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I beati ignoranti del “decoro urbano” milanese

“Disoccupate le strade dai sogni ed arruolatevi nella polizia”… In attesa del Claudio Lolli del terzo millennio, è impossibile non sottolineare la vena di follia reazionaria che ha animato le “squadre di volontari” scesi nelle strade di Milano per cancellare le scritte lasciate dalla manifestazione  No Expo del Primo Maggio.

La furia iconoclasta ha colpito imparzialmente ogni segno “strano” sui muri del centro, dal più fesso dei “fuck” a “Carlo vive”, dai simboli anarchici all’opera d’arte. In via Cesariano è stata cancellata una delle prime opere monumentali dello street artist Pao, al secolo Paolo Bordino, voluta dagli abitanti per riqualificare il quartiere.

Un’ignoranza totale che identifica nella propria mente solitaria il “non consentito” con tutto ciò che “deturpa” l’ordine archiettonico voluto da qualcun altro. Sono stati infatti “ricondotti all’ordine” palazzi ottocenteschi e muri di epoca fascista, alluminio postmoderno e muretti da appuntamento. 

Dietro questa azione di “ripulitura” non c’è alcuna autonomia di pensiero, neanche in senso estetico. Non ci sono preferenze, gusti, valutazioni. Un muro è un muro e deve essere vuoto di segni, qualsiasi sia stato l’architetto o il committente, qualunque sia la funzione, quindi via anche la riqualificazione artistica.

Non c’è bisogno di andare lontano per trovare l’abisso della coscienza svuotata, asservita a un dio presunto o a un potere “che ci tiene al decoro”. L’Isis integralista dei “benpensanti” – autocertificati – abita in ogni luogo… 

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1 Commento


  • Mic

    Per le “RONDE PIDINE” armate di spugnetta, i muri sono autorizzati a indossare solo cartelloni pubblicitari.

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