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Siria. Oggi il Consiglio di sicurezza. Londra ipotizza intervento armato

Londra alza la tensione contro il regime di Bashar el Assad in Siria. La Gran Bretagna non esclude un’intervento militare, come quello effettuato in Libia: “Non si tratta di una remota possibilità”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Wiliam Hague, ipotizzando per la prima volta quanto escluso finora dagli altri Paesi occidentali. Intanto è arrivato l’altola’ di Russia, Cina, Sud Africa, India e Brasile – il blocco di paesi contrario ai bombardamenti della Nato in Libia – ad una riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu sul conflitto siriano. Mosca e Pechino hanno gia’ avvertito che porranno il veto ad una eventuale risoluzione varata contro il governo di Assad.

Una dura condanna per la repressione in Siria è arrivata da alcuni paesi occidentali. Come ha già fatto l’Italia con il suo ministro degli Esteri Franco Frattini, anche la Germania ha richiesto ieri sera una riunione d’urgenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu sulla situazione in Siria: la richiesta è stata confermata dal portavoce tedesco Alexander Eberl. Berlino ha ceduto oggi la presidenza di turno del Consiglio Onu all’India. Eberl ha auspicato che il Consiglio possa riunirsi già a partire da oggi. Secondo alcune fonti non ufficiali ci sarebbero stati oltre cento morti in una delle giornate più sanguinose degli ultimi mesi in Siria, soprattutto nella città di Hama, ma manifestazioni e scontri ci sarebbero stati pure a Damasco e Homs. Quando i carri armati siriani hanno fatto irruzione ad Hama – scrive oggi il quotidiano britannico Independent – il ricordo è andato alla strage del 1982. Bashar al-Assad non è ancora penetrato nella città, come fece suo padre quasi 30 anni fa, ma la lealtà del suo esercito suggerisce che potrebbe farlo in qualsiasi momento. La forza della dinastia Assad è infatti radicata nelle decisioni prese molto dagli occupanti francesi, che hanno affidato il potere a una setta alawita dopo la prima guerra mondiale per bilanciare la maggioranza sunnita. “Gli alawiti hanno costruito un tentacolare apparato di intelligence – inutile contro Israele, ma mortalmente efficace contro siriani. La Siria sta seguendo una dinamica diversa da quella libica o egiziana. Il suo esercito non è né diviso come quello di Gheddafi, né indipendente come quello di Mubarak. Il 70% dei soldati e l’80 per cento degli ufficiali sono alawiti, il che significa che per l’esercito non c’è futuro in un post-Assad. I pochi ammutinati hanno poche chance di diventare il nucleo-base di un esercito ribelle”.

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