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Yemen. La situazione precipita, l’Italia chiude l’ambasciata

Cresce la tensione nello Yemen, e l’escalation è segnata dal numero delle vittime: oggi sono almeno 20. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon chiede un immediato cessate il fuoco. Interviene anche l’Ue, che condanna con fermezza l’evolversi della crisi, ritenendo «inaccettabili la repressione del regime e le violazioni dei diritti umani». La situazione si fa sempre più preoccupante anche per gli occidentali al punto che l’Italia in serata ha deciso una chiusura «temporanea» dell’ambasciata a Sanaa ed il rimpatrio di tutto il personale. «Una decisione, la nostra – ha spiegato il portavoce della Farnesina Maurizio Massari – dovuta all’aggravamento della situazione di sicurezza nel Paese e nella capitale Sanaa in particolare nel quartiere dove è situata la nostra ambasciata. Sono arrivate nelle ultime ore minacce di attentati contro ambasciate europee situate nel’area della nostra ambasciata».

Se lo scenario si inasprisce, sembra tramontare, intanto, stando a fonti dell’opposizione, l’ipotesi di un accordo sulla transizione del potere del presidente Ali Abdullah Saleh con i Paesi del Golfo. Oggi, dunque, un sit-in di dissidenti a Taiz, nel sud del Paese, è stato disperso dalle forze della sicurezza: 7 manifestanti sono stati uccisi con colpi d’arma da fuoco. Tredici, invece, i soldati morti a Zinjibar, la città a est di Aden, da domenica sotto il controllo di presunti membri di al Qaida. E sarebbero stati proprio i miliziani dell’organizzazione terroristica ad attaccare e massacrare i militari fedeli al presidente Saleh. Scontri a partire dall’alba, anche a Sanaa, nella zona della residenza di uno dei più potenti capi tribali, Sadek al Ahmer.

È l’epilogo di una ennesima giornata di scontri, che arriva dopo quella campale di ieri: quando circa 30 persone erano rimaste uccise, fra l’est, preso di mira dai caccia yemeniti che hanno bombardato l’area di Zinjibar, e Taiz, dove si erano registrate 15 vittime. L’Onu invoca un immediato cessate il fuoco. Ban Ki-Moon chiede di «tornare immediatamente ad un cessate-il-fuoco che permetta l’inizio di negoziati». «Il segretario generale – indica il servizio stampa del Palazzo di Vetro – è molto preoccupato per le notizie di un uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza dello Yemen contro i dimostranti a Taiz, e per i combattimenti sempre più violenti a Sanaa ed in altre città, con decine di civili morti, feriti o sfollati». È sempre l’Onu a citare «informazioni, che devono ancora essere verificate appieno, che indicano che oltre 50 persone sono state uccise da domenica scorsa a Taiz da parte dell’esercito yemenita, le guardie repubblicane ed altri elementi vicini al governo». «Tali atti riprovevoli di violenza e gli attacchi indiscriminati contro i civili inermi da parte di agenti di sicurezza armati deve cessare immediatamente», ha detto l’Alto Commissario Onu per i diritti umani Navi Pillay, insistendo sulla responsabilità del governo dello Yemen nel garantire la protezione dei diritti fondamentali dei propri cittadini.

Altrettanto dura la posizione espressa dall’Ue, con l’Alto rappresentante della politica estera Catherine Ashton, che ha affermato di essere «fortemente scioccata», condannando «nel modo più fermo» l’uso della violenza e di munizioni contro le persone che manifestano pacificamente nella città di Taiz. È il portavoce della opposizione yemenita, Mohamed Qahtan, a rendere noto, poi, che il tentativo di mediazione dei Paesi del Golfo è definitivamente fallito: dieci giorni dopo il ‘nò di Saleh, di fronte all’intesa proposta dai mediatori del Golfo, «quest’accordo è tramontato», ha spiegato il portavoce.

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