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Totalitarismo culturale pro-capitalismo. La Sapienza di Parisi si oppone all’offensiva

In Europa, nei paesi cosiddetti a capitalismo maturo, la sconfitta del socialismo reale in altri paesi del Continente ha consentito di giustificare il capitalismo come unico e ultimo orizzonte dell’umanità, e con questo si è affermato – anche nel campo degli studi economici e universitari – il predominio del pensiero neoclassico nell’analisi e nello studio della macro e microeconomia, e di altre discipline specifiche nell’ambito dell’economia applicata.

Per questo mai come oggi si è sentita la necessità di una critica basata sull’economia politica di Marx e di un’analisi aggiornata della critica marxista dell’economia applicata per affermarne la validità e la capacità di analisi interdisciplinare nelle nuove condizioni.

Ecco perché si avverte forte l’esigenza di tornare alla critica dell’economia politica, una critica dell’economia applicata fondata su Marx e sull’economia politica marxista, pur riconoscendo anche limiti ed errori di quesra concezione.

Il tentativo è quello di approfondire la conoscenza delle dimensioni strutturali delle politiche economiche attualmente applicate nel mondo, attraverso la presentazione della concezione che è alla base dei programmi di aggiustamento strutturale e delle proposte neoliberali in materia di istruzione, mercato del lavoro e sistema finanziario, politiche settoriali e riforma del settore pubblico.

Solo attraverso lo sviluppo complessivo delle questioni affrontate sarà possibile individuare gli aspetti specifici del processo di globalizzazione capitalistica nella sua fase attuale e gli argomenti che ne spiegano i legami. In questa analisi sono utili alcune nozioni di base della teoria economica, sugli investimenti, sull’occupazione, sul commercio, sulle relazioni internazionali e sul ruolo economico dello Stato, per vedere come questi concetti si traducono nelle dinamiche storiche del capitalismo.

Per questo motivo vengono affrontati i concetti di crescita economica quantitativa, rivoluzione tecnologica, globalizzazione neoliberista e ruolo delle transnazionali e delle multinazionali, senza dimenticare l’analisi degli squilibri territoriali e geografici che si stanno verificando e il modo in cui essi colpiscono quelle che chiamiamo periferie del mondo capitalista.

Per far avanzare la ricerca vengono introdotte la nozione di “crisi economica” e le teorie della crisi. Mentre il ruolo del commercio internazionale e il carattere globale del capitale produttivo appaiono sempre più condizionati dalle decisioni sul capitale finanziario e vengono sottolineati per fornire una descrizione aggiornata delle principali relazioni internazionali che si svolgono nel campo dell’economia.

Nasce così una forma di vero totalitarismo culturale che utilizza per le proprie affermazioni un capitale umano e intellettuale approvato o assimilato: l’intellettuale diventa una funzione organica della classe dirigente dello Stato del profitto, soggetta e funzionale alle esigenze, ai valori e logica del profitto, del mercato, dell’impresa, per procurare con tutti i mezzi la distruzione sociale e culturale dei “ribelli”, dei non assimilati.

A tutto questo si oppongono le idee espresse nel mio corso per studenti della Facoltà di Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma e i contenuti teorici di diversi miei libri, da un modo semplice di affrontare un mondo complesso.

Anche le parole di questi giorni del nostro Premio Nobel per la Fisica, professor Giorgio Parisi, della nostra Sapienza, con cui insiste nel rafforzare il piano della ricerca, della cultura e della formazione pubblica con investimenti statali che permettano di far assumere sempre più autonomia e indipendenza nei giudizi di valore, e più che l’appartenenza a una scuola, si cerchi di costruire uno stile di vita alternativo.

Si tratta, in altre parole, di stimolare uno “stile” di vita tipico dei grandi critici e di chi ha problemi di etica superiore contro questo sistema concependo e trasmettendo i saperi in quando beni e patrimonio sociale collettivo.

Nella nostra radicale visione critica e sociale della trasformazione ci poniamo quindi come unione indissolubile tra teoria e prassi nel tentativo di contribuire alla critica economica, politica e sociale per avanzare nel superamento del modo di produzione capitalistico.

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