Menu

Monti in Senato, poi al Quirinale

 

Il santo salvatore è entrato nel Senato per vedersi attribuito ufficialmente il laticlavio, dopo di che ha preso la strada del Quirinale, dove prosegue le sue personalissime ex extraistituzionali consultazioni per la formazione del nuovo governo.

Viviamo in un momento “di eccezione” (non eccezionale, davvero…) e molto di quel che sta avvenendo non è previsto in nessuna procedura costituzionale o parlamentare. Il governo è infatti formalmente in carica, non essendo stato sfiduciato dal Parlamento e non essendosi Berlusconi dimesso (l’ha promesso, ma appunto…). E’ bene ricordarlo ai “sacerdoti della legalità”, sempre pronti a cacciarsela sotto le scarpe quando fa comodo.

E quindi il neo senatore a vita oggi partecipa alle votazioni sulla legge di stabilità preparata dal suo predecessore. Domani la Camera farà altrettanto. Poi, a meno di colpi di scena, Berlusconi presenterà le sue dimissioni al capo dello Stato. Che incaricherà un minuto dopo proprio Mario Monti di formare un nuovo governo. Motu proprio o mezzo stampa, perché non risulta ci sia stato il normale avvicendarsi di delegazioni di partito davanti al Capo dello Stato.

A conferma dell’eccezionalità con cui si procede a un governo controllato dalla troika Bce.Ue-Fmi, il presidente stabile della Ue Herman van Rompuy avrà un incontro oggi al Quirinale con il presidente Giorgio Napolitano che sarà seguito da una cena a palazzo Chigi con il premier Silvio Berlusconi. Entrambi i colloqui – riferiscono i suoi collaboratori – sono incentrati sulla situazione dell’Italia e del nuovo governo.

Nel frattempo, Lorenzo Bini Smaghi ha rassegnato le dimissioni da componente del consiglio esecutivo della BCE, ruolo che avrebbe dovuto ricoprire fino al mese di maggio del 2013. Si apprende che il banchiere italiano avrebbe ottenuto un incarico prestigioso alla Harvard University, dove potrebbe insegnare al Centro per gli affari internazionali. L’addio di Bini Smaghi arriva dopo mesi di tensioni crescenti tra Italia e Francia, esplose nelle ultime settimane, a causa della rivendicazione dei transalpini ad avere un “loro” uomo nel board. Con l’arrivo di Mario Draghi alla presidenza, il board era costituito da due italiani e nessun francese, dopo la fine del mandato di Trichet.

Il fatto che Bini Smaghi si sia dimesso a distanza di tempo dalle richieste ufficiali della Francia ha voluto lanciare il segnale che la BCE non intende soggiacere alla sfera politica, essendo così svuotata di significato e autorevolezza decisionale.

Secondo i rumors delle ultime ore, il nome di Bini Smaghi sarebbe in pole position per la guida del dicastero dell’economia nel prossimo governo Monti.

Nel caso non dovesse entrare nella nuova squadra di governo, si vocifera che il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, possa essere nominato sottosegretario alla presidenza del consiglio. Di fatto, ciò lascerebbe scoperta la guida dell’authority, che potrebbe andare, appunto, a Bini Smaghi.

Su quest’ultimo scenario, bisogna però ricordare che non più tardi di un mese fa era già stata avanzata tale offerta al banchiere, il quale l’avrebbe rifiutata, non considerandola una scelta di prestigio, come sarebbe stata la presidenza di Bankitalia. Ma allora c’era in palio la guida di Via Nazionale, oggi no. E non si esclude che alla fine possa, quindi, accettare.

Sarà pure un “governo tecnico”, ma viene formato con il manuale Cencelli, proprio come gli antichi governi democristiani. Solo che avviene tra “istituti formalmente indipendenti” e soprattutto sotratti ad ogni controllo o sovranità popolare.

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.