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Alla Telecom Sparkle funziona come nella Fiat di Marchionne

Ora l’Azienda, per efficientare la nuova organizzazione aziendale, propone di ridurre a vario titolo circa un quarto del personale, comprensivo di un accordo sulla mobilità volontaria sottoscritto d’amore e d’accordo da SLC CGIL,FISTEL CISL, UIL COMUIL, e UGL nonostante la tenace opposizione dei lavoratori e dello SNATER. Lo abbiamo ripetuto all’azienda e ai sindacati confederali, che diversamente da noi, con una pesante concertazione esaudiscono le richieste aziendali senza mandato dai lavoratori. Ripetiamo il nostro convinto allarme: si sta facendo di tutto per smantellare T.I.Sparkle, la drastica riduzione di organico e l’assenza del turnover non lascia spazio al futuro, soprattutto in un contesto in cui la new economy impone una concorrenza senza pari a tutte le aziende di tlc. Quale sarà il vero scopo di tutto ciò? Solo risparmiare denaro fresco tagliando sul costo del lavoro o venderci meglio sul mercato? T.I.Sparkle, e la ricchezza professionale dei suoi onesti dipendenti, esisterà ancora nel breve futuro? Noi vogliamo dirlo anche dalle pagine di Liberazione spazientiti e arrabbiati: basta con questa concertazione e questo monopolio dei confederali. E’ indecente che a SNATER, primo sindacato a Sparkle, come la FIOM in FIAT, vengano negati diritti fondamentali come l’indizione delle assemblee riservate ai soli sindacati firmatari dei CCNL (sempre e solo in perdita) che godono di privilegi incredibili come il 33% delle RSU omaggio mai votate. E’ con questi mezzucci che si cerca di imbavagliare il dissenso perché si teme il rapporto fiduciario tra i lavoratori e un’organizzazione sindacale come la nostra che ha saputo interpretare il bisogno di rappresentanza della maggioranza che non vota CGILCISLUILUGL, ma che se li ritrova sempre pronti a firmare.

Cambiamo musica, subito una legge sulla rappresentanza e la democrazia nei posti di lavoro!

RSU SNATER di Telecom Italia Sparkle

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1 Commento


  • INeuropa

    Dal portale Indymedia
    http://piemonte.indymedia.org/article/12533

    Telecom Italia: come realizzare la frode del secolo.

    Consigli utili per preparare una gustosa e prelibata superfrode.

    Non le solite ruberie da ladro di polli o cose frivole alla tangentopoli anni ‘90 (quelle cose scemine che facevano Sergio Cusani o Pacini Battaglia) ma una vera e propria supertruffa da “Guinnness World Record”. Ecco gli ingredienti.

    Anzitutto bisogna stare molto attenti alle dosi. Bisogna intanto disporre di una grossa holding in seno alla quale poter realizzare le complesse operazioni finanziarie. Ecco: Telecom Italia Spa.

    Indispensabile avere anche una subholding che possa fare da parafulmine schermando la società madre in caso di problematiche varie e/o defaillance: toh quì Telecom Italia Sparkle Spa.

    A questo punto per far lievitare bene il tutto dovete dotarvi d’un pizzico di società “cartiere” (sia in Italia che all’estero) per poter emettere quantità industriali di false fatture (ovviamente per operazioni inesistenti generando quindi un fittizio imponente credito IVA) nonché società “cartiere” da sfruttare in seguito per riciclare/reimpiegare gli ingenti proventi illecitamente conseguiti. “Cartiere” di che dimensione? Nel caso di Telecom Italia Sparkle stiamo parlando dell’emissione di fatture false nell’ordine di cifre che vanno dai 250 ai 970 milioni di euro a botta (nell’anno 2006 che son stati più onesti Telecom ha prodotto “solo” – si fa per dire – 194 milioni di euro di false fatture). Se volete fare i perfezionisti aggiungete anche un cicinin di contrattualistica varia ed una spruzzatina di agreements tanto per far apparire lecite tutte le operazioni fittizie (falsi contratti di prestazioni e/o servizi) anche per poter giustificare poi tutti i movimenti finanziari con l’estero.

    Quindi condite il tutto con una manciatina di manager truffaldini che possano dar gusto alla truffa (il migliore di tutti è Stefano Mazzitelli – Amministratore Delegato Telecom Italia Sparkle Spa).

