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Smemoriale

Anche per il nostro Presidente Della Repubblica, la Storia sembra cominciare dal 7 ottobre.

Premetto che non ho nessun interesse nel criticare le parole del PDR, figura in cui non mi riconosco, gli psicologi direbbero che ho un problema con l’autorità. Ed in effetti ce l’ho, soprattutto quando l’autorità dovrebbe comportare responsabilità e sapere, nonché saggezza e nessuna lettura storica fuorviante.

Non è il caso di Mattarella e lo ha ripetutamente dimostrato. Quindi non ho nessuna devozione preventiva, al contrario di buona parte della sinistra, nei confronti del PDR. Come scriviamo da ormai 3 anni, io e migliaia di altre persone tra cui storici israeliani, intellettuali, giornalisti non complici, il 7 ottobre è un episodio tra centinaia di episodi di violenza che continuano almeno dal 1936.

Ora leggiamo le parole di Mattarella:

«La data odierna segna la tragica ricorrenza dell’ignobile attacco perpetrato da Hamas contro numerosi civili israeliani. Molti giovani, anche di altre nazionalità, vilmente colpiti, tratti in ostaggio o privati della vita mentre si trovavano riuniti per un’occasione di festa. Altri brutalmente uccisi o rapiti nelle loro case, senza nessuna pietà per bambini e anziani.

Gli atti di terrorismo non potranno mai essere giustificati né archiviati. Resteranno, per tutti i popoli, un doloroso monito affinché siano per sempre condannate e respinte con fermezza, in Medio Oriente e nel mondo intero, le piaghe barbare e incivili del terrorismo, dell’antisemitismo e di ogni forma di odio su base etnica e religiosa.

Gli atti ripugnanti che, con estrema e disumana crudeltà, furono commessi il 7 ottobre 2023 hanno riaperto nella regione una drammatica fase di instabilità e violenze. Alle atroci sofferenze causate si aggiungono quelle che, ancor più da allora, gravano su moltitudini di palestinesi.

Le operazioni militari condotte dalle forze israeliane a Gaza hanno provocato una devastazione umana e materiale di intollerabile gravità. Allo stesso tempo è inaccettabile il processo di erosione di territori attribuiti all’Autorità Nazionale Palestinese».

Il primo problema, diciamo quello enorme, sta in un verbo. “RIAPERTO”. Riaperto cosa? Quale pace avrebbe interrotto Hamas il 7 ottobre? Quale stagione di ordinaria convivenza sarebbe esistita il 6?

Decenni di occupazione, restrizioni sul movimento di persone e merci imposte a Gaza già dagli anni Novanta e irrigidite drasticamente dal 2007, una popolazione rinchiusa per diciassette anni in 365 chilometri quadrati, operazioni militari israeliane nel 2008-2009, nel 2012, nel 2014, nel 2021, nel 2022 e ancora nel maggio 2023, persone (e ragazzini) detenute senza capi d’accusa né processi.

L’OHCHR (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, ndr), in un rapporto del 2026, parla esplicitamente di una catastrofe successiva al 7 ottobre che si è innestata su 58 anni di occupazione e 18 anni di blocco e chiusura di Gaza.

Che il 7 ottobre sia stato un massacro non lo nega nessuno. Che sia stato orribile è altrettanto ovvio, come è ovvio che Hamas abbia enormi responsabilità avendo colpito civili e non solo militari, tralascio qui il fatto che Netanyahu sapesse bene dell’attacco e che non volesse impedirlo, tralascio pure le fake news su bambini decapitati e stupri congeniali alla logica del successivo genocidio. Ma proprio questa evidenza rende ancora più incomprensibile la necessità di amputare ciò che viene prima.

Non è che se ricostruiamo la storia coloniale, l’occupazione, stiamo «giustificando Hamas»; se ricordi il blocco di Gaza, allora attenui il massacro o se pronunci la parola colonialismo, qualcuno ti chiede subito di condannare il 7 ottobre per la centesima volta.

Poi arriva, come per magia, l’immancabile “antisemitismo”. Mattarella colloca nella stessa frase «le piaghe barbare e incivili del terrorismo, dell’antisemitismo e di ogni forma di odio su base etnica e religiosa». Letteralmente, il Presidente evita di scrivere che Hamas abbia agito perché antisemita. Politicamente, però, l’associazione è ovvia. L’ha detta lui. Mica io.

Il ricordo del 7 ottobre conduce direttamente al terrorismo, all’antisemitismo, all’odio etnico-religioso. L’occupazione, il colonialismo, l’apartheid, le guerre, le stragi precedenti scompaiono. Resta solo “il Male”, generico. Antisemitismo.

Quindi Hamas lo ha fatto perché odia gli ebrei e non per 80 anni di dominio militare, espropriazione territoriale, segregazione giuridica e impunità internazionale? Ah, io e Mattarella studiamo storia su manuali diversi. Molto diversi. Ammesso che studi storia.

