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Lupi di branco contro lupi solitari: in ricordo di Valerio Evangelisti

Ho conosciuto Valerio Evangelisti come autore all’apice della sua popolarità nella seconda metà degli anni ’90. Dopo il successo dei primi Eymerich su Urania, era arrivato a pubblicare a puntate Il Mistero dell’Inquisitore Eymerich sul Venerdì di Repubblica, la serie dell’inquisitore aveva i radiodrammi etc etc.

Poi l’ho ritrovato qualche annetto dopo prendendolo per una via molto traversa: tramite il piccolo racconto apocrifo di Kai Zen, da lì ho riconosciuto il personaggio e ho cominciato a conoscere l’autore originale, ripartendo dal primo Eymerich, poi i romanzi di Pantera, poi i romanzi storici e pirateschi.

La politica nella produzione narrativa di Evangelisti è presente dal primo libro. Le posizioni dell’autore sono chiarissime, ma i suoi personaggi sono l’esatto contrario di quello che ci si potrebbe aspettare: l’inquisitore Eymerich, il pistolero-stregone Pantera che assiste ma è indifferente alla lotta di classe, la spia infame di Noi Saremo Tutto, i pirati talmente liberi da creare una società basata solo sulla sopraffazione.

Solo negli ultimi romanzi storici, la trilogia del Sol dell’Avvenire e i romanzi risorgimentali, abbiamo finalmente la soddisfazione di vedere la storia tramite gli occhi “nostri”.

Ma anche quando i protagonisti sono rivoltosi e socialisti, non sono personaggi idealizzati, hanno le contraddizioni dei loro tempi, entrano ed escono dalla lotta in maniera rocambolesca, a volte per i motivi sbagliati, si fanno travolgere dai lati brutali della lotta (magistrale in questo senso l’adesione del protagonista de Gli Anni del Coltello al terrorismo mazziniano), a volte non capiscono quello a cui stanno prendendo, a volte devono essere rimbrottati (in 1849 il protagonista viene ripreso da una delle protagoniste femminili che gli fa poco gentilmente notare che non si fa la rivoluzione senza le popolane).

Se Evangelisti si fosse trovato a raccontare la presa del potere a Munster da parte degli anabattisti nel 1535-1535 (episodio centrale del romanzo Q di Luther Blissett/Wu Ming), probabilmente avrebbe avuto come protagonista un contadino che alla tremenda “Gerusalemme terrena” aveva partecipato fino in fondo. Oppure, direttamente uno dei protagonisti della reazione.

Perché la creatura più nota di Evangelisti resta quella più strana: Nicolas Eymerich, inquisitore generale di Catalogna, realmente esistito, trasfigurato nei romanzi fino a essere lo spirito eterno della Reazione.

Come diceva lo stesso Evangelisti, nell’inquisitore ha messo di sé stesso una serie di idiosincrasie e tratti caratteriali e poi, negli ultimi romanzi, anche i dolori della malattia. Ma ovviamente Eymerich è anche un nostro riflesso oscuro.

Eymerich è un militante coerente, raffinato nella lettura del mondo, meticoloso nell’azione quotidiana, con in mente obiettivi ben chiari. Purtroppo, sta dall’altra parte.

La militanza di Eymerich è quella per una Chiesa forte, che porti ordine nell’Europa divisa, che porti una pace tremenda dove classi e generi stiano ai loro.

L’inizio della modernità capitalista è quello contro cui combatte Eymerich, una Chiesa in grado di dominare la nascente borghesia commerciale, in grado di mettere a tacere gli spirituali che vede come opposti ma complementari al materialismo nascente, in grado di tenere fuori dall’Europa le altre religioni monoteiste, in grado di incatenare gli stati-nazione ad agire per un ordine più grande.

In Rex Tremendae Majestatis mette in bocca all’inquisitore “La Chiesa epurandosi si rafforza”!

L’Eymerich del 1300 è destinato a essere sconfitto, la logica del capitalismo vincerà, la borghesia commerciale diventerà borghesia industriale (il ciclo di Pantera, il ciclo americano, il ciclo messicano) e borghesia di rapina fino a farsi stato, anzi, Stati Uniti (ancora Pantera, e il ciclo piratesco).

Ma la logica del capitalismo si farà logica di reazione, si farà logica di Eymerich, Eymerich vincerà nell’oppressione delle donne, nell’oppressione delle classi, nel nuovo ordine tremendo del capitale.

Tutta la produzione fantastica del Magister è attraversata dalla metafora del metallo che sostituisce la carne, i rapporti capitalisti che sostituiscono i rapporti umani.

Vedere la storia tramite gli occhi di Eymerich ci fa vedere come noi, soprattutto noi maschi, siamo a tanto così dalla sua logica. Vedere quanto siamo a tanto così da condividere le sfuriate di violenza con cui di solito si concludono i romanzi dell’inquisitore.

E poi c’è Pantera, pistolero e stregone, morto almeno un paio di volte al confine tra Messico e Stati Uniti. Pantera appartiene a un mondo pre-capitalista. Nel crogiolo americano gli capita di assistere al prologo del lungo XX Secolo, ma è estraneo alla lotta di classe.

Pantera è una forza di vita, per molti versi l’opposto di Eymerich, ma è destinato alla sconfitta perché il capitalismo diventa logica del sistema-mondo e puoi starne fuori solo stando fuori dal sistema-mondo, facendo l’eretico.

Un ultimo tema, quello dell’eresia. Ovviamente c’è grande simpatia nella produzione di Evangelisti per gli eretici, sono le vittime di Eymerich, sono a volte lo spunto da cui possono nascere le resistenze ma, come disse lo stesso Evangelisti commentando Eymerich Risorge: “La realtà è che l’eresia non avrebbe costruito praticamente nulla. Se fossero stati i valdesi a governare il cristianesimo, il tentativo di ricostituire l’Impero romano in altre forme non sarebbe mai passato. […] Soprattutto io sono lontano da forme di anarchismo, con tutta la simpatia possibile. Sono come le eresie, danno soddisfazione a chi le professa, ma della società non cambiano una virgola.”

Quindi, anche se coi suoi romanzi non ha mai voluto mettere in scena il catechismo del militante perfetto (d’altra parte, sarebbe stati noiosi), ha costruito un immaginario complesso che ci parla della necessità di resistere e lottare per un mondo oltre la logica del capitale. Non come nobile causa donchisciottesca destinata alla sconfitta.

Ma come Eymerich è diventato lo spirito della Reazione, noi possiamo essere spirito della Rivoluzione. E prima o poi vincere.

Per il resto, Valerio non ha mai fatto mistero di posizioni e appartenenze. Fanno parte della politica di tutti i giorni, spesso molto più noiosa negli accordi e nei disaccordi. Si va avanti.

Grazie Valerio.

Lupi di branco contro lupi solitari. Se avranno la meglio i secondi, l’America sarà l’inferno, e prima o poi il mondo intero. La loro frontiera si sposta

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