    Ingrediente fondamentale, non dimenticatelo, bisogna avere anche a disposizione istituti di credito nazionali ed internazionali compiacenti (banche di fiducia spregiudicate per intenderci) per poter riciclare gli ingenti proventi finanziari in paradisi fiscali senza il rischio d’alcun tipo di controllo, preferibilmente sempre con entità off-shore situate in nazioni dove sono difficili gli scambi di informazioni per fini di giustizia (paesi opachi senza accordi bilaterali con l’Italia ce ne sono parecchi).

    Dulcis in fundo, per servire un’ottima frode, è assolutamente vitale che abbiano le mani in pasta persone con solide conoscenze dei mercati finanziari internazionali (vedi che alla fin fine gli studi di diritto tributario comparato servono sempre). All’uopo non sarebbe neanche male poter disporre di fiscalisti e/o tributaristi compiacenti operanti in Italia, all’estero ed in tutto il mondo. Se volete spartirvi in modo sereno la torta accertatevi soprattutto che questi siano esperti della normativa fiscale/commerciale di stati esteri, nonché cultori di strumenti giuridici quali le Società Fiduciarie ed i Trust.

    La truffa del secolo è servita.

    I nostri campioni di Telecom Italia hanno seguito alla perfezione le istruzioni e le quantità, però, a dir il vero, anziché far pasticcini hanno fatto i pasticcioni. E la loro ricetta non è piaciuta tanto agli uomini del Nucleo Polizia Tributaria di Roma, che il 29 marzo 2010 ha dato il via ad una verifica fiscale a tutto campo contro la società Telecom Italia Sparkle – controllata al 100% da Telecom Italia Spa (la quale segue di qualche tempo un’altra indagine condotta dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria).

    Recita il verbale della Guardia di Finanza di Roma (v. doc. pdf allegato):

    “… l’indagine condotta dal predetto Nucleo Speciale ha consentito di acquisire elementi di prova circa l’esistenza di una complessa associazione per delinquere operante a livello transnazionale, responsabile di aver ideato e realizzato un ingegnoso meccanismo di frode finalizzato al perseguimento di plurimi fini illeciti. L’architettura costruita rappresenta una significativa evoluzione del modello classico delle c.d. frodi carosello, rispetto al quale si arricchisce di nuovi innovativi passaggi. Oltre al principale beneficiario che, come detto, è costituito dall’IVA sottratta all’erario si sono aggiunti ulteriori vantaggi per le società coinvolte e per i relativi manager. Il meccanismo ideato ha infatti:

    – generato ricavi, volumi d’affari e margini che hanno sensibilmente migliorato gli indici economici e reddituali di Telecom Italia Sparkle Spa;
    – generato fittizi crediti IVA;
    – consentito il raggiungimento e il superamento dei budget pianificati da parte dei manager coinvolti con connesse ripercussioni in termini di guadagno personale e di carriera/prestigio;

    Il meccanismo di frode ideato e realizzato è imperniato su un circuito finanziario/commerciale chiuso in cui è coinvolto oltre allo Stato frodato almeno un altro estero. La circolarità rappresenta sicuramente uno degli aspetti di maggiore interesse in quanto non solo ha consentito il perseguimento del mancato versamento del tributo e la sua redistribuzione a Telecom Italia Sparkle Spa, ma soprattutto l’amplificazione del sistema sino a raggiungere enormi volumi. Avendo come obiettivo il perseguimento dei citati vantaggi, per dare una parvenza di liceità all’intera operazione commerciale, l’associazione criminale ha:

