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Siria. “Terminate le operazioni militari”

Il presidente siriano, Bashar al Assad, ha detto al segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, che le operazioni militari in Siria «sono terminate». Lo ha annunciato un portavoce delle Nazioni Unite.

Farhan Haq, portavoce aggiunto dell’Onu, ha affermato in un comunicato che questa è la risposta data dal presidente siriano al segretario generale, il quale, in un colloquio telefonico, gli chiedeva cHe «tutte le operazioni militari e gli arresti di massa cessino immediatamente» in Siria.

L’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani si appresta a chiedere al Consiglio di sicurezza che la Corte penale internazionale apra un’inchiesta sulla repressione condotta in Siria contro le proteste anti-regime. La richiesta, secondo quanto si è appreso da fonti diplomatiche al Palazzo di vetro dell’Onu a New York, potrebbe essere presentata oggi stesso, quando il Consiglio di sicurezza si riunirà e, sul capitolo Siria, ascolterà l’Alto commissario per i diritti umani Navi Pillay e la coordinatrice degli aiuti di emergenza, Valerie Amos. Secondo le fonti, Navi Pillay approfitterà dell’occasione per fare presente che, secondo il suo ufficio, esistono ormai prove inconfutabili delle gravi violazioni dei diritti umani perpetrate giornalmente in Siria. Il Consiglio di sicurezza è l’unico organismo dell’Onu che per statuto può chiedere l’apertura di un’inchiesta alla Corte penale internazionale.

Si è ieri spostata a Homs, terza città della Siria, la forza d’urto del regime di Bashar al Assad contro le proteste: dopo avere preannunciato il ritiro da Dayr az Zor e da Latakia, le autorità ieri hanno concentrato la repressione proprio in un’altra delle città simbolo della rivolta, provocando nuove vittime. Secondo la Tv satellitare araba Al Arabiya, che ha citato non meglio precisati «attivisti», i morti sono stati almeno 16. Secondo Al Arabiya, ieri sera vi sono state proteste anti-governative anche a Aleppo, la seconda città del paese, dove tuttavia non sono stati segnalati incidenti. I Comitati di coordinamento locali, che riuniscono gli organizzatori delle manifestazioni in corso da cinque mesi, avevano riferito in giornata di altri incidenti, con due morti proprio a Latakia, dove almeno 700 agenti avevano condotto arresti casa per casa, ammassando centinaia di civili nello stadio cittadino (così come già avvenuto da aprile a Daraa, Banias e altri epicentri delle rivolte); e di un giovane ucciso a Abdita, nella regione nord-occidentale di Idlib. Una donna ferita martedì da un cecchino a Latakia è invece morta ieri.(ANSAmed).

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