prima, sono stati solo pretesti costruiti a tavolino dai criminali falsi ebrei con l’appoggio dell’ intero occidente. È gentaglia,questa, capace delle peggiori nefandezze e lo hanno dimostrato e lo rivendicano pure. Tutto il mondo dovrebbe ribellarsi ma in questo preciso momento storico, purtroppo,è in mano loro.


  • Ta

    Perché?
    Perché nella narrazione «occidentale» e imperialista il palestinese non ha diritto di parola.
    Non può essere «soggetto», deve rimanere «oggetto».
    Oggetto di uccisione da parte degli israeliani «cattivi», oggetto di compassione da parte degli israeliani «buoni».
    Il soggetto non può che essere «occidentale» e imperialista, quindi nella fattispecie israeliano.
    Oltretutto, l’israeliano «buono» è merce preziosa. Permette di «dimostrare» che l’entità sionista genocida è un Paese come tutti gli altri, dove ci sono buoni e cattivi, colpevoli e innocenti, fanatici assassini e sinceri democratici. Il genocidio dei palestinesi «è un crimine di netanyahu e del suo governo», e non (come è in realtà) la base fondativa della colonia sionista chiamata israele.
    Io ho rispetto per chi ha fatto questo film.
    Ma se i suoi autori volessero essere coerenti, penso che loro e tutti gli altri «israeliani buoni» dovrebbero dichiararsi «non-israeliani»; dovrebbero dichiararsi ebrei di Palestina che desiderano vivere in Palestina come parte del popolo palestinese.


  • Damiano

    Dobbiamo riprendere possesso di noi stessi, cioè la nostra Sovranità, non fare più gli astensionisti alle prossime elezioni, se non ci appartiene nessuno di chi si presenta annulliamo la scheda, facciamo capire a questi cialtroni che stiamo sul pezzo e faremo di tutto per buttarli fuori. Non permettiamo che facciano leggi per blindare la loro poltrona “si entrerebbe in uno stato dittatoriale come stanno cercando di fare ” dobbiamo dare forza a chi crede nella equità della politica, perché è solo con essa che possiamo difenderci dai soprusi dei globalisti anglosassoni e per questo invito a conoscere Democrazia Sovrana Popolare e seguire Visione TV con Francesco Toscano per conoscere una voce fuori dal coro. DSP il mio volo verso il futuro

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