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L’indipendenza politica e sindacale non è più un dettaglio

 

Con la recente stipula dell’Accordo tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil si è consumato l’ennesimo capitolo di una lunghissima serie di cedimenti e di concessioni al padronato ed al complesso dei poteri forti di indispensabili diritti politici e sindacali.

 

Ancora una volta si è compiuto un misfatto contro i lavoratori e tutti coloro sottoposti quotidianamente alle variegate forme con cui si configura il moderno sfruttamento capitalistico.

 

Il cosiddetto Accordo sulla Rappresentanza segna – per molti aspetti – la fine di quella sorta di anomalia politica e comportamentale che la Cgil aveva interpretato, particolarmente nell’ultimo periodo, a fronte della palese subalternità e collaborazione di classe con cui si palesa, da sempre, l’azione di Cisl, Uil e satelliti vari.

 

Questo dato – tutto politico – deve necessariamente sollecitare una riflessione tra quanti, nel corso degli anni, hanno continuato a considerare (anche in forma critica) la Cgil come l’unico luogo e/o spazio politico in cui potesse lievitare il conflitto che necessita per avviare, anche nel nostro paese, quella mobilitazione capace di difendere adeguatamente il lavoro dalla crescente aggressione e svalorizzazione a cui è sottoposto.

 

Una aggressione la cui virulenza è sempre più conseguente dalla immanente dimensione europea dentro la quale è incastonata, con i suoi vincoli e le sue compatibilità, l’Azienda/Italia e l’insieme del capitalismo tricolore.

 

E’ l’ora dell’autonomia e dell’indipendenza. Per davvero!

 

Come è già accaduto altre volte autorevoli compagni della Fiom, in queste ore, si stanno pronunciando contro l’Accordo.

 

Non abbiamo motivo di dubitare dell’onestà politica ed intellettuale di questi compagni. Con molti di loro, al di là della formalizzazione organizzativa, nei posti di lavoro e sul territorio, condividiamo mobilitazioni sociali importanti a cui ci sentiamo vincolati.

 

Stavolta, però, analizzando la portata politica di questo Accordo ed il contesto di fase in cui è avvenuto, riteniamo che attestarsi su una posizione di mera critica per quanto bene argomentata, a questo nuovo cedimento della Camusso e della Cgil non basti.

Anzi – ci sia consentita la franchezza del ragionamento – riperpetuare questa modalità di espressione, da parte della Fiom e di tanti altri compagni ed attivisti presenti in altre categorie della Cgil, ci appare come un film già visto – una vera e propria manifestazione di impotenza – i cui esiti concreti non modificheranno di un millimetro né i rapporti di forza in Cgil e né la condizione materiale dei lavoratori.

Gli stravolgimenti veri che tale Accordo produrrà costringe tutti ad un cambio di passo e alle necessarie rettifiche politiche ed organizzative del proprio agire non solo sul versante sindacale ma anche su quello più, propriamente, politico.

Si ripropone, dunque, il tema, irrisolto al momento, della costruzione del sindacato che serve.

Una riqualificata funzione sindacale, confederale, conflittuale, meticcia, metropolitana ed internazionalista adeguata alla maturità dello scontro in atto e alle profonde modificazioni intervenute, e che ancora interverranno nei prossimi tornanti della crisi, nel mercato del lavoro, nella composizione di classe e nelle stesse dinamiche di lotta.

L’Accordo sulla Rappresentanza con la nuova blindatura autoritaria delle relazioni sindacali, l’incidere dei fattori di crisi finanziaria ed economica in Italia e non solo, l’accentuarsi delle conseguenze antisociali derivanti dalla accresciuta competizione globale tra potenze e blocchi imperialistici, il susseguirsi, seppur in forme spurie e contradditorie, di movimenti sociali a scala continentale sono la materia sociale viva entro cui è possibile discutere ed innestare processi organizzativi nuovi e condivisi.

In questo autentico crogiuolo, teorico e politico, una soggettività comunista agente sperimenta la sua ragione sociale d’essere e spinge, per quanto è possibile, verso sperimentazioni sociali e sintesi politiche ed organizzative più avanzate.

* Rete dei Comunisti

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