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Il mito popolare di Matteotti

Giacomo Matteotti nasce a Fratta Polesine nel 1885, da una famiglia benestante che gli consente di laurearsi in giurisprudenza. Tuttavia, abbraccia ben presto la causa dei contadini, sostenendo lo sviluppo di leghe e cooperative.

Diventato sindaco e assessore in diversi comuni del Polesine e poi consigliere provinciale, proprio in questa qualità pronuncia due discorsi contro la guerra, nel marzo e nel giugno del 1916 che, considerati “disfattisti” lo portano all’arresto e in seguito alla destinazione, come militare, in Sicilia e, per qualche mese, come internato a Messina.

In parlamento viene eletto per la prima volta nel 1919 e assume subito un atteggiamento di intransigente denuncia dello squadrismo fascista, sino all’ultimo famoso discorso del 30 maggio 1924. In tale discorso alla camera Matteotti denuncia i brogli, le intimidazioni e le violenze che hanno caratterizzato le elezioni appena svolte.

Dieci giorni dopo è sequestrato e ucciso per ordine di Mussolini da una squadraccia fascista. La figura e l’omicidio di Matteotti resteranno per sempre nella memoria popolare che celebrerà questo martire dell’antifascismo con una serie sterminata di canti e canzoni non solo in Italia, ma anche in diversi paesi europei e negli Stati Uniti.

Proprio alla memoria cantata di Matteotti è dedicato un bel libro recentemente uscito, a firma di Enzo Bellettato, per iniziativa dell’Istituto Ernesto De Martino per la conoscenza critica e la presenza alternativa del mondo popolare e proletario e dell’Associazione Minelliana (Matteotti nella memoria cantata, Associazione Minelliana-Istituto De Martino, Rovigo-Sesto Fiorentino, 2020, pag. 240+77 e un CD allegato).

Si tratta di un libro pregevole, che, con un bel rivolto grafico, ha due copertine poiché oltre al testo di Bellettato contiene i materiali di ricerca e il libretto che accompagnarono il disco Povero Matteotti pubblicato dai Dischi del Sole in occasione del cinquantennale dell’uccisione del dirigente socialista, a cura di Maria Luisa Betri, Anna Maria Ciniselli e Cesare Bermani. Il vinile, ormai introvabile, è riproposto in CD e allegato al libro.

Matteotti nella memoria cantata mette a disposizione degli studiosi, dei musicisti popolari e degli appassionati di storia del movimento operaio l’intero corpus di canti su Matteotti sinora disponibili attraverso le ricerche effettuate nel corso di decenni da storici, etnomusicologi e militanti quali Sergio Liberovici, Emilio Jona, Alan Lomax, Ernesto De Martino, Diego Carpitella e Roberto Leydi. I

l libro ha anche un suo indubbio significato politico, sociale e soprattutto demologico, poiché è incentrato non sulla vita e la storia di Matteotti, quanto piuttosto sul mito popolare attraverso cui la sua memoria si è tramandata tra le classi popolari.

Sono diverse le ragioni che hanno causato la costruzione di tale mito. Anzitutto il tema della morte violenta dell’uomo che, pur avendo una famiglia felice, non esita a mettere in gioco la sua vita per la giustizia diventando un “martire”. Non si dimentichi, tra l’altro, che Matteotti era di estrazione borghese, ma aveva abbracciato la causa dei lavoratori.

Inoltre, il mito popolare s’intreccia con la realtà a proposito dei documenti che Matteotti avrebbe avuto in borsa, il giorno dell’omicidio, che riguardavano la corruzione del governo fascista (e personale di Arnaldo, fratello di Benito Mussolini) nella stipula della concessione all’americana Sinclair Oil per lo sfruttamento dei giacimenti siti in Emilia e in Sicilia.

Un fatto che, seppure indagato da storici importanti, quali per primo Renzo De Felice, non si è mai dimostrato con certezza, ma che sembra essere stato una delle cause dell’assassinio, poiché si ritiene che Matteotti avesse intenzione di denunciare l’affare nella seduta parlamentare dell’11 giugno, giorno successivo alla sua uccisione. La memoria di tali documenti (mai ritrovati) ricorre in più di un canto popolare dedicato a Matteotti, visto come fustigatore dei fascisti corrotti.

Infine, non si deve dimenticare il momento in cui avvenne l’omicidio Matteotti. Il regime non aveva ancora il controllo completo sull’informazione e non poté farlo passare sotto silenzio, come avvenne più tardi con l’omicidio dei fratelli Rosselli o la morte di Gramsci.

Tutti tali elementi hanno contribuito, quindi, al formarsi e al diffondersi del mito di Matteotti sul quale Enzo Bellettato ha raccolto una quantità molto importante di documenti.

Anzitutto il dossier di Sergio Liberovici ed Emilio Jona riguardante le Cante di Matteotti contenuto nel Contemporaneo del marzo 1960, poi l’Himno del Batallòn Matteotti nella guerra di Spagna, ma anche quello creato da un gruppo di partigiani italiani in Bosnia che dedicarono la loro formazione al dirigente socialista ucciso.

Il mito popolare di Matteotti, come accade in questi casi, non tiene veramente conto delle reali idee del personaggio. Spesso, nei canti popolari a lui dedicati, s’invoca la violenza vendicatrice che colpisca i suoi assassini, i fascisti e Mussolini.

Matteotti, in realtà, era un politico non violento, che arrivò persino a consigliare ai contadini di chiudersi in casa di fronte alle squadracce fasciste, non reagendo alla loro violenza. Solo in un caso egli approvò l’idea di un’insurrezione popolare, per fermare il massacro della prima guerra mondiale. Ma tutto questo fa parte del divario tra il personaggio e il mito costruito attorno a lui.

Nell’estesa raccolta di canti popolari su Matteotti occupano un posto significativo le parodie e i contraffatti, vale a dire il riuso di melodie popolari usate con parole diverse dalle originali. E’cosi che, nel libro di Belletato, sì incontrano canzoni sull’aria della Leggenda del Piave (La leggenda di Matteotti), di Santa Lucia, della canzone Fox-trot della nostalgia che in origine parlava dell’emigrazione italiana in America sino a Sorge un grido d’orrore sull’aria dell’Inno dei Lavoratori le cui parole originali sono, come è noto, di Filippo Turati.

Quella del contraffatto o della parodia è una pratica molto presente nel mondo popolare, che arrivò nei primi anni venti anche all’appropriazione di canti di parti politiche opposte. Fu il caso di Bandiera Rossa, riscritta dai fascisti con Bandiera nera sarà più forte, o Avanti ardito sarai più forte/ai comunisti rompiam le ossa; ma anche Giovinezza cantata dagli antifascisti con l’incipit Bolscevismo, Bolscevismo….

Una pratica che giunge sino a giorni più vicini a noi, se si considera che il canto Povero Matteotti è stato in seguito ripreso da Giovanna Marini e da Sandro Portelli rispettivamente con Povero Pinelli e Povero Calabresi.

Il volume non ha diffusione commerciale, ma può essere richiesto all’Istituto Ernesto De Martino, iedm@iedm.it., con un contributo di 30€ (15 per i soci dell’istituto),

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