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Compagno cittadino, fratello partigiano…

Credo siano pochi i lettori di Contropiano che non hanno familiarità con la canzone Per i morti di Reggio Emilia, colonna sonora di tante manifestazioni e cortei dagli anni sessanta a oggi. Una canzone di forte valore politico e di grande impatto emotivo che ha scolpito nella memoria di generazioni i nomi dei giovani operai uccisi dalla polizia a Reggio Emilia nel luglio 1960 durante le manifestazioni antifasciste e contro il governo Tambroni: Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli.

L’autore di quella canzone, Fausto Amodei, nato a Torino nel 1934 ci ha lasciati nelle scorse ore.

La carriera musicale di Fausto Amodei, che ha sempre esercitato la professione di architetto, salvo una breve parentesi, dopo il 1968, come parlamentare del PSIUP, iniziò nella seconda metà degli anni cinquanta con il gruppo torinese Cantacronache fondato da Sergio Liberovici. Tale gruppo aveva come obiettivo creare una produzione musicale di qualità per le classi popolari che si contrapponesse allo stupidario sanremese e televisivo. I modelli di Cantacronache erano le musiche dell’Opera da tre soldi di Kurt Weill e gli chansonniers d’impegno francesi.

Amodei e Michele Straniero furono gli autori più attivi del gruppo a cui parteciparono anche compositori come Fiorenzo Carpi e Giacomo Manzoni e intellettuali come Franco Fortini, Emilio Jona, Umberto Eco e Italo Calvino, a cui si devono le parole dell’unica canzone di Cantacronache ancora oggi regolarmente eseguita: Oltre il ponte, con la musica di Sergio Liberovici.

Peraltro, Qualcosa da aspettare, fatta conoscere da Enzo Jannacci, è un lavoro di Amodei, che firmò con Straniero anche La zolfara, ispirata a un incidente sul lavoro e incisa da Ornella Vanoni.

Conclusa l’esperienza di Cantacronache nel 1963, Amodei confluì nel Nuovo Canzoniere Italiano, fondato a Milano da Gianni Bosio e Roberto Leydi, di cui fecero parte tra i molti Paolo Pietrangeli, Ivan della Mea, Paolo Ciarchi, Gualtiero Bertelli, Rudi Assuntino (autore di Buttiamo a mare le basi americane…), Giovanna Marini, Sandra Mantovani.

Tuttavia, se il Nuovo Canzoniere Italiano si occupava di ricerca e diffusione del repertorio folclorico, Amodei rimase soprattutto un cantautore ironico e impegnato: è dei primi anni settanta il suo LP Se non li conoscete, che si prende gioco dei militanti e squadristi del MSI, mentre anni prima aveva fatto conoscere la Badogliede, caustica satira del maresciallo Badoglio nata in una baita partigiana nel 1944, come testimoniato da Nuto Revelli nella Guerra dei vinti. La vena ironica di Amodei colpì nel 2005 anche Berlusconi con il disco Per fortuna c’è il cavaliere. Come cantautore fu anche insignito nel 1975 del Premio Tenco.

Sempre sul terreno della musica politica, Amodei fu particolarmente attivo nella campagna per il referendum sul divorzio del 1974 e due anni dopo scrisse, ispirandosi alle memorie di Camilla Ravera, la cantata Il partito che fu rielaborata e messa in scena recentemente, nel 2021, da Giovanna Marini con il coro della Scuola Popolare di musica del Testaccio.

Infine, negli ultimi anni Fausto Amodei volle ritornare anche alle sue esperienze di chansonnier incidendo versioni in torinese di varie canzoni di Georges Brassens, così come già fatto da Nanni Svampa anni prima ma con traduzioni in milanese.

Con le canzoni di Fausto Amodei sono cresciute generazioni di militanti, ma è certo che il suo messaggio musicale e politico è così radicato nella storia del movimento di classe in Italia da poter parlare anche ai e alle giovani.

Quante volte li ho visti intonare commossi Compagno cittadino,fratello partigiano…

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1 Commento


  • Giuseppe

    grazie Fausto

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