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Le uova del serpente

  Lavoratori pagati con salari da fame da aziende europee che hanno spostato in loco le produzioni al solo fine di aumentare i profitti, senza curarsi dei milioni di lavoratori europei gettati in mezzo a una strada.

Oggi quel meccanismo si sta rompendo, gli sfruttati dell’altra sponda del Mediterraneo chiedono libertà civili, diritti sociali, giusti riconoscimenti economici.

 

In questa situazione s’inserisce l’aggressione colonialista alla Libia, che ha due obiettivi: accaparrarsi con la violenza le enormi riserve strategiche di quel paese e lanciare una chiara minaccia a tutti i popoli arabi in rivolta.

 

Da tutto questo fuggono le migliaia di migranti che giungono a Lampedusa, da guerre e sfruttamento.

 

Il nostro paese, portaerei di ogni guerra guerreggiata, è anche porto naturale per quest’umanità dolente. La risposta dei governanti italiani al flusso migratorio è sotto gli occhi di tutti, evidenziata ancora di più nella sua ferocia dalla quotidiana ecatombe nel Mediterraneo.

Chi riesce a sopravvivere alla morte in mare è costretto a subire l’onta dei balletti osceni fatti sulla loro pelle, da parte di alleanze politiche intente a difendere bacini elettorali contesi a suon di leggi e norme razziste e liberticide, che portano i nomi dei responsabili diretti dell’attuale situazione: Turco-Napolitano, Bossi-Fini, “pacchetto sicurezza” Maroni – Berlusconi.

 

In questi giorni convulsi di conflitto fra Regioni per la distribuzione dei migranti sbarcati a Lampedusa, il “modello toscano” si è affermato rispetto all’ipotesi del Ministro dell’Interno Maroni, che aveva l’obiettivo di inaugurare per l’occasione il primo Centro di Identificazione ed Espulsione toscano nell’ex base militare NATO di Coltano (I.)

La campagna che ha portato a questo risultato non ha visto emergere con chiarezza la posizione del movimento antirazzista locale, a causa del fortissimo investimento mediatico degli amministratori locali, in primis del Sindaco Filippeschi, incentrato su una forte ambiguità tra rifiuto del lager di Coltano e dichiarazioni sul “congestionamento” dei nostri territori a causa della presenza di “troppi Rom e clandestini”.

 

In seguito l’ipotesi dello spostamento dei migranti all’ex ospedale ortopedico di Calambrone ha fatto emergere i sentimenti più profondi di un razzismo covato in oltre venti anni di politiche bipartisan sul tema immigrazione.

Di fronte ai cancelli dell’ospedale e nella notte delle devastazioni al suo interno “si sono schiuse le uova del serpente”.

 

Al mix di pregiudizi e paure fomentati da politiche razziste e securitarie, si aggiunge oggi la condizione di crisi economica, che spinge categorie sociali diverse – dal bottegaio egoista e tendenzialmente reazionario al lavoratore che perde il proprio posto di lavoro – a difendere “con tutti i mezzi necessari” il proprio interesse particolare, trasformando sempre più la crisi economica in crisi di civiltà, per cui i valori fondamentali sui quali si basa una collettività umana sono messi in discussione nelle loro fondamenta.

Di fronte ad una manifestazione diretta di questa crisi di civiltà – le violenze razziste a Calambrone – gli amministratori locali hanno ceduto, incoraggiando per il futuro manifestazioni simili in ogni angolo del nostro territorio.

Le soluzioni alternative trovate per i migranti sono con ogni evidenza migliori del lager di Coltano e della permanenza evidentemente a rischio di Calambrone. Occorre ora trasformare una scelta contingente in una prospettiva generale, gettando le basi per un cambio di rotta totale sul terreno delle politiche verso il fenomeno immigratorio.

Il movimento antirazzista toscano, espressosi con estrema chiarezza contro tutte le ambiguità dei Centri di Espulsioni e Identificazione “dal volto umano” proposti dalla Giunta regionale di Enrico Rossi, dovrà nei prossimi giorni monitorare attentamente il tipo di accoglienza ricevuto in questi primi luoghi di raccolta, spingendo per

garantire protezione internazionale permanente per tutti i rifugiati e richiedenti asilo,

concessione del visto Schengen per tutti gli immigrati ‘economici’ in transito in Italia e che dichiarino di volersi recare in altri paesi europei.

Su questi temi e sulle mobilitazioni necessarie a far riprendere la parola al movimento antirazzista a livello locale e regionale sollecitiamo a breve momenti pubblici di confronto.

La Rete dei Comunisti – Pisa

 

 

 

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