Guardateli, i professionisti della posizione sfumata. I campioni del “vorrei ma non posso”, del “sì però anche”, quelli che vorrebbero fare l’opposizione con il manuale del Censis in mano e il sussulto etico a comando.
I ragazzi scendono in piazza da Torino a Bologna, da Milano a Roma. Lo chiamano “No Meloni Day”. La favola rassicurante che piace alle redazioni: i giovani che protestano contro la destra autoritaria. Poi arrivi in piazza e trovi le fotografie a terra, coperte di vernice e calpestate. Ci sono i soliti faccioni della maggioranza, certo. Ma proprio lì accanto, sullo stesso marciapiede, c’è lei: Elly Schlein.
Guardate che ci vuole un talento politico sopraffino, un’acrobazia ideologica da standing ovation: riuscire a farsi travolgere dalla piazza senza nemmeno stare al governo. Un primato assoluto. Un premio Nobel per la politica.
Eppure Schlein un’avvisaglia chiara l’aveva avuta. Proprio a casa sua, dal palco della Festa dell’Unità, quando la segretaria dei Giovani Democratici, Virginia Libero, presa da un improvviso sussulto di realtà, aveva gridato il no al militarismo: “Se ci volete portare in guerra, andateci voi: noi organizzeremo i disertori“.
Apriti cielo. Un’eresia durata il tempo di una notte. È bastata qualche telefonata dei saggi del partito, una tirata d’orecchie dai soliti sacerdoti della linea atlantista, ed ecco la ragazza subito richiamata all’ordine: il giorno dopo già correva a precisare che no, ci mancherebbe, non si riferiva mica all’Ucraina o alle armi!
Ecco il capolavoro: in casa propria la Schlein riesce perfettamente a far tacere le giovani leve, a normalizzarle, a piegarle al ritmo del pallottoliere di partito. Lì il pugno di ferro funziona benissimo. Ciò che non le riesce affatto, invece, è far tacere i vecchioni neoliberisti del suo cerchio magico. Ma soprattutto, ciò che non le riuscirà mai, è far tacere i giovani veri, quelli che nelle piazze portano la propria vita sfasciata e non la tessera di partito.
Ma come si fa a non vedere questa sconfitta annunciata, urlata, sbattuta in faccia? Un partito che non ascolta più nessuno: e se silenzi persino i tuoi, alla fine chi rappresenti?
E qui la domanda sorge spontanea anche per gli alleati: come faranno Alleanza Verdi-Sinistra e il Movimento 5 Stelle a mettere la faccia al fianco di un partito che riesce a farsi contestare duramente persino restando all’opposizione? Se questa rabbia di piazza si trasferisce domani nelle urne, il rischio di affondare insieme è reale. Altro che chiedere garanzie su Renzi, come fa continuamente Conte: qui le vere garanzie servono su Schlein e sulla sua linea bellicista.
E intanto Schlein continua col suo mantra ossessivo, il solito disco rotto: “tutti uniti contro le destre!”. Ma per quella piazza, la destra è anche lei. I ragazzi non sono di destra: e come pensa di metterli insieme a chi vota l’aumento delle spese militari, a chi approva le armi, a chi gli precarizza la vita, toglie la sanità e smantella la scuola pubblica, tutto per comprare munizioni?
La realtà non la trucchi con un palloncino colorato o con uno slogan sui diritti civili a costo zero. Quando togli i fondi all’istruzione per armare i conflitti, la piazza non fa sconti e non guarda il colore del simbolo. La destra esegue, la finta sinistra asseconda. E i ragazzi hanno capito la lezione più amara: che l’ipocrisia di chi si dice progressista fa persino più male dell’avversario dichiarato.
* da Facebook
- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO
Ultima modifica: stampa
