Menu

Il bovarismo di regime

Non poteva immaginarlo Luciano Colavero, drammaturgo italiano che ha riscritto in chiave teatrale “Madame Bovary” di Gustave Flaubert, –  un gran bel lavoro tornato in scena con successo, grazie alla notevole interpretazione di Chiara Favero, al Delia Scala di Bracciano lo scorso 30 marzo, su in iniziativa dell’Assessorato alla Cultura.

Non poteva immaginare -dicevamo- di essere lui stesso protagonista della fortunata coincidenza con la famosa profezia di Karl Marx, che in “Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte” scrive: La storia si ripete due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa.

E infatti, ecco che la storia drammatica dell’arrivismo sociale di una donna, con cui Flaubert sancisce la fine del Romanticismo, se sulla scena teatrale diventa una importante occasione di riflessione culturale su ruoli e aspirazioni sociali in tempi di insoddisfazione della realtà, sulla scena politica italiana, invece,  si è subito trasformata nella parodia  del  suo completo rovesciamento, in cui il bovarismo potrebbe essere la cifra per giudicare, non tanto le donne che ambiscono a visibilità e potere,  – visto che troppo spesso sono loro negati – quanto proprio gli uomini a cui la nomina a capo di un ministero  ha dato  più visibilità e potere che credibilità.

Promossi a ruoli di comando, forse per fedeltà e non tanto per capacità, credendosi “tombeur de femmes” per grazia ricevuta, si comportano come macchiette dell’avanspettacolo in cui si è stata ridotta la politica italiana.

Recentemente è stata messa in luce la differenza tra narcisismo e solipsismo, che, detta semplice, è la differenza tra pavoneggiarsi davanti allo specchio e credersi lo specchio medesimo, davanti a cui gli altri ti appaiono accanto, non come persone, ma come immagini intercambiabili, come lo potrebbe essere una donna che ti gratifica di lusinghe, da esibire come trofeo del proprio prestigio, alla quale, in cambio, elargire piccole prebende e risibili privilegi, fossero pure qualche consulenza ministeriale o apparizione televisiva in qualità di opinionista, ruoli che ormai debordano in ogni talkshow.

Madame Bovary sono io”, scrisse Gustave Flaubert a una amica. C’è da credere che i politici in questione non avrebbero il coraggio di ammetterlo. “Io non sono Madame Bovary, io sono Emma”, dice con la forza della disperazione la protagonista del dramma di Colavero.

Le signore coinvolte in queste messinscene di regime sarebbero capaci di affermare lo stesso?

* da Beh, Buona Giornata

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *