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Ogni progetto israeliano si trova a un bivio

Netanyahu non ha vinto, ma non è nemmeno caduto. La palla ora è nel campo dell’altra metà della società ebraica, che deve decidere se vuole liberarsi del razzismo seminato da Netanyahu e dalla sua banda fascista.

Questa metà, che si rifiuta di accettare le idee di Netanyahu, deve affrontare realisticamente il fatto che Israele non sarà mai uno stato ebraico puro e che la rivolta del voto arabo è servita da crudo promemoria del fatto che gli ebrei non sono gli unici abitanti di questo stato, che afferma di praticare una democrazia basata sul puro razzismo.

Netanyahu si rende conto di non poter formare un governo perché il voto arabo lo ha paralizzato. Pertanto, ricorrerà a una battaglia razzista, escludendo il voto arabo e limitando i suoi sforzi al voto sionista. Sta scommettendo su questo in una società in cui l’ignoranza è tanto diffusa quanto l’intelligenza.

Il blocco di Netanyahu comprende almeno 16 membri della Knesset appartenenti a partiti ultraortodossi non sionisti che eludono il servizio militare, negano i principi sionisti e impoveriscono lo Stato. Che differenza c’è tra loro e gli arabi quando si tratta di accusarli di non essere sionisti?

L’eredità di Netanyahu e dei suoi accoliti impone alla società sionista di prendere una decisione coraggiosa: convivere con la realtà e riconoscere che sfrattare i palestinesi dalle loro terre è un fallimento e che la via della convivenza offre opportunità.

Il cambiamento è imperativo perché, in sostanza, il voto era un voto sulla convivenza con gli arabi o sulla pratica dell’odio nei loro confronti e sulle conseguenti azioni.

La comunità araba ha danneggiato Netanyahu e ha posto una questione difficile e strategica sulle possibilità di sopravvivenza di Israele nella regione. I palestinesi in Israele hanno svolto il loro ruolo in modo intelligente, preciso e con piena consapevolezza, ben lontani dalle voci discordanti che cercavano di salvare Netanyahu.

Questa è un’opportunità, una volta concluse le votazioni, per la società israeliana di ascoltare, se seriamente, un appello arabo ufficiale per rilanciare l’Iniziativa di Pace Araba, di fatto stroncata dagli Accordi di Abramo. Sarebbe anche opportuno rassicurare coloro che si sono opposti a Netanyahu.

Questa è una lunga battaglia che deve essere combattuta, anche se l’altra parte nutre una chiara ostilità nei confronti dei diritti del popolo palestinese. Tutte le opzioni si collocano tra il male e il peggio; pertanto, smantellare il sanguinoso campo di Netanyahu ha la precedenza su ogni altra considerazione.

L’intero progetto israeliano è sull’orlo di una scelta.

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1 Commento


  • Pasquale

    I popoli, compresa la parte sana di quello israeliano dovranno impedire il progetto del ‘grande Israele’ realizzato sulla pelle dei palestinesi con devastazioni, massacri di bambini e genocidi.

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