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Give peace a chance

Dare una possibilità alla pace tramite la “non violenza creativa” è il messaggio di un recente libro curato da Laura Tussi ed edito da Mimesis.

Quando John Lennon scrisse e registrò, nel giugno 1969, uno degli inni pacifisti più famosi di sempre (insieme alla canzone-simbolo degli ideali del songwriter, Imagine, che vide la luce due anni dopo) la guerra del Vietnam, uno dei conflitti più sanguinosi e devastanti della storia, imperversava da tempo.

John e sua moglie Yoko Ono si trovavano in di un albergo di Montreal e avevano trasformato la loro luna di miele in un evento mediatico a favore della pace, il “Bed-In” (in realtà si trattava della seconda “tappa” dell’iniziativa, poiché la prima si era svolta subito dopo il loro matrimonio, dal 25 al 31 marzo, nell’hotel Hilton di Amsterdam).

Mentre giornalisti, intellettuali ed amici avevano accesso alla camera della coppia, entrando a far parte di un’opera d’arte totale costituita dalla presenza dei due che, sotto gli occhi di tutto il mondo, dal loro letto proclamavano messaggi contro la guerra, John compose questa “instant song” coinvolgendo nella registrazione personaggi come Timothy Leary e Allen Ginsberg.

La campagna degli Ono-Lennon a favore della pace, poi, proseguì nel dicembre dello stesso anno, attraverso enormi cartelloni pubblicitari affissi nelle maggiori città del mondo, recanti la scritta “WAR IS OVER! If You Want It – Happy Christmas From John and Yoko”. Nel dicembre 1971, infine, John e Yoko realizzarono il singolo Happy Christmas, andando a completare la “trilogia” dei più noti brani pacifisti lennoniani.

La vita e le opere di John Lennon e Yoko Ono sono esempi concreti di come l’impegno per la pace possa trasformarsi in un messaggio inedito ed efficace attraverso la creatività.

Molti altri furono gli atti artistici su questo tema messi da loro in atto, come coppia o singolarmente: concerti, mostre ed interventi di vario genere, che però prevedevano anche la fruizione attiva da parte del pubblico per giungere a compimento. Ricordiamo, tra i più memorabili, la “fondazione dello Stato di Nutopia”, nazione immaginaria governata da leggi cosmiche, e la realizzazione del “White Chess Set” di Ono, in cui un’enorme scacchiera bianca trasformava un tradizionale “gioco di guerra” in un’alleanza pacifica in cui le regole sono tutte da inventare.

A distanza di decenni, purtroppo, il mondo è ancora insanguinato dalla guerra. Da quando, nello scorso febbraio, la Russia ha invaso militarmente l’Ucraina, dando origine ad uno scontro che ha avuto delle pesanti ricadute sugli equilibri mondiali e ha risvegliato l’incubo delle armi nucleari, molte riflessioni sono state formulate sull’argomento.

Le grandi potenze, invece di perseguire la politica del disarmo inaugurata negli anni ’70, stanno implementando il proprio arsenale atomico come in una macabra gara il cui unico traguardo potrebbe essere una catastrofe di proporzioni inimmaginabili. Non è possibile restare indifferenti di fronte a queste prospettive, per quanto si tratti di logiche al di sopra della portata del singolo.

E tuttavia da più parti artisti, intellettuali e attivisti si sono mossi in vario modo per dare concretamente una possibilità alla pace. Basti pensare alla grande manifestazione che ha avuto luogo a Milano lo scorso 15 ottobre, in cui Piazza Duomo è stata coperta per metà da una gigantesca bandiera arcobaleno e migliaia di persone si sono riunite per esprimere il proprio dissenso all’invio delle armi in Ucraina, in favore di soluzioni alternative alla risoluzione del conflitto.

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3 Commenti


  • Oigroig

    Sull’Iran invece ci giriamo dall’altra parte? scioperi, manifestazioni di massa, barricate, dimostrazioni nonviolente su cui la polizia spara ad altezza di persona… Da decenni i comunisti iraniani rischiano il carcere e la condanna a morte perché essere comunisti è vietato… Se gettiamo via le nostre idee e le nostre parole, ad es. “il proletariato non ha nazione…”, resterà solo un’area piccolo-borghese che copre con nostalgie malinconiche una sostanziale acquiescenza allo status quo. My two cents.


  • Gianni Sartori

    “Ohh Ahh Up the ‘Ra” (Celtic Symphony) seconda in classifica

    Gianni Sartori

    Qualcuno ha già parlato di “effetto Streysand”.

    A volte capita di ottenere esattamente l’effetto contrario di quanto ci si proponeva.
    Per esempio voler cancellare, reprimere un evento, ma in realtà favorirne la diffusione.

    Un esempio da manuale quanto sta accadendo con la “Celtic Symphony” nella versione del gruppo irlandese “The Wolfe Tones”. Incriminata per il ritornello “Ohh Ahh Up the ‘Ra” inteso come un omaggio all’IRA (Irish Republican Army).

    I fatti risalgono a circa due mesi fa quando la squadra femminile della Repubblica d’Irlanda aveva intonato l’inno per festeggiare la vittoria sulla Scozia (1 a 0) nella partita per accedere alla Coppa del Mondo. Registrando il tutto in un video destinato a suscitare scandalo e indignazione in Gran Bretagna.

    A quanto sembra si sta ancora indagando in merito, ma nel frattempo la canzone ha raggiunto il secondo posto tra quelle ascoltate e scaricate dalla rete (al primo un inedito dei Queen).
    Niente male per un motivo risalente al secolo scorso e rimasto finora sostanzialmente circoscritto agli ambienti sportivi irlandesi. Viene infatti regolarmente intonato negli stadi quando gioca il Celtic e agli incontri del pugile irlandese, nato a Belfast, Michael Conlan.

    Quanto a Theobald Wolfe Tones, il personaggio a cui il gruppo musicale è dedicato, fu un rivoluzionario repubblicano indipendentista irlandese di religione protestante.

    Esponente di Cumann na nÉireannach Aontaithe (Società degli irlandesi Uniti) venne condannato a morte per l’insurrezione del 1798.

    Gianni Sartori


  • Oigroig

    Ho comprato l’ultimo numero di “Lotta comunista” e c’è un bell’articolo sulla rivolta sociale in Iran che consiglio… Non appena da una protesta contro il velo si è passati a una rivolta a tutto campo contro gli āyatollāh tuttə mi pare abbiano smesso di parlarne, o è una mia impressione? My two cents.

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