    – ideato e realizzato operazioni commerciali, il cui oggetto è inesistente in quanto nella sostanza privo di ogni valenza economica ma puramente strumentale al perseguimento degli nilleciti obiettivi; si pensi al segnale di traffico telefonico proveniente dall’estero e instradato verso numerazioni geografiche internazionali, che è stato dimostrato essere legato ad un servizio inesistente (la circolarità finanziaria/commerciale implica l’inesistenza di fruitori del servizio);
    – utilizzato ed emesso fatture per operazioni inesistenti strumentali a consentire l’abuso del meccanismo di applicazione del tributo dell’IVA e necessarie a giustificare i trasferimenti finanziari all’estero;
    – formato contratti di prestazioni di servizio e di finanziamento, anche internazionale, per far apparire lecita l’operazione e per giustificare ingenti movimentazioni finanziarie con l’estero;
    – omesso il versamento dell’imposta relativa alle operazioni simulate da parte di società cartiere e ha determinato la costituzione di un fittizio credito IVA in capo a Telecom Italia Sparkle Spa;
    – riciclato gli ingenti proventi attraverso istituti di credito nazionali ed internazionali e li ha allocati e/o reimpiegati in centri finanziari internazionali (Londra, Dubai, Hong Kong, Svizzera, Panama);
    – impiegato sia associati sia, all’occorrenza, persone compiacenti operanti in Italia, in Europa e nel resto del mondo, alcune delle quali con solide conoscenze dei mercati finanziari internazionali e dei relativi mezzi di pagamento e d ella normativa commerciale e fiscale e di Stati esteri, molti dei quali considerati off-shore dal punto di vista fiscale e/o finanziario;
    – utilizzato società “cartiere” destinate ad essere sfruttate nel circuito descritto o per riciclare/reimpiegare i proventi illeciti, sia estere che nazionali, alcune delle quali dotate di risorse finanziarie, umane e tecniche, comunque tutte con strutture di controllo opache in quanto ubicate in paesi a fiscalità privilegiata o comunque la cui normativa nazionale pone, di diritto o di fatto, vincoli allo scambio di informazioni per fini di giustizia, ovvero schermate da strumenti giuridici quali il mandato fiduciario o il trust. Peraltro le stesse cartiere costituite in Italia sono state o erano destinate, una volta adempiuto alla loro funzione, ad essere trasferite all’estero, rendendo oltremodo difficoltoso reperirne la documentazione contabile”.

    Non tutte le ciambelle possono uscire col buco!

    La mazzata, inevitabilmente, non poteva che riflettersi negativamente sulla società guidata da Franco Bernabè: Telecom Italia Spa (che controlla interamente Telecom Italia Sparkle) che beneficiava della frode iva di Sparkle. Aderendo alla proceduta cd della liquidazione dell’IVA di gruppo la frode carosello ha imbastardito anche i bilanci di Telecom Italia Spa. La nostra cara società di telefonia ha dovuto infatti far buon viso a cattiva sorte promuovendo un’azione di responsabilità contro l’ex AD di Telecom Italia Sparkle Stefano Mazzitelli chiedendo una maxi cifra di risarcimento danni. Oltre 500 milioni di euro (e secondo voi Mazzitelli ha beni aggredibili per tutti quei quattrini?). Telecom Italia ha dovuto versare all’erario – e sull’unghia – 418 milioni di euro (somme già corrisposte al fisco a seguito di 3 avvisi di accertamento) tale importo comprende l’intero ammontare dell’IVA ritenuta indetraibile dall’Erario (298 milioni di euro), le sanzioni in misura ridotta (91 milioni di euro) nonché gli interessi (29 milioni di euro). 820.000 euro sono invece i costi sostenuti da Sparkle per commissioni relative alle fideiussioni presentate da Telecom Italia Sparkle in favore della Procura della Repubblica di Roma e dell’Agenzia delle Entrate, oltre a costi legali sostenuti da Sparkle (4.260.000 di euro) e 2.400.000 di euro quali bonus riconosciuti da Sparkle ai suoi amministratori e dirigenti per gli obiettivi di bilancio illecitamente raggiunti con la frode.

    Domanda ropponiana dell’uomo della strada:

    ma i vertici di Telecom non sapevano niente di tutta sta truffa? Non si sono avveduti proprio di nulla? Che so: Franco Bernabè, Pasquale Pistorio, Paolo Baratta, Gilberto Benetton, Diana Bracco De Silva, Renzo Capra, Domenico De Sole, Gaetano Miccichè, Jean Paul Fitoussi…

    Visto niente niente? Proprio niente? NO?

    Allora cambiate mestiere.

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    Doc. pdf. “Gdf_Verbale_Telecom_Italia_Sparkle”
    http://piemonte.indymedia.org/attachments/may2011/gdf_verbale_telecom_italia_sparkle.pdf

    Doc. pdf. “Cda_Telecom_Italia_Sparkle_15_aprile_2003”
    http://piemonte.indymedia.org/attachments/may2011/cda_telecom_italia__sparkle_15_aprile_2003.pdf

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