Arriviamo così ad un’altra espressione della dichiarazione odierna dove Mattarella condanna «il processo di erosione di territori attribuiti all’Autorità Nazionale Palestinese». ATTRIBUITI. Capito? La Corte internazionale parla di Territorio Palestinese Occupato, annessione, discriminazione sistemica, diritto all’autodeterminazione, ma il Quirinale ci restituisce dei territori «attribuiti» a un’autorità amministrativa.

Sembra quasi che la Palestina sia una concessione catastale gentilmente riconosciuta a Ramallah e che Israele ne stia erodendo un po’ troppo i margini. Bricconcelli. Le parole sono importanti, specie quelle di un capo di Stato, sono scelte con cura.

Conta moltissimo, soprattutto dopo che il massimo organo giudiziario delle Nazioni Unite ha affermato che la presenza israeliana nei territori occupati è illegale e deve cessare «il più rapidamente possibile». Ma forse a Mattarella il diritto internazionale interessa fino a un certo punto.

Il confronto con Mattarella stesso, appena un anno fa, rende tutto ancora più perturbante. Il 7 ottobre 2025 il PDR diceva ciò:

«L’orrore e la condanna, pubblicamente e ripetutamente espressa, per la violenza crudele e inaccettabile delle armi di Israele – che fa pagare alla popolazione di Gaza un intollerabile prezzo di morte, fame e disperazione, cui è indispensabile porre fine, con la necessità che Israele applichi con pienezza le norme del diritto internazionale umanitario – non attenua orrore e condanna per la raccapricciante ed efferata violenza consumata quel giorno da Hamas»

Beh, “come si cambia…” diceva una canzone. Un anno dopo la «violenza crudele e inaccettabile delle armi di Israele» diventa «le operazioni militari condotte dalle forze israeliane». «Morte, fame e disperazione» vengono sostituite da una «devastazione umana e materiale di intollerabile gravità».

Ma soprattutto scompare, come per magia, la richiesta esplicita che Israele «applichi con pienezza le norme del diritto internazionale umanitario». Il mutamento è testuale, qui sotto i nostri occhi. Leggete anche voi?

Tre anni di Gaza, dunque, sono serviti a raffreddare il lessico del Presidente proprio sul soggetto che in quei tre anni ha distrutto Gaza. Questa è forse la parte politicamente più interessante. Nel 2025 Israele possedeva ancora un agente grammaticale forte: «le armi di Israele» erano crudeli e inaccettabili, producevano fame e morte, Israele doveva rispettare il diritto.

Nel 2026 incontriamo «operazioni militari», una formula assai più vicina al linguaggio istituzionale canonico. La devastazione resta «intollerabile», certo; Israele ritorna però nella posizione di popolo al quale la Repubblica rinnova la propria vicinanza, e il palestinese compare prevalentemente come destinatario di sofferenze.

Mattarella conclude infatti così:

«In questa circostanza desidero rinnovare la vicinanza della Repubblica Italiana al popolo di Israele, alle famiglie delle vittime e a coloro che portano ancora le ferite di quella terribile giornata, auspicando che si rafforzi la determinazione di tutta la comunità internazionale a costruire condizioni durature perché vi sia pace e sicurezza per quelle terre e quei popoli martoriati».

La vicinanza istituzionale va al popolo israeliano. Ai palestinesi va la definizione di «moltitudini» sulle quali gravano sofferenze e, alla fine, l’inclusione indistinta dentro «quei popoli martoriati». Una scelta del genere, dopo tre anni di genocidio, la dice lunga su chi abbiamo come PDR.

Ma a me, in questa sede, interessa soprattutto un’altra cosa. Il PDR insiste giustamente sulla responsabilità morale della memoria. Gli atti terroristici, scrive, devono restare «un doloroso monito». Bene. Ma come si fa con la memoria selettiva, caro Presidente?

Se lei fa cominciare la Storia nel momento esatto in cui il dominato reagisce al dominante, qualunque evento precedente diventa quasi un sottofondo risibile, un accenno. E soprattutto, qualunque morto palestinese antecedente viene espulso dalla causalità. Un po’ comodo, non le pare?

Se il 7 ottobre nasce soltanto dal terrorismo, dall’antisemitismo e dall’odio etnico, l’Occidente può continuare a specchiarsi e rimirarsi in pompa magna chiedendo pace mentre arma Israele e dormendo tra due cuscini.

Se quel giorno appartiene invece a una storia lunga, dentro quella storia compaiono anche Washington, Bruxelles, Roma, Stati Arabi comprati, gli accordi commerciali, le forniture militari, le protezioni diplomatiche, i ricatti, le omissioni e decenni di tolleranza verso massacri e un’occupazione che oggi la Corte internazionale di giustizia definisce illegale.

Se la Storia la si leggesse così, la responsabilità politica si avvicinerebbe un po’ troppo. Meglio parlare di antisemitismo, ce lo ha insegnato Netanyahu, è un passe-partout universale per l’immunità.

Forse, caro PDR, la Storia andrebbe letta dall’inizio, non ne conviene anche lei?

* dal suo Substack

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