Un’operazione giudiziaria di vaste proporzioni ha investito il mondo sanitario italiano, diventando in fretta il terreno per dare nutrimento alla retorica della “remigrazione”. Il 16 settembre 2026, la Polizia di Stato ha eseguito perquisizioni domiciliari, personali e informatiche nei confronti di 23 medici in tutta la penisola.
I provvedimenti sono stati disposti dalla Procura di Ravenna, e al centro delle verifiche vi è una pesante accusa di possibile associazione a delinquere. Gli atti “criminali” sarebbero consistiti nel rilascio di certificazioni di cui si contesta la mancanza di fondamento, e che sarebbero state usate da cittadini stranieri per evitare il trattenimento in CPR.
Le perquisizioni sono il secondo addoto di un’inchiesta che procede dallo scorso febbraio, quando, all’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna, otto medici del reparto di Malattie Infettive sono finiti sotto indagine per falso ideologico continuato in atto pubblico e interruzione di pubblico servizio. Al momento, sono 34 i certificati medici finiti sotto la lente d’ingrandimento dei magistrati ravennati, e 4 gli indagati totali.
La notizia è stata immediatamente strumentalizzata dal ministro Matteo Salvini, che ha parlato di radiazione dall’albo e pagamento dei danni per la mancata espulsione dei migranti, nel caso in cui i sanitari fossero condannati. Salvini ha rincarato la dose dicendo: “altro che giuramento di Ippocrate, se fosse confermata l’accusa questi avrebbero ‘giurato’ in un centro sociale“. Sulla stessa linea del leader leghista ci sono gli esponenti di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami e Alice Buonguerrieri.
I legali dei coinvolti hanno fatto notare la preoccupante pratica di perquisizioni e sequestri fatte ai danni di persone che non sono nemmeno indagate. Parallelamente, a Bologna la solidarietà verso i sanitari si è concretizzata in un presidio avvenuto sabato 19 settembre. Potere al Popolo, intervenendo, ha associato il caso al processo di costruzione di una “società-caserma” contro cui l’organizzazione politica sta portando avanti una campagna capillare.
Il presidente nazionale Filippo Anelli della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri ha ovviamente espresso la necessità di accertare se le accuse siano fondate, ma ci ha anche tenuto a mettere in chiaro il ruolo dei medici nelle nostre comunità: “i medici non sono ausiliari delle politiche di sicurezza ma professionisti della cura, il cui mandato fondamentale è tutelare la salute e la dignità di ogni persona“.
Insomma, ai medici non spetta denunciare i cosiddetti “irregolari”, ma fare in modo che siano curati nel miglior modo possibile, e i sanitari non devono rendersi complici della deriva securitaria imposta dalla classe dirigente.
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