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Parata unionista di Portadown bloccata dalle proteste degli irlandesi repubblicani

Dopo 28 anni di interdizione ininterrotta, una decisione dell’Alta Corte del Regno Unito ha permesso all’Orange Order, storica organizzazione protestante e unionista, di percorrere Garvaghy Road, arteria a forte maggioranza cattolica e repubblicana della città di Portadown, in Irlande del Nord.

Il caso è diventato subito un termometro della politica britannica di portata molto più ampia rispetto alla dimensione della cittadina irlandese. Fin dalle prime luci dell’alba, i manifestanti repubblicani hanno presidiato in massa la via formando cordoni umani a braccetto, determinati a non consentire il transito della delegazione unionista nel proprio quartiere.

Consapevoli dell’elevato rischio di disordini, le autorità avevano vincolato la manifestazione, approvata per un vizio di forma, a restrizioni specifiche: solo 35 persone, il divieto totale di accompagnamento con bande musicali e la partenza fissata alle prime ore del mattino. Ma il tema non era di persone e decibel, bensì politico.

Centinaia di irlandesi hanno di fatto bloccato la strada e il transito dell’Orange Order. La vicenda ha assunto un peso significativo per la presenza nel presidio opposto agli unionisti di Michelle O’Neill, prima ministra dell’Irlanda del Nord ed esponente del partito repubblicano Sinn Féin.

O’Neill ha definito “vergognosa” la sentenza del tribunale che ha permesso una marcia “storicamente intrisa d’odio, violenza settaria e omicidi“. La scelta di passare attraverso le aree cattoliche risale alla metà degli anni Novanta, dopo il cessate il fuoco con l’IRA, quando l’Orange Order promuoveva questo percorso con un chiaro intento provocatorio, provocando disordini e anche morti.

I partiti unionisti hanno accusato O’Neill di contravvenire ai propri doveri istituzionali e, di fronte all’inasprirsi dei toni, è intervenuto persino il primo ministro britannico Andy Burnham, rivolgendo un appello formale alla calma. La vicenda arriva inoltre in una fase molto complessa della vita politica delle isole britanniche.

I leader di Scozia, Galles e Irlanda del Nord hanno parlato di separarsi dal Regno Unito, mentre l’Irlanda del Nord è diventato anche il terreno su cui promuovere non solo retoriche unioniste ma anche razziste, finalizzate alla polarizzazione politica e alla crescita della fascistizzazione della società, esemplificata dai pogrom contro i migranti condotti a Belfast lo scorso giugno.

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